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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
782 FRAMMENTISMO E CREPUSCOLARISMO Pillole di letteratura Antonio Timoni 01/2012 Apre eventuale link con Articolo 782 già pubblicato
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Dal fermento delle nuove idee, che miravano ad eliminare la sonorità e la sovrabbondanza a cui si era improntata la letteratura italiana per l’influenza di Carducci e di D’Annunzio, nacquero le correnti che vanno sotto il nome di Frammentismo, Crepuscolarismo e Futurismo.
Il Frammentismo prese lo spunto da Benedetto Croce, il quale nell’”Estetica”, pubblicata nel 1903, insegna che la poesia non si realizza nella totalità dell’opera d’arte, ma solo in quelle parti in cui la materia, liberatasi da ogni elemento pratico o intellettualistico, si trasfigura interamente in poesia.
I frammentisti vogliono reagire alla povertà di stile di molti scrittori, perciò spogliano la loro pagina e la nobilitano con una rigorosa e raffinata ricetta stilistica.
Al centro di questa poetica è il concetto di poesia come brevità, immediatezza autobiografica, folgorazione lirica dei sensi, fuori di ogni disegno e struttura: cioè l’idea che la poesia non possa essere che a frammenti e, come tale, inconciliabile con la narrativa, la drammaturgia, e, in genere, con ogni forma di letteratura ‘costruita’ e ‘oggettiva’.

Federigo Tozzi (1883-1920) è uno dei più significativi autori del Novecento, narratore di grande originalità e importante esponente del Frammentismo a cui non vanno dimenticati Giuseppe Ungaretti e Giovanni Pascoli.
Il Crepuscolarismo, così definito dal critico G.A. Borgese, ebbe vita tra il 1905 e il 1910. Erede diretto dell’intimismo sentimentale del Pascoli, dell’estetismo raffinato di D’Annunzio, mira ad una poesia delle piccole cose, scrutatrice dei cantucci più in ombra dell’animo, fatta di confessioni, di compianto e talvolta di velata ironia. Il mondo poetico crepuscolare si compone di situazioni ricorrenti, per lo più del piccolo mondo della provincia. I poeti non credono più ai valori tradizionali, filosofici, politici o scientifici imperanti. Si sentono soli e incompresi e si chiudono nel proprio disagio. La lingua è sempre dimessa e prosastica. Solo in Gozzano dominano un'ironia e un’autoironia lancinante.

I poeti più rappresentativi di questa corrente sono : Guido Gozzano, Fausto Maria Martini, Sergio Corazzini, Aldo Palazzeschi, Corrado Covoni e Marino Moretti.

 

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