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Data di lettura dati Server: 20-09-2017 - 16:41:59
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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Offriamo ai nostri lettori uno spazio di comunicazione, una bussola per orientarsi all’interno del mondo dell’arte in tutte le sue espressioni dall’arte classica, alla tecnoarte. Visibilmente questa società “si sorveglia” come si dice di un regime alimentare, regolando in uno stupefacente carnevale l’eccessiva percezione di sensi, immagini, arti. Un totalitarismo dolce, suadente, che tutto pervade.
L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde le sue caratteristiche di unicità per divenire ripetibile: tutto è spettacolo, esplosione di simboli e segni per sovrasignificare sul reale.
Al punto che si sono creati neologismo come Global-loc (globale-locale), shopentertainment, architainment (architettura che fa spettacolo) o japanimation. Davanti alla mistificazione consumistica della vita, l’artista risponde con il gioco-spettacolo dell’arte. Sarà un Cicerone d’eccezione, fedele all’obiettivo del cardinal Scipione di condividere con i propri ospiti i capolavori d’arte.
Intingendo il pennello della scrittura nell’intelletto, invitando il lettore alla fruizione ipermediale degli articoli che vi proporremo.

Luca Magrini Cupido
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
764 Aleksandr Rodchenko al Palazzo delle Esposizioni ARTEFACTUM Luca Magrini Cupido 04/2011 Apre eventuale link con Articolo 764 già pubblicato
Testo Articolo

Aleksandr Rodchenko (1891-1956) è al Palazzo delle Esposizioni; massimo esponente del costruttivismo russo e di tutte le avanguardie russe, movimenti che testimoniano l’ineguagliata energia creativa di quegli artisti, che ancora oggi, sono fonte d’idee per tutti. Figlio di uno scenografo e di una lavandaia, studiò all’istituto d’arte e si avvicinò alle nuove correnti del Futurismo e del Suprematismo russo, interessandosi al Dadaismo, al cinema di Eisenstein, di Vertov, con il quale collaborò intensamente, producendo i manifesti dei suoi film e insegnò all’Istituto Statale di Tecnica e arte. Nel 1919 fondò con la moglie Varvara Stepanova il movimento produttivista, che si focalizzava sull’importanza del rapporto arte, produzione, industria. Nel 1921 realizzò la copertina del romanzo di Majakovskij “ Di questo”.

Nel 1924 scelse la fotografia come mezzo artistico principale abbandonando la pittura, con una Leika cominciò a fotografare catturando le immagini. Con prospettive audaci e combattendo tutte le convenzioni fotografiche del periodo, rompendo tutte le rigorose norme dell’800, fotografava finestre, balconi, muri, oggetti ordinari, ai quali dava un’interpretazione, grazie a tagli e punti di vista inconsueti, che poi utilizzava nei suoi fotomontaggi. La sua idea era di mettere in mostra elementi grafici essenziali, linee, curve, cerchi. Nel 1926 scrisse articoli su fotografia e cinema. Nel 1927 ci fu la sua prima mostra a cui seguirono molte altre anche all’estero.

Finché dal regime gli venne ordinato di fotografare solo gli avvenimenti di stato, in quanto le sue opere vennero giudicate troppo formaliste più dedite all’estetica che al contenuto. Nel 1940 abbandonò la fotografia e si dedicò alla pittura. Morì nel 1956.
La mostra è organizzata dal Moskow House of Photography Museum e curata da Olga Sviblova nell’ambito del programma di scambio culturale Italia-Russia, sarà la prima rassegna completa dedicata all'artista nel nostro paese.

Sono esposte circa 300 opere tra fotografie originali, fotomontaggi, stampe vintage. Una mostra imperdibile.

 

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