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Data di lettura dati Server: 30-04-2017 - 12:45:49
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Racconti La Redazione
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
720 Una brutta caduta Racconti Nimue 02/2011 Apre eventuale link con Articolo 720 già pubblicato
Testo Articolo

Una sera di primavera sono caduta dalle scale esterne della mia casa di montagna. La caviglia sinistra è ceduta completamente e il piede destro ha riportato una frattura composta. Il tutto è accaduto in pochi attimi e in così breve tempo è incredibile come il tuo sorriso possa cambiare improvvisamente vestito. Una volta distesa a terra, il dolore fisico era talmente forte che quasi temevo lo svenimento. La sensazione era quella infantile, nonostante la mia ormai collaudata soglia del dolore, il primo istinto è stato quello di urlare e piangere. Ovviamente non me lo potevo permettere, c'era gente intorno e non volevo dimostrare la mia parte più fragile. Non so con quale forza mi sono risollevata da terra, ho risalito le scale appoggiandomi silenziosa allo scorrimano arrugginito, piano e con molta attenzione, visto che negli arti inferiori la forza era ormai inesistente. Il contatto con il dolore é qualcosa di veramente forte, che ti obbliga al pensiero costante di quanto piccola cosa siamo noi, razza intelligente, studiosa, costruttiva, quanto poco può durare un sorriso, o uno stato d’estasi in una stupenda giornata di sole, immaginando disegni piacevoli che ti rallegrano l’anima e quanto possa essere la stessa voglia, prima della caduta, di stare sola con te stessa e la natura e dopo in compagnia di quel filo sottile che si insinua nella mente al pensiero che tu possa esserti fatta veramente male.

Per fortuna che i lividi, anche i più colorati, prima, o poi se ne vanno e la pelle torna a riprendere il suo colore naturale; dopo il temporale torna il sereno, così é quasi sempre, ma intanto il tempo trascorre, gli anni passano e ciò che eri e che riuscivi a fare prima nella normalità, ti appare ora come qualcosa di assolutamente irraggiungibile. Le paure giustamente motivate, il dolore che si ripresenta spesso, specialmente dopo un'intensa giornata di lavoro fisico, o nei giorni di freddo e umidità, sono soltanto alcuni degli handicap che sei costretta a portarti dietro, malgrado continuino a ripeterti: "Non ti preoccupare, guarirai definitivamente, devi solo avere pazienza e perseveranza!". In fondo il peggio è passato, l'intervento chirurgico è riuscito... Come se ciò bastasse..! E poi ti chiedi:" Perché proprio a me? Perché proprio io?...".

E, forse alla fine, il dolore più grande è quello dell’anima, che persiste, perché uno sconvolgimento fisico, non è solo fisico, ma racchiude in sé anche delle forti ripercussioni a livello psicologico eppure, malgrado tutto... io trovo la forza di resistere e di essere ancora qua!



 

 

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