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Data di lettura dati Server: 26-05-2017 - 14:55:49
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Rubrica di approfondimento sui temi e sugli avvenimenti della fede. Paolo
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
68 Maria,donna del pane Angolo della fede Paolo 01/2005 Apre eventuale link con Articolo 68 già pubblicato
Testo Articolo

Siamo appena usciti dal periodo natalizio, nel quale il perno delle "commemorazioni" è la nascita di Gesù avvenuta in circostanze un po' fortunose...

"In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo."

Da questo brano del Vangelo di Luca vorrei "estrarre" una persona specifica e un gesto particolare:

Maria che depone Gesù nella mangiatoia.

Forse questo gesto di deporre il neonato nell'unico luogo che potesse offrire una qualche comodità, non è un gesto qualsiasi ma potrebbe essere segno di un messaggio e di una realtà ben più complessi...

Facciamoci aiutare da una riflessione di mons. Tonino Bello, dalla quale potremmo scoprire qualcosa di profondo!

«E lo depose nella mangiatoia »

Nel giro di poche righe, la parola «mangiatoia» è ripetuta tre volte. La qual cosa, tenuto conto dello stile asciutto di Luca, insospettisce non poco.

L'evangelista allude: non c'è dubbio.

Lui, il pittore, vuole ritrarre Maria nell'atteggiamento di chi riempie il cestino vuoto della mensa. Se è vero che nella mangiatoia si mette il pasto per gli animali, non è difficile leggere in quella collocazione l'intendimento di presentare Gesù, fin dal suo primo apparire, come cibo del mondo.

Anzi, come il pane del mondo. Sotto, quindi, la paglia per le bestie. Sopra la paglia, il grano macinato e cotto per gli uomini. Sulla mangiatoia, avvolto in fasce come in candida tovaglia, il pane vivo disceso dal cielo. Maria aveva capito bene il suo ruolo fin da quando si era vista condotta dalla Provvidenza a partorire lontano dal suo paese, lì a Betlem: che vuol dire, appunto, “casa del pane”. Per questo, nella notte del rifiuto, ha usato la mangiatoia come il canestro di una mensa; quasi per anticipare, con quel gesto profetico, l'invito che Gesù, nella notte del tradimento, avrebbe rivolto al mondo intero: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». Maria, portatrice di pane, dunque. E non solo di quello spirituale. Deformeremmo la sua figura se la sottraessimo alla preoccupazione umana di chi si affatica per non lasciare vuota la mensa di casa sua. Sì, ella sicuramente, come tutte le donne del popolo, ha tribolato per il pane materiale. E qualche volta, quando non riusciva a procurarselo, forse avrà pianto in segreto. Come tante Marie dei nostri giorni, povere donne, che abitano in ripari di fortuna ricavati dai porticati dei quartieri degradati delle nostre città, con una nidiata di figli e col marito disoccupato, e, per insolvenza, non  fanno loro più credito neppure al negozio di generi alimentari...

Gesù deve aver letto negli occhi di sua madre il tormento del pane quando manca, e l'estasi del suo aroma quando, caldo di cenere, si sbriciola sulla tovaglia in un arcipelago di croste. Per questo c'è nel vangelo tanto tripudio di pane, che dividendosi si moltiplica, e, passando di mano in mano, sazia la fame dei poveri adagiati sull'erba, e trabocca nella rimanenza di dodici sporte. Per questo, al centro della preghiera da rivolgere al Padre, Gesù ha inserito la richiesta del pane quotidiano. E ha lasciato a noi la formula per implorare dalla Madre la grazia di una sua giusta distribuzione, in modo che nessuno dei figli rimanga a digiuno.

Santa Maria, donna del pane, chi sa quante volte all'interno della casa di Nazaret hai sperimentato pure tu la povertà della mensa. E, come tutte le madri della terra preoccupate di preservare dagli stenti l'adolescenza delle proprie creature, ti sei adattata alle fatiche più pesanti perché a Gesù non mancasse, sulla tavola, una scodella di legumi e, nelle sacche della sua tunica, un pugno di fichi. Pane di sudore, il tuo. Di sudore, e non di rendita. Santa Maria, donna del pane, tu che hai vissuto la sofferenza di quanti lottano per sopravvivere, svelaci il senso dell'allucinante aritmetica della miseria, con la quale i popoli del Sud del mondo un giorno ci presenteranno il conto davanti al tribunale di Dio. Abbi misericordia dei milioni di esseri umani decimati dalla fame. Rendici sensibili alla provocazione del loro grido. Non risparmiarci le inquietudini dinanzi alle scene di bambini che la morte coglie tragicamente attaccati ad aridi seni materni. E ogni pezzo di pane che ci sopravanza metta in crisi la nostra fiducia sull'attuale ordinamento economico, che sembra garantire solo le ragioni dei più forti. Colora di speranza le attese dei disoccupati. E raffrena l'egoismo di chi si è già comodamente sistemato al banchetto della vita. Perché non sono i coperti che mancano sulla mensa: sono i posti in più che non si vogliono aggiungere a tavola!

Santa Maria, donna del pane, da chi se non da te Gesù può aver appreso quella frase del Deuteronomio, con cui il tentatore sarebbe stato scornato nel deserto: «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»? Ripéticela, quella frase, perché la dimentichiamo facilmente. Facci capire che il pane non è tutto. Che i conti in banca non bastano a renderci contenti. Che la tavola piena di vivande non sazia, se il cuore è vuoto di verità. Che se manca la pace dell'anima, anche i cibi più raffinati sono privi di sapore. Perciò, quando ci vedi brancolare insoddisfatti attorno alle nostre dispense stracolme di beni, muoviti a compassione di noi, placa il nostro bisogno di felicità e torna a deporre nella mangiatoia, come quella notte facesti a Betlem, il pane vivo disceso dal cielo. Perché solo chi mangia di quel pane non avrà più fame in eterno.

Credo che ora dopo aver meditato su Maria, donna del pane, non possiamo fare a meno di portare nel nostro cuore, nei giorni "feriali" del nostro vivere quotidiano, una preghiera profonda: 

Maria, donna del pane, aiutaci a capire cosa sia il pane perché possiamo condividerlo con i fratelli e perché possiamo avvicinarci al pane vivente che è il tuo figlio Gesù.

 

Arrisentirci da

Paolo

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