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Data di lettura dati Server: 29-04-2017 - 21:21:58
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
828 Amore straniero 3 quarta parte Grandi Amori User Base 02/2012 Apre eventuale link con Articolo 828 già pubblicato
Testo Articolo

 

Notte fonda, nera come la pece, come i fondi di caffé avanzati da giorni. Mi sveglio di soprassalto, strano per me, che ronfo sempre come un ghiro. Delle lucine brillano dappertutto, sul pavimento, sotto il soffitto, nei vetri sporchi della finestra, sembrano codette, di vari colori, si mescolano e giocano fra loro assumendo forme strane. Chiudo gli occhi, ci sono ancora, allora sono nella mia testa, l’atmosfera è tesa, sta succedendo qualcosa, ma non so ancora cosa. Arriva in punta di piedi, la faccia è seria, apro gli occhi e svanisce dolcemente vaporizzandosi nell’aria della stanza. Li chiudo ancora, voglio rivederla, eccola.
-“Ti amo… ti amo…. Tu mi ai dato tanto…. Guarda la mia bocca è assetata di te, mio amore….” Un vortice di immagini mi prende la testa, mi fa vacillare, quasi cado, poi scende vorticando su se stesso, avvolgendo il torace, poi giù ancora alle viscere, a quel punto la voglia di lei si fa insopportabile. Lei è dolce, ora sorride, mi porge la sua mano delicata.
-“Ti amo, ti amo, tu sei tutto per me…. Mi piaci, perché sei l’assurdo nell’impossibile…. Tu sei come un vortice di sole…. Ti amo, ti amo….”
Il desiderio sale sempre di più; è un bisogno atavico di lei, il suo profumo m’inonda, la stanza s'impregna di lei. E' nel lavandino, nello specchio, riflessa nei vetri, nei campi incolti, fuori nella notte.
-“Immensamente, immensamente tu…” Arriva in sottofondo una vecchia canzone di Umberto Tozzi, mentre lei mi si offre, con la mano tesa, sorridente, bellissima come sempre, dolce e terribile allo stesso tempo.

E' la mia eroina, è l’assurdo della vita, la stupidità della morte, è tutto quello che non avevo capito della vita. E’ una marea che arriva, travolge tutto, lo aspira e se ne va. Ma in quel momento non ragiono, le prendo la mano, la porto alla bocca per baciarla, lei ride, alza il mento, mi offre la bocca stregandomi con i suoi occhi neri, intensi, misteriosi, quando le labbra si toccano, quando le lingue si cercano, ecco l’assurdità dell’oblìo, scompare tutto svanendo nell’oceano della dolcezza infinita. Sto soffocando senza respirare nella sua dolcezza infinita, lei se ne accorge, vede le lacrime che sgorgano dagli occhi come briciole di felicità, si stacca:
-"Roberto non fare cosi, io sono reale, non c’è da piangere, sono venuta da te, perché avevi bisogno di me, amore mio".
Non so dire nulla, ho solo bisogno dei suoi baci, dell’aria di lei, per non morire soffocato dalle lucette, dal suo dolce veleno, dalla marea di dolcezza.
Dolcemente si spoglia, non me ne rendo conto, me la ritrovo fra le braccia mentre mi bacia delicatamente. Ci ritroviamo nel mio letto ancora caldo di me. Non sono più qui, non esisto più sul pianeta terra, è il mio fantasma che ricambia i baci lungo tutto il suo corpo, partendo dai piedi fino ai capelli, ogni tratto devo fermarmi per baciarle la bocca, per respirare, ormai respiro solo di lei, è lei la mia aria, la riserva di vita, che mi mantiene ancora vivo, quando se ne andrà, non oso immaginarlo, come si immagina la fine della vita? Il desiderio si fa impossibile, il confine del piacere si sovrappone al dolore delle sue unghie sulla pelle, l’estasi è incommensurabile, mentre il suo piede nudo mi schiaccia la bocca, mi toglie il respiro. E’ cosi dolce morire…
A duemila chilometri di distanza, nella cittadina di Beius, la ragazza stava china sull’ampolla che eruttava un fumo bianco voluttuoso. I capelli scompigliati, le mani indaffarate a prendere un pò di questo e un pò di quello, un pizzico di polverina, un insieme di ingredienti, da comporre nel contenitore sopra alla fiammella del gas.

Gliel’aveva insegnata la nonna, all’insaputa di sua madre, l’arte degli incantesimi d’amore. Per la verità Adriana non ne aveva mai avuto bisogno di ricorrere a certi mezzi per avere un uomo. Sì, ci aveva provato in quella tenera età, dove si prova tutto per misurarsi, per affermarsi in qualche modo nel mondo. Le due cavie, due ragazzotti della sua classe, erano mezzi impazziti d’amore per lei. Quando il secondo sfiorò il suicidò buttandosi nell' Hirsova, Adriana si spaventò e decise di non usare più le vecchie magie di sua nonna, sua madre in fondo aveva ragione a tenerla all’oscuro da certi poteri, che avevano ereditato nel DNA.
Era soddisfatta di sé, dopo tanti anni la magia funzionava ancora, l’uomo era cotto di lei e poteva godersi il momento magico.
Socchiuse gli occhi, la bocca ansimante mentre l’uomo si muoveva in lei, i capelli le scendevano lungo il viso, appiccicandosi alla pelle sudata, una ciocca fine entrava nell’angolo della bocca sfiorandola.
Domani è un altro giorno, doveva andare a trovare i suoi figli, poi pensare al viaggio di ritorno in Italia, dove aveva, come si dice, “affari”, la vacanza nella sua terra romena stava terminando.
Rumori sommessi, padelle e piatti che sbattono fra loro, rumori ormai dimenticati, ma rimasti impressi nella parte recondita del cervello chiamata infanzia, - “Sssst fai piano, che dorme il bambino!".. la voce della mamma, sicura, certa e riconoscibile. Odore di caffé, questa mi è nuova... Apro gli occhi preoccupato, due polpacci abbronzati di donna appaiono dal nulla, stanno sopra al legaccio di due bei sandali rossi col tacco alto, proseguo nella risalita, una gonna fuxia appena sotto il ginocchio, una maglietta bianca con una scritta d’oro, capelli biondi, una cascata di biondo, una punta di "Chanel 5" misto nel caffé. Roberta sta sistemando di buona lena l’angolo cottura chiamato cucina, è indaffaratissima, non si accorge che la sbircio dal letto dove mi sento sfatto completamente. Dopo un po’ vedo i piedi avvicinarsi, oggi unghie laccate di rosso, in tinta con i sandali, sempre coordinata lei.


Ciao! Sveglia dormiglione!
Mi tocca col piede le gambe, basterebbe molto meno per svegliarmi completamente ma oggi non riesco a uscire da quello stato di semi-incoscienza che mi ritrovo addosso.
Mi stupisco di me, accidenti cosa mi sta succedendo, un bocconcino così associato all’odore di caffé non riesce a svegliarmi.
Roberta insiste con il piede sul ginocchio:
Ehi! Dai su che mezzogiorno è passato da un pezzo! Ma cosa fai tu di notte invece che dormire? Mi sento spossato, ho la mente annebbiata, come dopo una solenne sbornia e dire che ieri sera non ho toccato alcool. Mi guardo attorno, ho addosso l’odore di Adriana, ma lei dov’è? Pian piano mi torna alla mente l’accaduto, le lucine, lei che arriva dolcissima, l’amore, il sesso proibito, il continuo e ricontinuo sfinimento in amplessi infiniti, accidenti ma com’è stato? Quante volte lo abbiamo fatto? Infinitamente, senza pause, impossibile, lei non c’è. Dov’è andata? Ma come ha fatto ad essere qui stanotte mentre so per certo che sta in Romania?
Queste sono le domande che mi attagliano la mente mentre Roberta si avvicina dolcemente con il caffé.
Dai, bevilo, che ti fa bene, ma che hai combinato? Non ti ho mai visto in queste condizioni.
Accidenti a lei, questa qui capisce sempre tutto devo dirle qualcosa di credibile.
Ho avuto una notte movimentata, forse ho mangiato male ieri sera…
"Chanel 5" sorride maliziosa...
Sì, sì, lo so, il tuo mangiare pesante com’è, so delle tue nottate di lavoro che devi sorbirti, poverino...
-"Tu ridi, davvero non so come spiegartelo, ma è stata una notte molto…, diciamo movimentata". -"Sì, immagino…".

Roberta sorride sorniona. C’è una punta di gelo, un mix di gelosia e di indignazione, che traspare dagli angoli delle labbra col rossetto.
Mi sento in colpa e... accidenti, non so neanche il perché, non so se ho sognato, o se è successo qualcosa davvero, mi sento frastornato, non so se ho mescolato il piacere col lavoro, non so se dovrei essere radiato dall’albo degli investigatori, sento una presenza forte dentro di me, come se qualcuno mi dicesse cosa devo fare contro la mia volontà. Bevo il caffè, Roberta si siede accanto sul letto, mi guarda attenta, mi scruta gli occhi col suo modo dolce e indagatore, tolgo gli occhi dai suoi, ma è troppo tardi, a lei basta meno di un secondo per leggere attraverso il nervo ottico tutta la mappa completa del mio cervello.
-"Allora, com’era? Bionda, mora, rossa?".
-"Roberta, ti assicuro che non …"
-"Dai lascia stare le scuse e le menzogne, lo sai che non le sopporto e poi tu per me sei un libro aperto".
-"Accidenti, lo sapevo, non doveva venire oggi!".
-"Guarda, ti giuro…"
-"Ok, se vuoi parlare con me davvero, resto, altrimenti me ne vado! Ne sento già abbastanza di bugie, a casa mia".
Se mi tocca la casa, il marito e via così, sono finito.
-"Ok, ti racconto tutto, ma promettimi che non ti arrabbierai".
-"Tu intanto comincia a raccontare, poi vedremo...".
Iniziai da quello che avevo mangiato, le cose che avevo, o meglio non avevo, bevuto. Le raccontai del mio risveglio straordinario notturno. Qui lei mi fermò molto interessata, non aveva battuto ciglio finora.

-"A che ora tutto questo?".
-"Le tre penso, o giù di lì".
-"Mmmm, corrisponde, vai avanti!".
Le raccontai delle lucine, dell’arrivo di Adriana dai vetri, dai muri della stanza, del suo materializzarsi accanto a me, del suo profumo, della dolcezza che emanava. Roberta sembrava si aspettasse qualcosa del genere, non faceva una piega. Solo gli occhi ogni tanto, mentre le raccontavo qualche particolare, lasciavano trasparire qualche emozione. Evitai accuratamente i particolari intimi, anche se lei voleva saperli, non ho mai trovato un'indagatrice così curiosa, così indecentemente curiosa.
Al termine, le spiegai come mi ero addormentato esausto nel letto e di come aprii gli occhi al profumo del suo caffé.
La professionalità di tante inchieste mi fece chiederle:
-"Ora dimmi tu, COSA corrisponde?".
-"Stanotte, alle tre e dodici mi sono svegliata di soprassalto, ho acceso la luce, ho guardato mio marito che dormiva pacifico. Ho avuto la netta sensazione che stava accadendo qualcosa di extrasensoriale a qualcuno a me molto caro. Mi sono precipitata nella stanza dei miei figli, ma per fortuna dormivano pacificamente tutti e due. Mi sono chiesta a chi stava capitando qualcosa che sentivo straordinaria e molto pericolosa. A te non avevo pensato, solo alla fine, quando stavo riprendendo il sonno interrotto, mi sei venuto in mente e ho deciso di venire a verificare come stavi stamattina, si fa per dire visto che è pomeriggio ormai".
-"Molto interessante, quindi qualcosa è successo davvero".
-"Sì, direi di sì!".
Abbracciai un altro risvolto della faccenda:
-"Quindi tu ed io, in qualche modo siamo legati imprescibilmente, ma qualcosa ci lega e direi non solo dal punto di vista professionale".

"Chanel 5" girò lo sguardo verso la finestra, ma troppo tardi, gli occhi erano lucidi. Quando mi rispose si era ricomposta, molto veloce e dotata di buone risorse la ragazza.
-"Si, forse in qualche vita precedente ci amavamo, qualcosa sarà rimasto...".
Lo disse in tono astratto, come parlasse del tempo di quel fine settimana. Mi sconcertava e mi incuriosiva allo stesso momento questo suo modo di essere, questa sua diversità, questo parlare asciutta dell’amore e di cose soprannaturali; era pane per i suoi denti.
-"Avevi qui un casino, ma quant’è che non lavavi i piatti?".
Dolce, come si fa ad essere così?
-"Non ricordo l’ultima volta che ho riordinato, sai per lavoro sto sempre fuori...".
-Sì, sì, lo so… il tuo lavoro…".
Di nuovo quel sorrisetto da gatto sornione, strafottente e intrigante allo stesso tempo. Ritornò, come il tempo a Londra, a parlare di quello che le toccava il cuore.
Senti, ma tu pensi che mio marito abbia intercettato un flusso così da parte di quella strega?
Gli occhi si erano riaccesi in una flebile speranza. Intravidi l’appiglio su cui poteva aggrapparsi, per salvare se stessa e quell'idiota che l’aveva tradita per i suoi comodi.
La presi alla lontana per farla sembrare più credibile.
-"Guarda Roberta, se me l’avessi chiesto solo pochi giorni fa, ti avrei detto sicuramente di no, non ci ho mai creduto a levitazioni trascendentali, o smaterializzazioni geografiche, o simultanei temporanei fenomeni extrasensoriali, di cui si leggono articoli su riviste specializzate. Ho sempre considerato gli autori una specie di ciarlatani".


Roberta era seria, mi osservava, ascoltando col cuore di donna ferita. Speravo non si mettesse a piangere, non l’avrei sopportato.
-"Dopo averti incontrato, dopo il tuo incarico, ho conosciuto un mondo occulto ai più, l’ho toccato anch’io con mano e ne sono rimasto anche colpito e ammaliato da certe sue rappresentanze".
Qui Roberta fece una strana smorfia indecifrabile, ma per fortuna ho delle energie positive, che mi hanno permesso di emergere e non farmi sopraffare dall’oscurità.
-"Quasi, quasi, ci stavo credendo anch’io… continuai – quindi penso che un uomo che non avesse mai incontrato certe cose nella sua vita, in un momento di debolezza e sotto l’influenza di forze oscure, per non menzionare magie, o streghe o altro noto alla coltura comune …".
Gli occhi di "Chanel 5" dapprima si inumidirono, poi divennero liquidi, le lacrime sgorgavano copiose, io stavo ancora recitando la filastrocca improvvisata lì, per lì, per lei, ma ce la mettevo tutta per farla apparire reale.
-"Basta Roby, apprezzo quello che stai facendo ma non è il caso!".
Lo disse in mezzo ai singhiozzi rotti solo dal rimmel sfatto.
Non potevo desistere, specie davanti ad un fiume di lacrime così:
-"Guarda, ti giuro che è la verità, certe streghe non lo sai tu cosa possono fare. Stanotte è stato un emblematico esempio e l’ho vissuto sulla mia pelle, ne sono ancora sconvolto. Ricordi come mi hai trovato proprio oggi, quando sei venuta da me?".
I singhiozzi non accennavano a finire:
-"Tu sei stato sottoposto a magia, tu pensi che io non sappia distinguere una magia e la passione di un uomo innamorato?".
Ora dovevo giocare il tutto, per tutto, non potevo permettere che finisse così, lei amava ancora quell'idiota.


 

_

-"Guarda, ti assicuro che nessun uomo avrebbe resistito ad una forza così potente, come quella che ho sperimentato stanotte. Nessuno!".
-"Ora non mancarmi di rispetto! Ho apprezzato il tuo tentativo di permettermi di uscirne a testa alta da questa storia, ma tutto ha un limite. Se continui a mentirmi così, me ne vado e non mi rivedrai mai più!".
Si stava arrabbiando davvero. Non ho avevo mai trovato una così spietatamente “vera”. Decisi di approcciarmi verso una verità di qualche genere.
-"Ok Roberta, magari tuo marito non sarà stato sottoposto a questo trattamento dal quale, ti assicuro, nessun uomo ne sarebbe uscito indenne e qui era la pura verità, ma un tipo un pò debole, con dei problemi in casa, con la moglie… perdonaci Roberta siamo esseri deboli...".
Roberta mi buttò nei miei occhi uno sguardo indagatore senza battere un ciglio. Mi sentii penetrare il cervello e rigiralo come dentro la lavatrice. Poi parve rilassarsi, aveva ottenuto nella sua testa una buona percentuale di verità e questo parve calmarla.
-"Siete tutti e quattro dei bastardi!".
Era dolce nel suo fervore. Non potei fare altro che abbracciarla mentre si perdeva nuovamente nei singhiozzi, il rimmel era già finito, non mi avrebbe macchiato la camicia.
Stette lì accovacciata singhiozzando ogni tanto. Il suo profumo come al solito m’inebriava, ma non potevo farle capire che effetto avesse su di me. La tenerezza ad un certo punto mi prese il ventre, presi ad accarezzarle i capelli dolcemente, fino a che da brava bambina si calmò. Mi guardò con la faccia sfatta:
-"Sono uno schifo vero?".
-"Una donna che piange, per me è sempre tenera e dolce, qualunque sia la sua faccia e tu sei sempre bellissima!".

Mi guardò ancora con quello sguardo indagatore che ti ribalta le interiora, probabilmente le nacque il dubbio di una qualche verità, perché abbassò gli occhi fingendo di credere alla bugia buttata lì.
Le lacrime sulle guance in effetti la rendevano più bella e molto vulnerabile. Dirottai il rigagnolo che scendeva dalla guancia con un dito, riuscendo solo a bagnarle anche il collo. Le lacrime non smettevano di scendere, il ventre mi si stava sciogliendo, il suo profumo si mescolava con l’odore delle lacrime, mi stava dolcemente contagiando la sua disperazione, la sua frustrazione, l’ansia di chi non ha più nulla da salvare. I miei occhi si stavano inumidendo, i suoi singhiozzi mi stavano devastando, nonostante il distacco professionale, che cercavo di mantenere. Alzò la bocca socchiusa verso la mia, così, naturalmente come fosse stata la cosa più ovvia che esistesse. Posai la mia bocca su quel misto di rossetto e lacrime di dolcezza infinita. Immediatamente mi ritrovai nell’assurdo della dolcezza immensa, ero in cima la monte Bianco, ero contemporaneamente sulla spiaggia del mare di Capo Vaticano a guardare il tramonto, ero nella foresta tropicale, nella savana, i suoi capelli biondi erano le canne di bambù, che si muovevano al vento, profumavano di terre riarse dal sole. Odore di lei, sapore di casa, finalmente, dopo tanto peregrinare. Stavo affogando nella sua dolcezza, nel bagnato di lei, non avevo più aria, stavo letteralmente morendo di dolcezza, dovetti farmi forza e staccarmi.
-"Ecco, ora avrai un altro trofeo da appendere al muro delle tue conquiste!".
La voce era tagliente anche se i suoi occhi sapevano di dolcezza, aveva la bocca ancora bagnata di noi. Mi venne il dubbio che fosse stata anche lei trasportata nell’immensità, che avevo appena provato e che lei, molto pragmatica, avesse già recuperato il momento. Dubbio che diventò certezza, quando osservai i suoi occhi, nonostante fossero ancora pieni di lacrime.
Non avevo più parole, non riuscivo a dirle nulla di quel che provavo. Buttai lì una parvenza di verità.
-"Non so perché quell'idiota ti abbia tradita, quello non capisce nulla di te!".


Lei mi guardò assorbendo le parole, distolse lo sguardo.
-"Non è stata la magia della strega? Me l’hai detto tu… Allora non è vero!".
Si stava accalorando ancora, stava riprecipitando nella disperazione, dovevo al più presto ripescarla.
-"Sì, con quelle streghe lì non si scherza, anche se hai al fianco una donna come te, una che ami profondamente, che è tutto per te, che senza lei non sei nulla. Sai, la magia nera è molto potente!".
Un sorrisetto di compiacimento alle mie bugie le contornò il viso. Apprezzava il mio modo di aiutarla e null’altro. La ragazza era vissuta e sapeva molto più di me come girava il mondo, ma non me lo dava a vedere.
Mi fece credere per molto tempo che credeva a quello che le dicevo, per saziare la mia voglia di protagonismo e di solidità, che in effetti avevo perso quel giorno, che ero uscito dal ventre di mia madre. Ma questo lo avrei capito solo molto tempo dopo.
Non riuscii a far altro che pulirle il viso dai capelli bagnati e ribaciarla sulle labbra lavate dalle lacrime, prima di invitarla ancora una volta a pranzo da Dan.


Il locale era affollato come al solito a quell’ora del tardo pomeriggio. Roberta si era rallegrata, come sempre le accadeva, dopo un pò di tempo che stava con me, forse le faceva bene la vista di uno scapestrato come me. Ero il suo specchio della realtà, che aveva perduto tanto tempo fa. Nel profondo di lei mi vedeva come la sua parte più recondita, mi percepiva come sarebbe stata, se avesse seguito i suoi bisogni primordiali, se non avesse ascoltato i consigli della mamma prima, delle maestre, delle professoresse e via, via, delle educatrici, che man, mano aveva incontrato nella sua esistenza. In effetti lei aveva saputo cogliere gli aspetti educativi insegnati: sapeva come comportarsi in pubblico, sapeva come vivere bene, senza troppi sobbalzi, né stress troppo accentuati, per cose che poteva benissimo evitare. Sicuramente sapeva evitare i problemi economici, i casini sentimentali: tutte cose che erano state e parzialmente erano ancora pane per i miei denti (a parte la mancanza di denaro che avevo per ora risolto).
Però, nonostante fossimo stati allevati in mondi e in modi completamente diversi, respirava ogni tanto, dentro di sé un profumo di verità, di cose inconcepibili nella realtà di tutti i giorni, che in qualche modo la faceva risintonizzare su se stessa. In quei momenti magici abbandonava tutte le procure, le convenzioni di cui si rivestiva tutte le mattine, assieme ai suoi sandali rossi, alle gonne sotto al ginocchio ed allo smalto nuovo sulle unghie.
Quando si ritrovava in quel magico stato, la ragazza iniziava a parlare e parlare, gesticolando nei momenti più accesi, facendo dondolare i suoi braccialetti d’oro.

Il bello era, che mentre parlava mangiava di buon appetito e beveva di gusto una bella birra, o del vino, o quello che la casa le portava. In quei momenti stranamente notavo come il chiasso del locale si affievoliva, le persone venivano risucchiate in una nebbia, che si alzava più fitta fra le sedie di legno del locale. Tutto appariva sfumato ed evanescente, gli occhi di Roberta diventavano pieni di particolari nuovi e sconosciuti ogni volta, i capelli si muovevano diversamente, profumando l’aria del suo irresistibile profumo, la sua voce ridiventava nuova, mai sentita prima e, cosa molto strana, diventava dolcissima e toccante e arrivava dove di solito non arrivavano mai le altre voci.

 

(Per gentile concessione di Roberto Ferrari)

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