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Data di lettura dati Server: 23-04-2017 - 11:57:37
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
683 Sono l'ultimo degli idealisti... Intervista a Goran Kuzminac Intervista Luca Magrini Cupido 04/2010 Apre eventuale link con Articolo 683 già pubblicato
Testo Articolo

 

Goran Kuzminac, da una laurea in medicina, ad una lunga carriera musicale, fatta di successi e tappe importanti…

Come ha inizio questa grande avventura chiamata musica?
Beh è cominciato tutto per caso, come capita a tutti i ragazzi, ho iniziato con qualche canzoncina un pò stupida.. poi, per puro caso, ho incontrato un cantautore importante, Francesco De Gregori. L'incontro avvenne in una casa di montagna, ci scambiavamo alcune canzoni e lui aveva da poco scritto Rimmel, l'anno dopo mi portò in una casa discografica, dove incontrai altri musicisti. Ho imparato pian, pianino il mestiere che sto ancora approfondendo, inoltre ho appreso ad unire testi suonati con musica ragionata, in modo da costruire la cosiddetta “canzonetta” che, per me, è molto importante per sognare, innamorarsi, fissare un momento e dare colore alla vita.

Come ha appreso la tecnica chitarristica?
Ho iniziato suonando l' arpeggio classico. Facevo l'università a Padova e abitavo a Trento, un giorno mentre passavo in treno per Vicenza, un militare americano, che era in compartimento con me, mi chiese la chitarra e cominciò a suonare in singer style. Io ne rimasi talmente colpito, che iniziai a cercare per tutte le librerie e le biblioteche delle informazioni, per comprendere lo stile, trovai un disco con un libretto, che trattava dell'argomento e iniziai a suonare quella canzone mattina e sera per due settimane, alla fine ce l'ho fatta. Da poco ho scoperto di essere stato il primo ad aver inserito il singer style nella musica italiana, dopo 30 anni mi hanno premiato quelli del Guitar club, solo che mi hanno conferito il premio in ritardo, almeno mi avrebbero dare prima un panino con la coppa!!



 

Qual è stata la sua più grande soddisfazione?
Non c'è ancora stata, io sono un giovane promettente e sto andando avanti. La mia più grande soddisfazione è nel momento in cui qualcuno mi ringrazia per una canzone che ho scritto, perché ha significato qualcosa per la sua vita. Noi musicisti siamo fabbricanti di emozioni, non altro… non importa che si manifestino tramite un ricordo di un momento, una storia d'amore, o con il tornare indietro nel tempo, per me è sempre una grandissima cosa.

Ha incontrato difficoltà nel trovare chi credesse nella sua musica?
Inizialmente sì, ho sempre detto che la musica è una cosa seria, che non va data in mano ai discografici. Commerciare con dei detersivi è una cosa, ma commerciare con le emozioni è molto diverso. La gente ti riconosce quando scrivi con entusiasmo qualcosa di bello, che ti appartiene e che senti tuo e la gente riesce a percepire come proprio. Trovo effimero cercare il successo immediato, che è quello televisivo, dei programmi contenitore, come Amici e Xfactor, che creano un personaggio in un anno e lo distruggono l'anno dopo. Non stiamo parlando di musica, ma di sociologia. La musica è qualcosa di diverso, che non c'entra con la televisione e con la sociologia.
La musica è musica, serve per dare il primo bacio e per costruire emozioni.
La musica ci distingue dagli animali (a parte gli usignoli), infatti nel mondo animale non c'è un corrispettivo di questo tipo.



 

Come si vorrebbe definire, o meglio, come le piacerebbe che gli altri la definissero ?
Non saprei, io credo di essere un onesto artigiano, mi fa ridere quando mi chiamano maestro, perché se sono maestro io,Johann Sebastian Bach chi era? Credo ci sia una certa disparità fra le cose. Spero di riuscire a provocare delle sensazioni e delle emozioni.

Ci sono dei momenti particolari nel corso della giornata, nei quali nascono le sue canzoni?
Io faccio una vita vissuta, c'è un detto che mi piace e dice :” Ci sono tre, o quattro giornate memorabili nella vita di ciascuno, tutto il resto è un riempitivo”. Posso farti un esempio di un momento particolare: L'altro giorno c'erano delle stelle di natale in un ufficio, entrò un ragazzo, che disse :“Devo annaffiare le stelle”. Nessuno si accorse della bellezza della cosa che aveva detto. A me la prima cosa che venne da rispondere fu :“Aspetta un attimo, che ti sposto le nuvole”. Ed era già il testo di una canzone, la gente dice delle cose bellissime durante la giornata, ma non facendo questo mestiere gli scorrono tra le dita come la sabbia e poi le ritrovano in una canzone e le riconoscono come proprie.



 

Come trascorre le sue giornate, quando non ha impegni artistici?
Vivo assolutamente in modo normale, vado al bar, prendo un cappuccino, leggo il giornale, cerco di informarmi tra le righe, mi arrabbio per le ingiustizie, non capisco certi comportamenti dei politici e poi cerco di parlare con la gente, perché è la ricchezza più grande che ci sia. Ogni persona è un prisma ricco di scintillii formati da luci irripetibili, sono innamorato della gente.

Esiste un angolo di paradiso, dove ama rifugiarsi?
Si , dove abito è un posto stupendo. Non riesco nemmeno ad arrabbiarmi, mi affaccio dalla finestra vedo il sole che sale dal mare lungo due colline e mi calmo.



 

Quali sono i ricordi più salienti del suo lungo percorso musicale?
Io ho una dimensione del tempo molto particolare, mi sembra ieri che sono passate delle cose, poi effettivamente sono passati venti, o trent'anni. La dimensione che preferisco è quella del palcoscenico, quando hai lo strumento in mano, il sudore sulla fronte, suoni quello che vuoi suonare, vedi gli occhi della gente, senti che riesci ad attirare la loro attenzione e che ti applaudono non perché devono, ma perché lo sentono. La vera dimensione non è la TV, o la sala di registrazione, ma il live e le assi del palcoscenico.

Come potrebbe definire il suo messaggio, cosa vorrebbe comunicare a chi l’ascolta?
Io vorrei che tutti quanti prendessero in mano lo strumento musicale, sento molte persone che dicono: “Io non so cantare, io non so suonare, non ho una bella voce…”. In realtà non è vero, ogni uccello canta, anche il corvo, certo non ha una bella voce, ma l'importante è divenire creativi, perché dentro di noi c'è una ricchezza enorme, che aspetta solo di venire fuori. Attraverso la musica può emergere. Volevo inviare questo messaggio: invece di un I-pod il prossimo Natale fatevi regalare uno strumento musicale; è una grandissima emozione.



 

Sicuramente ne avrà conosciuti tanti, ma c’è un teatro europeo che non ha ancora calcato, dove vorrebbe esibirsi?
Non lo so. Io ho suonato veramente in molti teatri, nel Petruzzelli di Bari, nella Fenice di Venezia ed erano dei concerti di passaggio, perché la mia strada continua, non c'è il teatro finale, infatti io considero molto interessante il viaggio, non l'arrivo. L'ultimo palcoscenico bello è stato quello della mia ultima esibizione a Milazzo. Ricordo il pubblico e gli occhi delle persone, quando sei sul palcoscenico vedi migliaia di occhi e loro vedono soltanto i tuoi.

Ha collaborato con tanti artisti di una certa levatura, come Francesco De Gregori, Ron, Lucio Dalla, Ivan Graziani… Che ricordi ha di Ivan Graziani?
Splendidi, io ho ricordi della persona, oltre che del musicista. Ho approfondito la sua conoscenza nei momenti successivi al concerto, il retropalco, la camera d'albergo, lo spogliatoio e il ristorante, dove si conoscono gli amici, si ride e ci si burla. Ci sono certi artisti che umanamente non sono molto interessanti, altri che sono spassosissimi, tra questi c'era Ivan. Ivan era un abruzzese di quelli puri, duri e simpaticissimi, oltre ad essere stato uno dei pochi veri rocchettari italiani.



 

Come nasce la sua recente esperienza con Alex Britti ?
Alex Britti è un chitarrista. Io ho realizzato un disco di basso, batteria e chitarre, mi dicevano che non si poteva fare, poi alla fine ci sono riuscito e l'ho auto prodotto. Ho chiamato tutti i miei amici chitarristi, tra i quali appunto anche Alex, che mi ha aiutato per quanto riguarda la parte del live.
Tutti quanti essendo chitarristi si sono gasati all'idea, perché anche loro avevano problemi a far emergere il proprio strumento.

So che lei è anche un grande appassionato di grafica e di tutto ciò che concerne il settore telematico, quando ha scoperto questa passione?
Molti anni fa, quando mio padre era ammalato, io stavo in una stanza , scrivevo l'album “Gli angoli del mondo” e al computer  facevo i primi esperimenti di grafica. Questa cosa non mi ha più abbandonato, perché io sono un tipo molto curioso, sono sempre stato convinto che se qualcuno è capace di farlo, perché non posso farlo anch’io? Ho imparato dai pescatori a fare le reti, bevevo una birra buona e ho imparato a farla. Mi sono costruito una chitarra baritono, ce n'è un modello solo, la suono unicamente io. Attraverso il computer e il 3d si possono costruire cose inimmaginabili, basti pensare al film Avatar.



 

Ha mai pensato, così come hanno fatto per esempio altri suoi colleghi, ad un remix di uno dei suoi brani più conosciuti, come per esempio “Ehi, ci stai”?
No, sinceramente no, perché noi musicisti siamo una razza molto solitaria ed è molto difficile specialmente qui in Italia farci collaborare, come se ci fosse una specie di stranissima gelosia. Non ci ho mai pensato e non mi ci sono mai applicato e in particolare con “Ehi ci stai” che è una canzone conosciuta, ma una delle mie più leggere.

Pensa di tornare presto sugli schermi, con un nuovo lavoro discografico?
Io ho cominciato il 1 settembre, mi sono rinchiuso nel mio studio e ho scritto una ventina di idee, quando arriverò a quaranta comincerò a scremare e penso che per l'anno prossimo avrò un disco nuovo. I miei dischi escono solamente a livello di tempo fisiologico, ogni tre, o quattro anni. Quando ho qualcosa da dire, quando ho qualcosa da raccontare e mi sento dentro, nella condizione di svuotare lo stomaco e l'anima e faccio la fotografia di quel momento della mia vita e stranamente esce un disco di canzoni.


 

Spesso la musica si è fatta portavoce di eventi importanti, soprattutto a livello di solidarietà per aiutare popolazioni in difficoltà. Se dovessero invitarla, non a scopo di lucro, ma semplicemente in veste di rappresentante ufficiale, o per ritirare un premio alla carriera, se la sentirebbe di partecipare?
Questi premi alla carriera mi fanno un pò ridere, io sono un cantautore agli inizi, un premio alla carriera iniziale mi andrebbe benissimo.
Quanto ai musicisti che vengono chiamati per una raccolta fondi, sono sempre snobbati in altre occasioni, sono quelli più popolari che attirano pubblico e riescono a far pagare il biglietto, ma quelli che realmente guadagnano poi sono gli avvocati e i commercialisti. Non si capisce perché non sono loro (avvocati e commercialisti) ad andarci direttamente. Io ho fatto centinaia di concerti di beneficenza, non sono né ricco, né benestante, non sono una persona che mangia sulle disgrazie altrui e non ho mai incontrato un avvocato, o un notaio, che abbia prestato la sua opera per un'occasione di beneficenza. La considero una specie di malcostume.

In un periodo così difficile per tutti e ovviamente anche per chi fa musica, quali potrebbero essere i suoi programmi futuri a livello artistico?
Difficile, non credo che per quanto ci possa essere una crisi, la gente smetta di cantare, di sognare, di innamorarsi e di avere bisogno di una colonna sonora, perciò credo che comunque sia, un'artista vince se è presente, indipendentemente dai guadagni, dalla fama e dai passaggi televisivi. La musica è una cosa molto seria, che va al di là del guadagno economico e della visibilità. E' una mia necessità comunicativa, profonda, il fatto di scrivere canzoni e suscitare emozioni.



 

Goran, è stato un grande piacere conoscerla, la ringrazio molto per la disponibilità e cordialità e spero di incontrarla presto, magari in un suo prossimo concerto.
Ringrazio voi, per avermi contattato. A presto.



 

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