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Ponza
è stata negli ultimi due secoli al centro della grande movimento
dell’emigrazione meridionale. Da qui sono partite molte famiglie con
l’amarezza nel cuore mitigata dal grande sogno per un futuro migliore. I
Feola, gli Avellino, i Morlé, i Sandolo, i Vitiello, i Mazzella, gli
Aprea, i Di Meglio, i Calisi, i Rivieccio, i Coppa sono partiti
coraggiosamente verso lidi sconosciuti, sospinti da una fede profonda.
Ora ritornano alle proprie radici, con una nave che naviga solo per
loro, messa a disposizione dall’armatore ponzese Vincenzo Onorato.
L’isola si avvicina e i passeggeri cominciano ad agitarsi. La maggior
parte sono di origine ponzese e provengono dall’Elba. Altri da Piombino
e da Livorno. Altri ancora dal Veneto. Nelle loro conversazioni si
sentono i
riflessi della lingua materna fatta di accenti del dialetto napoletano.
Molti ricordano la fatica dei loro padri fra le catene di Ponza e nel
mare attorno all’isola. Sono ancora impresse nella loro mente le
avventure dei loro padri nei mari lontani di La Galite, di Lagosta,
della Corsica, della Sardegna e della Toscana. Riappaiono i vecchi
bastimenti aragostai, attrezzati per il trasporto delle aragoste negli
anni dal 1920 al 1955, come la Maria Assunta, l’Apollonia, il San
Silverio, il San Gennaro e il Narduccio. Ritornando al passato si
rivedono giovani, scalzi con i piedi nella polvere mentre lavorano fra
filari di viti o riposano all’ombra delle palette (fichi d’india) o
sudano affaticati sulle barche da
pesca.
Pensano al periodo passato quando Ponza era terra di confino e rivivono
nella mente i vari personaggi storici “ospiti forzati” dell’isola quali
Benito Mussolini, Sandro Pertini, Giorgio Amendola, Ras Immerù ed altri
ancora. E’ sempre vivo il ricordo di Altiero Spinelli, il grande padre
dell’Europa, che nel corso della sua permanenza sull'isola ebbe
l'intuizione che lo porterà alla redazione, nel 1941, del "Manifesto per
un'Europa Libera e Unita" (meglio noto come "Manifesto di Ventotene"),
documento fondamentale del federalismo europeo.
I passeggeri di origine ponzese pensano al passato e si sentono
orgogliosi di se stessi per essere stati capaci, attraverso il duro
lavoro e la grande volontà di crescere, di migliorare la situazione
familiare nella nuova terra dove sono nati i loro figli. L’Elba e Ponza
convivono nel loro animo con un profondo legame d’amore. Il passato e il
presente danno la forza di continuare e di allargare gli orizzonti.
E’ il tardo pomeriggio. L’immagine di Ponza appare sempre più nitida. La
nave viaggia leggiadra e si avvicina al porto di Ponza superando
Palmarola. Passa presso Punta
Tramontana
mentre si rinfrescano nella mente di molti i ricordi delle giornate di
pesca a rutunno (zeri) e a castaurielle (castardelle).
C’è molta agitazione fra i passeggeri. Alcuni hanno gli occhi lucidi. Si
sentono parlare delle persone, talune in dialetto ponzese, altre con
accenti toscani. Bruno Sandalo con la moglie Silvia indica La Piana ad
alcuni giovani, Giuseppe Morlé scambia qualche parola con moglie Rita
mentre guarda La Calacaparra, Luigi Vitiello e la moglie Anastasia
conversano con amici di origine ponzese abitanti in Toscana e nel
Veneto, Cesare Romano parla degli anni vissuti a Cala Feola ricordando
le grotte e le case con il tetto a cupola di abbasce ‘u campo (sotto
campo inglese). Anna Di Meglio mostra al nipote Cristiano la costa
dell’isola con cale, calette e il Faro della Guardia. Mariotto Avellino
con la moglie Raffaella parla ad una signora elbana mentre Bruno Danesi,
per la prima volta in viaggio per Ponza, ammira il paesaggio assieme ad
amici piombinesi.
Il
mare calmo, mentre il sole cala sempre più, assume riflessi dorati.
Alcuni gabbiani, volteggiano sulla nave, annunciando il benvenuto. I
profumo del rosmarino e delle ginestre si diffonde nell’aria calmando
l’ansietà dell’attesa.
Ponza con l’aspra bellezza della natura, le espressioni colorite della
gente assieme al fascino della storia di influenza greca e romana è
sempre più desiderata. L’atmosfera è surreale.
Il viaggio è quasi al termine. C’è molta soddisfazione per le ore
passate assieme e per la buona accoglienza avuta sulla nave.
La Giraglia gira a sinistra mentre il sole volge al tramonto. Appaiono i
Faraglioni della Madonna e si cominciano a vedere i primi gruppi di
case. Arriva veloce la motovedetta dei Carabinieri con la sirena
spiegata, in una sinfonia di suoni, per il primo benvenuto festoso. La
nave si avvicina sempre più al porto per l’attracco. Si naviga
sottocosta e presso lo Scoglio Rosso si gira ancora sinistra. Appaiono a
destra lo Scoglio del Caciocavallo con la spiaggia di Santa Maria e a
sinistra le Grotte di Pilato. Pian piano si scopre la Torre dei Borboni
costruita a difesa del porto. Sulla collina si arrampicano case e
casette con la facciate dipinte in colori diversi: insieme armonico con
prevalenza di bianco, rosa, celeste e giallo. Si sentono i fuochi
artificiali scoppiettare e quindi la musica che proviene dalla banchina.
Una folla festosa agita le mani e chiama a gran voce i parenti in
arrivo.
L’accoglienza calorosa fa nascere la gioia nell’animo dei passeggeri
mentre le facce si illuminano col loro sorriso. I cuori trepidano, la
mani salutano e gli occhi ricercano uno sguardo familiare.
(Per gentile concessione di:
Raffaele Sandolo)
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