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Data di lettura dati Server: 18-08-2017 - 06:59:03
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Racconti La Redazione
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
770 Il Natale che sogno Racconti Nimue 05/2011 Apre eventuale link con Articolo 770 già pubblicato
Testo Articolo

Per tanti anni non è stato così, il Natale mi metteva tristezza e pensavo fosse unicamente una festa per i bambini.
Poi, un paio d’anni fa, la sera della vigilia mi sono guardata allo specchio ed ho pensato che lo ero anch’io una bambina, credo ancora alle magie.
I suoi profumi di mandarino e spumante, di frutta secca e nocciole, di legna bruciata nel camino, torrone e uva sultanina. I giochi attorno al tavolo, con tutta la famiglia, i dialoghi leggeri, i volti sereni. L’aria pungente di neve, i rumori ovattati dell’esterno, quando si sta caldi dentro casa, magari accanto al fuoco scoppiettante e nella luce soffusa di qualche candela al centro tavola.
Non mi va giù che proprio quel giorno si debbano fare dei regali. E se a me venisse voglia di farli in piena estate, o magari uno per ogni mese dell’anno, oppure mai?
Quest’obbligo rovina tutto: ci si ritrova a fare e ricevere doni inutili, fatti quasi per costrizione e che spesso non piacciono nemmeno.
Sto cercando di eliminare il problema, ma ammetto di non aver ancora trovato una soluzione. Fosse per me sarebbe semplice: regalerei qualcosa quando ne ho voglia e magari fatto con le mie mani. Mi sono scritta una piccola lista, per essere certa di non dimenticare nessuno. L’ho posata sul tavolino all’ingresso, sotto le chiavi di casa. Indosso cappotto, sciarpa e salgo in macchina, parto in direzione del centro commerciale.
Mancano ancora un paio di settimane al Natale. Vedo ovunque abeti e addobbi natalizi, non c’è una sola casa che ne sia priva. Mentre mi domando l’effetto che questo spettacolo possa avere sui bambini, vengo catturata dalle brillanti luci bianche e blu che scendono a cascata su di una vetrina. Comincio a fare i soliti giri in tondo nel parcheggio, sperando che qualcuno se ne vada e altre auto aspettano, proprio come me.


Improvvisamente ne vedo una andare via, mi infilo veloce al suo posto e tiro un sospiro di sollievo.
Il freddo è pungente e mi sferza il viso. I marciapiedi sono pieni di gente che cammina veloce, in maniera nervosa. Vedo sguardi tristi e mi domando: "Perché?.
Non dovrebbero essere giorni gioiosi?".
Entro nel primo negozio che vedo, per sentire un pò di calore e tentare di sottrarmi alla folla, raggiungo una profumeria.
Sento un gran vociare e rumore di forbici, nastri arrotolati e carta da pacco spiegazzata.
Avevo pensato ad un profumo da regalare... Comincio a rendermi conto della situazione, troppa gente, ma non posso nemmeno fermarmi a riflettere un istante, se non voglio essere investita dai passanti.
Quindi, razionalmente raggiungo la conclusione che è meglio rinunciare.
A piccoli passi m'incammino verso il parcheggio e vado via.
Nell'allontanarmi osservo le luci delle vie che brillano, mi stupisco di quante siano.
L’impresa di comprare i regali è naufragata. Rietro a casa, mi tolgo il cappotto e improvvisamente lo squillo del telefono mi fa trasalire.
Rispondo, è mio fratello, mi dice: “Allora ci vediamo prima di Natale? Sai che mio figlio ci tiene a rivedere la zia.”
Gli rispondo. “Certo. Ti richiamo la settimana prossima, così ci organizziamo meglio”
Faccio una doccia, preparo una cena veloce e vado a dormire.
Mi sveglio la mattina dopo con la sensazione di incanto che mi accompagna in questi giorni. Nonostante tutto, non mi abbandona, è positivo.
Passo la giornata in casa, avvolta nell’intimità di questa dolce atmosfera, ma ho voglia di condividerla, di amplificarla. Tutti mi parlano dei soldi che non ci sono, dei regali, dei pranzi e cene e preparativi dell’ultimo minuto. Niente TV: sono satura di pubblicità, di panettoni. Penso alle cose semplici ed ho in testa grandi sogni.


Il mattino dopo mi accoglie con un’aria pungente e prufumata di umidità. La luce del giorno fatica ad arrivare e non arriva mai del tutto. Le nuvole sono basse, le case avvolte da una leggera nebbia, che aureola le luci artificiali, rimaste accese per l’intera giornata, di un alone sfumato. E’ il tipico clima invernale. Non ho voglia di uscire.
All’improvviso inizio a pensare, ma che importa cosa si mangia a Natale? Non è forse lo stare insieme a chi si ama a rendere felici?
L’aria è frizzante, si sente l’umidità attraversare gli indumenti, ma non ho freddo. Per strada, a piedi, non c’è nessuno. Alzo gli occhi al cielo: ora, in questo tenue bagliore, posso vedere le stelle.
I gatti del mio giardino mi vengono incontro, miagolano, si strofinano intorno alle mie gambe. “Ho qualcosa per voi…” dico.
E mentre si affrettano a mangiare, un fiocco di neve scende e si posa, sfacciato, sui miei capelli.
Sono qui, in questa pace, senza niente, a parte me stessa. Posso vedere il cielo, le stelle, sentire la neve scivolarmi addosso. Ho reso felici i miei gatti e loro mi sono riconoscenti come sempre e penso... il Natale che sogno è in questo istante!







 

 

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