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Data di lettura dati Server: 26-04-2017 - 04:15:25
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
851 Amore straniero3 quinta parte Grandi Amori User Base 02/2012 Apre eventuale link con Articolo 851 già pubblicato
Testo Articolo

Mi raccontò di quando era bambina, delle suore che le legavano la mano perché era nata mancina, ma di fatto l’avevano costretta a scrivere con la destra. Mi raccontava di lei come si racconta ad un amico, anche se, in effetti, quello che ci legava era un rapporto professionale, di cui mi dimenticavo, ultimamente, un pò troppo facilmente. In effetti quel bacio, per ragioni deontologiche non ci sarebbe dovuto essere, ma non sono mai stato ligio al 100% alle regole di vita: per niente mi ritrovavo così sbandato com’ero. Comunque mi perdonai la cosa pensando, che magari non era avvenuta, che l'avevo solo sognato quel bacio dolcissimo. Roberta, da parte sua non aveva mai fatto cenno alla cosa, si comportava con me normalmente, con il suo solito fare, come non fosse accaduto nulla, forse l’avevo sognato davvero, forse era successo in un’altra dimensione, in un altro pianeta, un vortice gravitazionale, una piega del tempo e dello spazio. Mi sembravano reali solo le sue labbra rosse, il suo viso acceso, mentre mi raccontava del suo marito idiota.
Ad un tratto sentii uno strano silenzio. Roberta si era ammutolita di colpo, il viso scarlatto, gli occhi sbarrati, tentava di nascondersi dietro al mio viso.

Seguii il suo sguardo e lo vidi posarsi su una donna appena entrata, aveva i capelli color mattone, lunghi e con l’effetto bagnato, le labbra rosso fuoco, la guardai e... subito il fuoco mi attizzò le viscere, la riconobbi immediatamente nell’amplesso sognato qualche notte fa, mentre si tirava su i capelli, quando era sopra di me. Adriana entrò accompagnata da un uomo ancora un pò stralunato da qualche droga, o forse dai fumi di un pomeriggio d’amore. Dava l’impressione di guardare e non vedere, come per far funzionare gli occhi, ma così, per conto suo, senza un progetto preciso. Dall’altra parte gli occhi della ragazza erano indagatori e scrutavano per bene tutte le persone ai tavoli. Quando incrociarono i miei, vidi un lampo di stupore e d’indissimulato interesse.
Gli occhi di Roberta si fecero grandi, si erano spostati su suo marito, che sembrava succube di qualcosa, o qualcuno, per ritornare ad esplorare gelidamente la ragazza, che parve non accorgersi di nulla, perché calamitata dai miei occhi; indubbiamente mi aveva riconosciuto. Il marito non notò assolutamente nulla, non vide la moglie parzialmente nascosta da me, non notò la mia presenza, né lo sguardo infuocato di Adriana verso di me e di come lo spostò gelido sulla ragazza in mia compagnia.

Dan, non volendo, arrivò in mio aiuto e disse cortesemente che non aveva un tavolo libero e i due se ne uscirono. Adriana si girò alla porta per un’ultima valutazione della ragazza in mia compagnia e non parve assorbire il fatto, che stava guardando la sua rivale, più acerrima in amore.
Roberta si alzò, voleva andare via anche lei.
Feci il solito segno con le mani a Dan, che avrei pagato più tardi come sempre, il chè equivaleva al solito saluto di commiato.
Corsi dietro a Roberta, che non riusciva a trattenere le lacrime. Si fermò fuori sulla strada.
- "Ancora con quella strega, il bastardo!".
Non sopportavo le sue lacrime.
- "Lo tiene sotto controllo Roberta, hai visto che non si è neanche accorto di te? E' ipnotizzato".
- "Ipnotizzato, quello? Ma che dici quello è soltanto un bastardo!".
Sentivo il suo furore e la sua ferita allargarsi. Tutto quello che avevo fatto per lei si stava perdendo inesorabilmente.
I singhiozzi la scuotevano, ma stavolta mi sembrava meno disperata delle altre.
- "Si presenta in pubblico con quella…. Non mi porta mai al ristorante! Ha sempre da lavorare, rientra sempre tardi! Con quella lo trova il tempo!".
Non sapevo più che pesci pigliare. Azzardai la prima balla che mi venne in mente.

- "Magari è stata lei a prenderlo e portarlo qui. Forse lui non voleva, ma lei è una strega, lo sai!".
Roberta non fece la fatica di rispondere. Mi prese solo la mano.
- "Andiamo nel tuo studio".
- "Sei sicura Roberta? Ora sei una donna ferita".
- "Sì, sono ferita, ma non quanto pensi tu e so benissimo cosa sto facendo".
Mi tirò per mano verso casa mia. Mentre camminavamo la sorpresi a guardare le stelle. Gli occhi si erano asciugati e mi scrutavano fra i capelli biondi, sembravano sorridere.
Strinse di più la mano, come per una morbida carezza, ad ogni passo, mentre entravamo nel portone.
Salimmo le scale, ascoltando il ticchettio dei tacchi dei sandali sui gradini sconnessi. Chanel N.5 entrò nella mia tana, chiuse la porta alle spalle, alzò la sua bocca leggermente aperta verso di me, i capelli biondi colorati le scendevano di lato, nascondendo parzialmente gli orecchini.
I suoi occhi diventarono grandi, profondi, di un colore indefinito, in continua trasformazione, il suo profumo m’inebriava più del vino di Dan, una vertigine mi entrò nella testa, mentre i suoi capelli si attaccavano alle nostre bocche vicinissime. Scese al ventre, poi giù, fino alla punta dei piedi, per poi risalire e trovarmela nella bocca allagata dal desiderio di lei.

 Probabilmente le nostre anime facevano già all’amore da molto tempo, mentre i nostri corpi emettevano quella dolcezza infinita, fra le nostre bocche mescolate al profumo di lei. Stavamo vicinissimi così, assaporando quell’unico bacio che stava per ripetersi, stavolta però lei era decisa a qualcosa di più, quando con il piede mi accarezzò dolcemente la gamba, dalla caviglia, al ginocchio, su e giù continuamente, gustandosi l’effetto nei miei occhi. Un’onda di desiderio irresistibile arrivò come arriva la marea, la sua bocca fu la mia, il suo corpo era il mio. Sentii il soffice vestito sotto le mani, sentivo i suoi capelli nella bocca, mentre lei si avvinghiava a me, dolcemente decisa, inevitabilmente perduti nel desiderio incontrollabile di noi. A malincuore abbandonai la sua bocca, per scendere sul collo asciugato dalle lacrime. Mi trovai in bocca deliziosamente la sua catenina d’oro, scesi ancora, mentre chiudeva gli occhi, assaporando i miei baci sempre più spinti. Armeggiai con la gonna, ma imbranato come sono, ebbi bisogno del suo aiuto per sganciarla e lasciarla cadere a terra, continuai imperterrito a scendere con i baci fino all’impossibile, mentre lei non resisteva più. Staccandosi, mi prese per mano sorridendo, ripresi a baciarle la bocca nel dolce di lei, fino a sentire il suo desiderio salire sempre più, la feci cadere dolcemente sul letto, guidandola con le braccia, mentre la baciavo ancora infinitamente.

La mia bocca scorreva più giù, passando sulla pelle abbronzata, fra le pieghe della camicetta, fino alle cosce e poi ancora più giù, fino ai piedi, dove ripresi a baciarli ancora dentro ai sandali. Senza troppa fatica riuscii a sfilarli, mentre rideva e dopo averli baciati a lungo, ovunque cominciai, piano, piano a risalire, lasciandole sperare dove mi fossi fermato. Arrivai alla meta, quando con un movimento deciso lei mi spostò di lato. Sorridendo mi cavalcò, chiudendo gli occhi, gustandosi la sensazione di potere che la posizione le dava. Cominciò finalmente a danzare, rallentando ed accelerando il ritmo. Ero il suo schiavo d'amore, lo ero sempre stato da generazioni e generazioni, quello era solo l’ultimo corpo in cui ci eravamo trovati incarnati, ma erano millenni, che facevamo l’amore così.
Si mise poi sul dorso invertendo la posizione. Mi schiacciò la faccia con il suo piede nudo, mentre mi muovevo in lei. In bocca avevo le dita dei piedi smaltate di rosso fuoco di quel giorno. Soffocavo di lei, mentre annaspavo nel profondo del suo desiderio impossibile, come era impossibile fermarsi, dopo una, due, dieci, mille volte, sgorgava il nostro desiderio.
Quando un filo di sole entrò dalla tapparella rotta, annunciando un nuovo giorno, cominciai a pensare che forse non tutte le donne erano streghe, solo quelle che avevo incontrato io.


 

( Per gentile concessione di Roberto Ferrari)

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