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Data di lettura dati Server: 27-06-2017 - 14:00:54
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
692 Roberto Di Martino e l'esperanto intervista Intervista Luca Magrini Cupido 04/2010 Apre eventuale link con Articolo 692 già pubblicato
Testo Articolo

 

State per leggere un’intervista particolare, sicuramente breve per l’argomento che tratta e per la curiosità che secondo me suscita: a concedermela è stato il sig. Roberto Martino, che fa parte di un’associazione con iscritti in tutto il mondo, accomunati da un interesse, oserei dire da un amore profondo e disinteressato: essi, infatti, si adoperano a mantenere vivo e a trasportare negli anni facendolo crescere e moltiplicare come una piantina l‘Esperanto. Roberto Martino, esperantista d.o.c. ci dirà che cosa è l’esperanto.
L’esperanto è una lingua artificiale creata a Varsavia nel 1887 dall’oculista lituano di origine ebraica Ludwick Lejzer Zamenhof.


Come mai il sig. Zamenhof ha avuto quest’idea?
La sua città natale Byalistok, allora in Lituania, era popolata da vari gruppi etnici, che parlavano lingue diverse, al giovane medico venne in mente che l’unico rimedio a tale scomoda situazione fosse una lingua comune, neutrale. Volendo trovare una via di comunicazione che coinvolgesse tutti senza preclusione per lingue minori o dialetti pensò, onde evitare una novella Babilonia, di dar vita all’Esperanto.

 

Di quali principi ha tenuto conto Zamenhof nel portare avanti la sua idea?
Ha ritenuto necessario soprattutto che la semplicità dovesse essere un cardine dell’esperanto unitamente alla presenza di poche regole e di nessuna eccezione. Già nel 1878 essa era pronta, anche se il suo creatore la propose al grande pubblico solo dopo anni d’incessanti ritocchi. La chiamava “Lingvo Internacia”, ma essa divenne conosciuta mediante lo pseudonimo col quale Zamenhof era solito firmarsi: Doktoro Esperanto, (colui che spera).
Può elencare qualche regola?
Per esempio i sostantivi finiscono tutti con o anche il plurale si ottiene sempre aggiungendo una i. La sua proposta consisteva di una grammatica minima, di solo 16 regole, un vocabolario di 900 parole, alcuni esempi di testi in poesia e in prosa, un persuasivo saggio introduttivo.

Il lessico da dove trae origine?
Da lingue neolatine per il 60% e per il resto da altre lingue nazionali. La sua struttura la fa collocare nel gruppo delle lingue indoeuropee, anche se la morfologia prevalentemente agglutinata la avvicina a lingue come l’ungherese o il giapponese.
E poi cosa avvenne ?
Zamenhof ha iniziato a far conoscere la sua lingua prima in patria e poi alla Russia, alla Germania e alla Svezia. Fu poi la volta della Francia dove agli inizi del secolo scorso ha organizzato il primo congresso universale a Boulogne Sur Mere. Molti sono stati i partecipanti e grande fu il successo perché uomini di tutto il mondo comunicavano senza difficoltà con l’esperanto che faceva da collante tra tante persone diverse. Nel 1889 i sostenitori della nuova lingua erano già un migliaio, e di diversi paesi, tra le adesioni figuravano quelle di personaggi famosi come Albert Einstein e Lev Tolstoj.



 

Ed in seguito?
Nel 1894 Zamenhof pubblicò l’importante “Universala Vortaro”, con traduzioni del lessico esperanto in cinque lingue. Nel 1903 pubblicò “Fondamenta Kresomatio”, Antologia Fondamentale. Nel 1905 ad essa seguì Fundamenta de Esperanto, grammatica con 16 regole. Sfinito dal troppo lavoro, Zamenhof morì il 14 aprile 1917, essendo già riuscito a garantire lo sviluppo successivo della sua opera. Una grande speranza d’applicazione si ebbe con la nascita dell’Unione Europea e con la necessità di una lingua comune agli stati membri ma purtroppo ciò non avvenne.
Dopo un secolo di vita a che punto è l’esperanto?
Esso continua a vivere ad espandersi nel mondo raccogliendo continuamente nuovi soci perché il principio su cui si basa è molto nobile. Tra le maggiori istituzioni mondiali che raccolgono i testi in esperanto, vanno ricordate l’Associazione britannica d’Esperanto, che vanta oltre 20000 volumi, Il Museo internazionale di Esperanto a Vienna, la Biblioteca Holder di Rotterdam e la collezione Esperanto nella Biblioteca civica di Aalen in Germania.

E l’esperanto in Italia ?
Tra le più importanti biblioteche del mondo specializzate nella lingua di Zamenhof, figura quella italiana di Massa. La Biblioteca di Massa è specializzata sia relativamente all’aspetto linguistico sia a quello letterario della nota lingua artificiale. In tali materie ha raccolto finora circa 8500 libri e opuscoli. In Italia sono organizzate tantissime manifestazioni, per esempio c’e’ il premio Stoppoloni assegnato da una giuria d’esperti alla migliore opera in Esperanto. Quest’anno a Lignano Sabbia d’Oro si terrà un congresso, dove parteciperanno anche esperantisti stranieri.


 

Alle persone interessate cosa possiamo dire?
Di venire, tutti i venerdì, a Via Di Santa Dorotea numero 23, a Trastevere, dove ha sede l’associazione esperantista e dove noi ci riuniamo come qualsiasi associazione autogestita, oppure consigliamo di andare su internet sul sito Esperanto Roma.

Cosa ci può dire ancora?
Dovete sapere che d’Esperanto si è occupato anche Umberto Eco e ha scritto un libro intitolato ‘’La ricerca della lingua perfetta’’ nel quale affronta il problema dell’esperanto. La casa editrice Zanichelli, inoltre, ha pubblicato un vocabolario Italiano –Esperanto e viceversa e che in tutto il mondo, gli esperantisti traducono le opere di maggior successo che vengono edite e possono essere acquistate oppure lette nelle più grandi biblioteche.



 

Ci può dare un esempio di esperanto ?
Sì, vi reciterò e tradurrò una simpatica poesia.

Kakto kaj lacerto
kreskis kakto in deserto,
venis al li la lacerto:
kial, kakto, pro diablo,
kreski vi ja en la sablo?
kakt’ respondis:
fulmotondro!
por ke dormu ci
en ombro!

Il cactus e la lucertola
c’era un cactus nel deserto,
si avvicina una lucertola:
e gli chiede
perchè cresci qui nella sabbia?
Fulmini e saette!
risponde il cactus:
perché tu dorma all’ombra!



Grazie di quest’ulteriore regalo e spero di venirla a trovare presto nella sua sede.




















 

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