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Data di lettura dati Server: 29-06-2017 - 14:18:02
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
812 Un viaggio nel mio profondo - Intervista ad Antonello De Sanctis Intervista Nimue 02/2014 Apre eventuale link con Articolo 812 già pubblicato
Testo Articolo

Una delle ultime interviste, rilasciate alla nostra redazione da un caro amico, che purtroppo, quest'anno ci ha lasciati...

Antonello De Sanctis, l'artista, lo scrittore, l'autore di brani di successo; colui che ha segnato il percorso artistico di diversi importanti interpreti della musica leggera italiana, è tornato a far parlare di sé con un meraviglioso romanzo dal titolo Nel Mondo Degli Uomini. Con Antonello si è creata ormai una sorta di amicizia, che va oltre l'arte e già dalla nostra prima intervista, si carpiva il carattere di un personaggio estremamente solare e sempre disponibile anche verso la stampa.

Caro Antonello, innanzi tutto grazie per avermi concesso ancora una volta l'onore di intervistarti. Oggi sei in veste di scrittore, quindi iniziamo subito a parlare di questo tuo ultimo romanzo che è uscito da poco in tutte le librerie e sta riscuotendo grandi consensi...
Ciao, ho piacere di stare ancora con te.
“Nel mondo degli uomini” parla di due ragazzi nella musica, accomunati dallo stesso sogno, che s’innamorano perdutamente. Una storia piuttosto normale, se ombre misteriose e inquietanti non incombessero su di loro. Queste strane presenze mi hanno indotto a interrogarmi su alcuni quesiti che accompagnano la nostra condizione umana. Siamo soli su questo pianeta, o esistono forze sconosciute in grado di influenzare la nostra esistenza? Determiniamo il nostro destino, o qualcuno lo traccia per noi? Nessuna disquisizione filosofica nel mio scrivere, nessuna tesi, solo pensieri che cercano di andare oltre a quello che gli occhi e i sensi mi consentono di vedere. Questa particolare, insolita commistione tra il reale e l’ignoto, sembra dare al libro un passo in più, lo testimoniano i consensi di tutti quelli che lo hanno letto.

Il romanzo narra la storia di un grande amore; una storia che nasce con la musica... una sorta di autobiografia?
Non del tutto, anche se uno che scrive, inevitabilmente, si racconta, si scrive. La parte del libro che sento più mia, però, forse la più vera, è proprio quando spalanco una porta su mondi sconosciuti e li racconto così come li immagino io.

Il destino di ciascuno di noi è segnato, oppure si può costruire?
E’ appunto questa una delle domande che mi pongo nel romanzo, esprimendo il convincimento che il più grande dono che sia stato fatto a noi uomini, sia la facoltà di autodeterminarci. Qualcuno ci ha dato le chiavi di casa, o della macchina e, come facciamo con i nostri figli, pur in preda a mille preoccupazioni, ci ha consegnato alla libertà e alla vita.



Nel libro descrivi questo grande sentimento chiamato amore; l'amore che può arrivare a cambiarti la vita. Secondo te, quanto è vero il detto: “Ci si innamora perdutamente una sola volta?”.
Non credo molto a questo detto. Ogni amore ha le sue stagioni e ogni volta trova in sé la capacità di rinnovarsi come le foglie a primavera. Senza memoria, senza passato, pronto ad affidarsi a un giorno di sole, a un temporale improvviso, o a quello che accadrà, con gli sguardi innocenti di un bambino.

Come nasce il desiderio di scrivere romanzi?
Sarei ingeneroso se ti rispondessi “da noia di scrivere testi”. Dalle canzoni ho avuto molto, in termini di soddisfazioni professionali e mi hanno consentito di vivere una vita decente. Ma un paroliere deve muoversi in spazi delimitati da una precisa metrica musicale, dalle suggestioni che hanno guidato la mano del compositore e dalle caratteristiche di chi dovrà poi cantare i suoi versi. E’ un traduttore di diverse emozioni, insomma. I libri mi danno invece una sensazione di libertà, lo stupore di un viaggio nel mio profondo. Un cavallo sellato e uno brado, per spiegarmi.

Un passaggio di questo libro che ti colpisce particolarmente ogni volta che lo rileggi?
Di passaggi che amo ce ne sono molti a dire il vero, ma forse quello che prediligo è una sorta di manifesto che testimonia la considerazione e il rispetto che nutro per l’universo femminile.
Lo trascrivo.

“Certo che le donne sono un’altra razza.
Con la bandana, o gli sguardi catarifrangenti da Barbie, con le grandi pance davanti, o con l’uomo sbagliato addosso, innamorate di un gatto, o tradite dall’ombra della felicità, abbandonate all’angolo di una piazza, o tagliate da un improvviso dolore, si fermano un istante per piangere, poi sollevano il capo e riprendono la strada.
Sono maestre di dignità le donne.
Non bisogna lasciarsi distrarre dall’ondeggiare dei fianchi, se vogliamo capire qualcosa di loro, dobbiamo soltanto guardarle negli occhi, perché i loro occhi dicono quello che le bocche sanno tacere.
Sì, le donne sono un’altra razza.
Spesso ci camminano a fianco così leggere, che neanche ce ne accorgiamo.
Quasi sempre, però, ci precedono e basterebbe solo seguirle per capirne di più.
Seguirle con poco orgoglio e molto rispetto.
Per essere più uomini.
Un pò più uomini, almeno.”



Quanto tempo hai impiegato nella realizzazione di Nel mondo degli uomini?
Molto. L’ho preso e lasciato più di una volta, perché ho sempre pensato che fosse una buona idea e così volevo svilupparla dedicandole il tempo che meritava.

Hai mai pensato ad una sceneggiatura?
Il romanzo ha una trama molto filmica, credo che una sceneggiatura sia la sua vocazione naturale e ho già avuto qualche proposta in tale senso. Staremo a vedere.

Oggi può essere un pò azzardato cimentarsi a scrivere libri in un clima di piena crisi editoriale?
In effetti è un comportamento piuttosto sconsiderato il mio, se poi pensi che ho affidato il romanzo a un piccolo editore, perché non mi va di mettermi in fila per arrivare ai cosiddetti “grandi”, arrivi alla conclusione che hai davvero la vocazione del kamikaze. Sarà che in me vince il piacere della sfida, anche se la voracità dei “poteri forti” che fagocitano il mercato librario mi fa incavolare e m’indigna un bel pò.

Il prossimo potrebbe essere magari un libro di poesie?
Amo molto la poesia, sono cresciuto a pane e poesia. Devo però ancora capire se la poesia ama me. E quando leggo i versi di Neruda, di Prevèrt, o della Merini, francamente mi convinco che devo ancora studiare... e non poco.

Per il futuro pensi in ogni caso di continuare la tua attività di paroliere a livello musicale?
Ho contribuito a vendere oltre venti milioni di dischi nel corso della mia carriera e, abituato a certi standard, considerato lo stato di asfissia in cui si dibatte l’industria discografica, ho pensato di lasciare la musica, prima che la musica lasci me. Ma continuo ad amarla perché è un frullo d’ali, un volo nell’infinito. Anche se oggi preferisco seguirla da fruitore, piuttosto che da addetto ai lavori.

Grazie infinite di questa bella chiacchierata, della tua gentilezza e cordialità. Se vorrai sarò sempre disponibile in futuro, non solo per intervistarti, ma anche, visto che è il mio mestiere, di relazionare al pubblico qualsiasi tuo romanzo.
Grazie a te. Ciao.

(In sottofondo state ascoltando il brano Innamorata dei Cugini di Campagna - testo di Antonello De Sanctis)

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