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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
78 Pillole di letteratura - Il Verismo di Luigi Pirandello Pillole di letteratura Antonio Timoni 04/2005 Apre eventuale link con Articolo 78 già pubblicato
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Scrittore e drammaturgo ( Agrigento 1867 – Roma 1936), dopo aver studiato a Palermo, si laureò in lettere a Roma, prendendo però il dottorato in filosofia all’università di Bonn, in Germania. Stabilitosi a Roma, collaborò con vari giornali letterari e per molti anni tenne l’insegnamento di letteratura italiana nell’Istituto Superiore di Magistero, cattedra che lasciò nel 1922 per dedicarsi esclusivamente alla narrativa e al teatro. Nel 1925 fondò e diresse la compagnia del “ Teatro dell’Arte” per la rappresentazione delle sue commedie, riscuotendo un grande successo. Nel 1929 fu chiamato all’Accademia d’Italia e nel 1934 ebbe assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Pirandello fu autore assai fecondo e la sua opera si compone di una quarantina di lavori teatrali, otto romanzi e circa duecentocinquanta novelle. Una produzione senza dubbio imponente dove l’Autore ci mostra una concezione spiccatamente originale della vita e dei suoi mutevoli aspetti, il tutto racchiuso in quel ambiente regionale prevalentemente contadino da cui Pirandello proviene.

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Dei suoi romanzi ricordiamo il più significativo,”Il fu Mattia Pascal”(1904), il più grandioso,”I vecchi e i giovani”(1913), il più amaro e sconcertante, “Uno nessuno e centomila”(1925). Le sue novelle, riunite sotto il titolo di “Novelle per un anno” (1922 in poi), per la varietà del contenuto, per l’intensità della rappresentazione, danno la misura della grandezza di un’arte narrativa che, rinnovando la tradizione realistica del Verga, eserciterà una larga influenza sugli scrittori contemporanei. Fra i drammi più noti: “Pensaci Giacomino”(1916), Liolà (1916), Così è (se vi pare) (1917), Il berretto a sonagli (1917), Il giuoco delle parti (1918), Ma non è una cosa seria (1918), Enrico IV (1922), Sei personaggi in cerca d’autore (1922), Questa sera si recita a soggetto (1930), I giganti della Montagna (incompiuto, 1937). Rimangono di Pirandello anche alcune raccolte giovanili di versi come “Mal Giocondo”(1889), Pasqua di Gea (1891), Elegie renane (1895) e vari saggi critici tra cui “L’umorismo” (1908).

I personaggi dei lavori pirandelliani, tratti tutti da un modo di vivere squallido e monotono, sono fondamentalmente degli anarchici, che cercano di reprimere, sotto il peso delle preoccupazioni quotidiane, i loro istinti di ribellione finché, stanchi e sfiduciati dalla vita assurda che conducono, li lasciano esplodere in tutta la loro violenza. A questo tormento interiore si contrappone la calma quasi beffarda della natura, che nella sua staticità, nel suo ripetersi esatto, ma del tutto involontario, conserva la felicità che gli uomini hanno perso a causa dell’intelletto. E’ la coscienza di tutto ciò che logora l’uomo e distrugge la sua vita. Negli ultimi anni della sua vita, lo stato di salute di Pirandello peggiorò notevolmente, ma ciò nonostante, oltre a scrivere novelle che rinnovarono in parte il suo stile, progettò due romanzi “Informazioni su un involontario soggiorno sulla terra” e “Adamo ed Eva”; il suo spirito però ormai era predisposto alla morte. Il 10 dicembre 1936 Luigi Pirandello moriva di polmonite lasciando dietro di sé una grande traccia nella letteratura italiana ed è considerato non a torto il più grande drammaturgo italiano del Novecento.

A cura di: ANTONIO TIMONI

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