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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Attualità a cura di Melusina

Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
72 La mia rivale - parte terza - Attualità Nimue 01/2005 Apre eventuale link con Articolo 72 già pubblicato
Testo Articolo
-parte terza- Ha una maglia nera, i jeans scoloriti e un paio di scarpe basse. I capelli scuri le incorniciano il viso giovanissimo e poco truccato. Improvvisamente, di fronte a lei, sento che i miei 38 anni sono troppi: mi sento vecchia, molto vecchia. Penso al maglioncino rosa e ai pantaloni stile classico che indosso, alle prime rughette intorno agli occhi e mi faccio pena. Come posso competere con quel viso giovane e dolce, con quel corpo snello e scattante e quella giovinezza? “Scusa, tu sei Manu?”, chiedo alla ragazza. “Sì, mi chiamo Manuela”, mi risponde lei. “Ma lei chi è?”. Mi chiedo se lei sa che Giovanni ha una moglie e una figlia. E il pensiero corre a Marianna: voglia il cielo che mia figlia non finisca mai in situazioni come queste. “Sono la moglie di Giovanni”, dico d’un fiato, agitata e in ansia. “Vogliamo fare quattro chiacchiere?”. Mi aspettavo di trovarmi davanti una donna dall’aria sicura e magari un po’ aggressiva e sono stupita. Non potevo immaginare che la donna di mio marito fosse poco più che una ragazzina. Manuela ed io entriamo nel bar e ci sediamo a un tavolo. Io ordino un the, lei un succo di frutta alla pera. “Quanti anni hai?”, le chiedo. “Ne ho 23”. “Ne dimostri di meno”, commento pacata. “Lo so, me lo dicono tutti”. Manu abbassa gli occhi. “Ma sapevi che lui è sposato?”, chiedo. Fa segno di sì con la testa. “Cosa è successo tra te e mio marito?”, dico in fretta. “E’ successo che io ho perso la testa per lui”, sbotta lei, agitata. “Ecco la verità” “Questa è la tua verità, Manuela”, la correggo io. “Ma non è la sua”. Resto con il fiato sospeso e aspetto la sua reazione. “Sai tutto di me e Giovanni?”, mi chiede lei, dopo qualche minuto di silenzio. “Certo”, mento, decisa. “Allora sai anche che ci siamo conosciuti per lavoro”. Sento che Manuela ha bisogno di sfogarsi e le faccio cenno di continuare. “Giovanni ed io abbiamo lavorato insieme, abbiamo passato parecchio tempo insieme e lui è stato tanto gentile con me. Mi ha insegnato molte cose ed è sempre molto disponibile”. “Lo so”, le vorrei urlare. “So che Giovanni è sempre gentile e disponibile. Ma è mio”. “Così è andata a finire che io mi sono innamorata di lui”, ammette Manu, spavalda. “Giovanni è un uomo sposato ed ha una bambina di sei anni”, provo a farla ragionare. “Ci hai mai pensato a questo? Ti sei mai preoccupata del pasticcio in cui ti sei cacciata?”. “Sì, ma io lo amo”. Guardo Manuela e mi rendo conto che è davvero giovane. Ragiona come una ragazzina: per lei l’amore giustifica tutto. Ricordo bene quando anch’io ero così. Continuo a pensare a Manu e alla sua cotta per mio marito e capisco che Giovanni non può essere innamorato di questa ragazza. Lo conosco troppo bene e so cosa lo affascina di una donna. So quanto abbia bisogno di una persona solida e matura e questa certezza mi rende più forte. “Giovanni non ti ama, Manuela”, le dico seria e decisa. “Sai che per lui sei solo una sbandata senza importanza?”. “E allora?”, si agita lei. “A letto con me ci è venuto, lo sai, vero?”. Sento che è la paura a renderla così aggressiva. “Ma a cosa ti è servito?”, la incalzo, sforzandomi di rimanere calma. “Sapevo che mercoledì sera era a Milano per il corso”, mi spiega, evitando la mia domanda. “Mi sono informata sull’hotel e, a mezzanotte mi sono fatta trovare davanti alla sua camera. Sai, tante volte gli avevo fatto capire che ero innamorata di lui, ma Giovanni era freddo, distante. Comunque non vado fiera di quello che ho fatto. Mi sono praticamente buttata nel suo letto. Volevi la verità? Eccola”. Mi guarda negli occhi e riprende: “Tanto sai tutto, no? Sai che lui non voleva? Certo che te l’ha detto. Ma nessuno è di ghiaccio, sai anche questo, vero? Mi voleva buttare fuori, non faceva che ripetermi che dovevo tornare a casa, ma io gli ho detto che non sapevo dove andare. Gli ho chiesto di restare un po’ a chiacchierare con me e abbiamo bevuto qualcosa. E poi, te l’ho già detto, nessuno è di ghiaccio. Il mattino dopo mi ha cacciata via e mi ha detto di sparire dalla sua vita. Dice che si detesta per quello che è successo ed io non sono più riuscita a parlargli. Pensa che si rifiuta anche di lavorare con me. Insomma, volevo conquistarlo e sono riuscita a farmi detestare”. “E adesso che intenzioni hai?”, le chiedo. “Non ti sembra il caso di lasciare in pace Giovanni? Mio marito è stanco di essere perseguitato da te ed è arrivato il momento di dire basta”. “Sì, forse hai ragione”, ammette lei e, per la prima volta, mi accorgo che la sua voce non è da bambina, ma da adulta. Poi si accende in fretta una sigaretta. “Sei fortunata, sai?”, mi dice. “Hai accanto un uomo fantastico che ti ama tanto”. “Sì, lo so”, le sorrido. Non c’è altro da dire. Adesso voglio solo tornare a casa dalla mia famiglia.
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