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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Offriamo ai nostri lettori uno spazio di comunicazione, una bussola per orientarsi all’interno del mondo dell’arte in tutte le sue espressioni dall’arte classica, alla tecnoarte. Visibilmente questa società “si sorveglia” come si dice di un regime alimentare, regolando in uno stupefacente carnevale l’eccessiva percezione di sensi, immagini, arti. Un totalitarismo dolce, suadente, che tutto pervade.
L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde le sue caratteristiche di unicità per divenire ripetibile: tutto è spettacolo, esplosione di simboli e segni per sovrasignificare sul reale.
Al punto che si sono creati neologismo come Global-loc (globale-locale), shopentertainment, architainment (architettura che fa spettacolo) o japanimation. Davanti alla mistificazione consumistica della vita, l’artista risponde con il gioco-spettacolo dell’arte. Sarà un Cicerone d’eccezione, fedele all’obiettivo del cardinal Scipione di condividere con i propri ospiti i capolavori d’arte.
Intingendo il pennello della scrittura nell’intelletto, invitando il lettore alla fruizione ipermediale degli articoli che vi proporremo.

Luca Magrini Cupido
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
712 Van Gogh al Vittoriano ARTEFACTUM Luca Magrini Cupido 01/2011 Apre eventuale link con Articolo 712 già pubblicato
Testo Articolo

 

La mostra “Vincent Van Gogh. Campagna senza tempo – Città moderna”: dall’8 ottobre 2010 al 20 febbraio 2011 al Vittoriano.
 

Dopo ventidue anni torna in scena al Vittoriano il genio di Van Gogh. Il percorso della mostra analizza i due aspetti contraddittori che sovente guidarono il pittore nella scelta dei soggetti dei suoi dipinti, le due polarità tra cui l'artista oscilla, nell'impossibilità dolorosa di una scelta definitiva: il suo amore per la campagna come ambiente fisso e immutabile, e il suo legame con la città, centro della vita moderna e del suo rapido movimento. La mostra è curata da Cornelia Homburg, una delle maggiori esperte del pittore olandese, che spiega: "Van Gogh ci mostra la "sua" campagna, dove non sembra ancora arrivata la rivoluzione industriale, i sobborghi cittadini, in cui antico e moderno si fondono". La mostra che si snoda lungo 70 capolavori dell’artista, tra dipinti, acquarelli e opere su carta e più di 30 opere di artisti dai quali trasse ispirazione tra i quali Millet, Pissarro, Cézanne, Gaugain e Seurat. Van Gogh era un uomo di profonda e raffinata cultura, aveva padronanza di molte lingue, aveva studiato come mercante d’arte , dunque conosceva perfettamente dipinti e opere d’arte, apprendiamo dalla lettura delle sue lettere, in particolare dal carteggio con il fratello Theo dell’importanza di queste conoscenze nello sviluppo della sua opera. Sin dagli inizi della sua attività egli s’ispirò a maestri del recente passato, come Eugene Delacroix, Charles Daubigny, Jean-François Millet - che egli chiamava addirittura Père, padre. Tra i capolavori dai quali trovò ispirazione citiamo I raccoglitori di fieno di Millet dal Louvre.

In Olanda conobbe gli appartenenti alla Scuola de L’Aia ai quali si unì, come Mauve e Van Rappard, rappresentati in mostra, dipingendo il paesaggio olandese. Qui approfondì la sua perlustrazione degli ambienti proletari della città in continua espansione. Tra le opere più significative: La semina delle patate dal Von der Heydt-Museum di Wuppertal che può essere contrapposto a Strada con sottopassaggio (Il viadotto), dal Guggenheim museum. Nel 1886 si trasferì a Parigi la capitale, centro della cultura mondiale, la sua osservazione delle opere degli impressionisti gli fece comprendere l'originalità e i valori racchiusi in quella nuova interpretazione della visione: anche se non aderì mai a quella scuola, conobbe Guillamin e Pisarro e Paul Cézanne, che avevano trovato un modo sorprendentemente moderno di ritrarre la campagna, utilizzando colori intensi e una nuova pennellata. Tra i loro soggetti vi erano anche i nuovi prodotti della tecnica e scene di vita moderna e di svago nella capitale francese e nei dintorni. Le loro opere proponevano temi, stili e tecniche che Vincent van Gogh studiò a fondo . Molto espressiva la sua tela Orti a Montmartre, 1887, dallo Stedelijk Museum, Amsterdam. In seguito s’ispirò ai maestri post-Impressionisti , Paul Gauguin e Georges Seurat. E’ presente alla mostra il capolavoro di Gauguin, Lavandaie al Canal Roubine du Roi, dal MoMA di New York.

C’è sempre una sorta di ambiguità nel collocarsi al mondo che si rivela, ad esempio, nella doppia identità degli autoritratti in cui si ritrae, nei panni di "gentiluomo di città" e di contadino, si segnala il famoso Autoritratto del 1887 conservato presso il Rijksmuseum di Amsterdam. Quando nel 1888 Van Gogh si trasferì nel Sud della Francia, fuse le lezioni che aveva appreso in Olanda e a Parigi per articolare ulteriormente la sua visione artistica, il pittore selezionò immagini e temi specifici che gli consentivano di presentare valori eterni ed esperienze contemporanee. La sua caratterizzazione della campagna come ambiente immutabile non si basava tanto sull’osservazione casuale e la registrazione di ciò che vedeva ma piuttosto era nutrita dalla sua vasta conoscenza dell’arte e dalle particolari idee che egli sapeva comunicare. Van Gogh rappresenta la sonnolenta e provinciale Arles in modo da evocare una città moderna e contrappose al suo progresso industriale immagini fuori dal tempo come il Seminatore dall’Hammer Museum di Los Angeles, dove la figura del seminatore dei campi viene ritratta in contrapposizione con le ciminiere delle fabbriche che spuntano in lontananza.

Un parco pubblico di Arles poteva essere presentato come una moderna oasi urbana, nelle pennellate vorticose dei Cipressi con due figure femminili, dal Kröller-Müller Stifting, con persone a passeggio ma, in altri dipinti poteva divenire un giardino appartato in cui abbandonarsi alla fantasticheria e contemplare la natura. Il ritratto di Madame Routin con la sua figlioletta dal Philadelphia Museum of Art, fa riferimento a un’immagine tradizionale della Madonna ma era dipinto con uno stile distintamente attuale. La sera del 27 luglio 1890 pose fine alla sua vita nella sua residenza di Auvers-sur-Oise.
 

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