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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
649 Il mestiere delle canzoni intervista a Don Backy Intervista Luca Magrini Cupido 02/2010 Apre eventuale link con Articolo 649 già pubblicato
Testo Articolo

Oggi siamo in compagnia di una pietra miliare della musica italiana. L’Immensità, Canzone, Sognando, sono soltanto alcuni brani che portano la firma del grande Don Backy, all’anagrafe Aldo Caponi.

La sua lunga e felice carriera artistica è ormai nota a molti, quindi per iniziare questa nostra conversazione eviterò le solite domande di rito, che sicuramente le avranno fatto in molti e le chiedo direttamente di parlarci del suo nuovo CD uscito a febbraio 2010: “Il Mestiere delle Canzoni”…
“Il Mestiere delle Canzoni”..è il mio ultimo album; proprio ora mi ha chiamato il mio distributore e ha detto che il disco era esaurito.
“Il Mestiere delle Canzoni” nasce dalla voglia di farmi un regalo per festeggiare i miei cinquant’anni di attività. Sono dodici canzoni nuove, attraverso le quali ho cercato di sottolineare dodici momenti che ritengo siano stati importanti nella mia storia artistica, sono le rappresentazioni delle vicende che più mi hanno colpito. La canzone “Alberghi” racconta degli strani alberghi dove, cinquant’anni fa, muovendo i primi passi in questi ambienti, ci fermavamo a dormire con i miei amici musicisti, mentre altri momenti e ricordi nostalgici sono entrati a far parte di diverse miei canzoni; un altro brano “Le canzoni” è dedicato a quelli che io ritengo, anche se virtualmente, i miei maestri, qui sono rammentati alcuni nomi che hanno fatto parte della mia storia e che mi hanno insegnato questo mestiere, Buscaglione, Carosone, Gaber, ognuno di questi mi ha aiutato a crescere.

Scrittore, poeta, cantante, attore, disegnatore, compositore, un uomo poliedrico insomma, quale dote pensa che manchi a questo lungo elenco?
Molte di queste cose non sono vere e proprie professioni ma, in altri termini, le definirei delle passioni. La mia vera professione è quella di autore di canzoni, anzi di cantautore, o meglio di canta-inventore, le altre sono passioni che metto in pratica per il mio divertimento professionale, come disegnare. Se c’è una professione che viaggia in parallelo con la mia attività di musicista devo dire che è la scrittura, potrei affermare che smettendo di essere un cantante, potrei definirmi tranquillamente uno scrittore, sono stato il primo cantante a pubblicare un libro nel 1967 per la Feltrinelli.

Che cosa ricorda dei tempi dei Golden boys?
E’ l’inizio della mia storia musicale, l’ho raccontata nel mio libro “Questa è la storia”, uscito un anno e mezzo fa circa. Ricordo con molto amore i componenti del gruppo, perché erano i migliori che ci fossero in Italia in quel periodo, almeno per quanto riguarda i gruppi dilettanti. Avevano un artista che era anche il loro cantante chitarrista, Alberto Senesi, il quale era un numero uno. Purtroppo, in quel periodo, fine anni 50, non esistevano ancora i talent scout, ognuno si creava una carriera da solo e lui non ha avuto la fortuna di trovarsi al punto giusto nel momento giusto. Forse avevamo raggiunto insieme quella meta, eravamo arrivati ad ottenere una scrittura discografica, ma lui non volle poi proseguire e si è ritrovato a diventare un commercialista, io invece sono qui da artista.

E’ vero che spesso l’ispirazione artistica è figlia di luoghi, fermi immagine, fotografie?
Direi sicuramente di sì, qualsiasi tipo di concetto scaturisce da una riflessione, da un ricordo, da un luogo. Io amo molto riflettere sul passato, perché l’ho sempre ritenuto una spinta verso il futuro; tante volte pensando a luoghi, fatti e fotografie, ho trovato ed estrapolato da questo il concetto per scrivere una nuova canzone. Ciò è accaduto diverse volte, in particolare viaggiando di notte, quando tornando da un concerto mi ritrovo a meditare su molti aspetti della vita.

L’amore universale è stato il tema cardine nei testi delle sue canzoni, fra tutti gli interpreti che hanno avuto l’onore di eseguire i suoi brani, quali di questi, a suo giudizio ha saputo interpretarli al meglio?
Ciascuno ha il suo modo di leggere una canzone e quindi di esprimersi, io dico che così come la interpreta l’autore della canzone stessa non c’è nessuno che sappia farlo altrettanto bene, non parlo tecnicamente, perché in questo caso si può sempre migliorare, ma del sentire, del punto di vista concettuale. Per esprimere un giudizio bisognerebbe interpretare il sentire individuale di ciascuno, Mina sente differentemente da Francesco Renga “L’immensità” quando la canta, pertanto dovrei star lì a sottolineare le qualità di ciascuna incisione. Ognuno la esegue come meglio la sente.


Parliamo di Don Backy scrittore e del libro, Storia di altre storie: (1970 - 1980)…
“Storia di altre storie” è il seguito di “Questa è la storia”, che è una biografia dal 1945 al 1969, chiamarla libro è un po’ riduttivo, perché è un progetto e sarà una trilogia. “Storia di altre storie” narra di un periodo che va dal 1970 al 1980 e ora stiamo iniziando la scrittura dell’altro volume, il terzo, che andrà dal 1980 al mio periodo attuale. Questa trilogia è un racconto, un viaggio, scritto sotto forma di romanzo, non è propriamente una biografia, né un’autobiografia, perché è scritta in terza persona e chi narra è un jukebox, come si evince dal sottotitolo “Memorie di un jukebox”. La trilogia narra la vicenda di un ragazzo che intorno alla metà degli anni ‘50 decide di intraprendere un viaggio, che ha come meta quella di divenire importante e ottenere successo come cantante e autore di canzoni, a tutto questo viaggio fa da sfondo un’Italia in bianco e nero, che non c’è più, ma che serve a colorare, paradossalmente, i momenti topici dell’avventura di questo giovane; non è soltanto la storia di un ragazzo, ma anche del sociale, di un periodo storico di cinquant’anni. La trilogia non è soltanto libri in prosa, ma è corredata da una messe vastissima di documenti, fotografie, brani di canzoni, lettere di Mario Riva, Celentano, Giorgio Gaber. Ricordo quel periodo perché ho avuto la fortuna di conservare tutte le agende dal 1955 fino ai giorni nostri ed è su quelle che io ho elaborato questa mia storia.

Come nasce la passione per il cinema e come mai non ha più continuato con la recitazione?
Perché come dicevo prima non le ho sentite come professioni, ma come passioni. La separazione è stata consensuale, io non ho fatto niente per separarmi dal cinema, ma neanche per restarvi, io sono un tipo un pò strano, non corro dietro a nessuno. Quando ho visto, sentito e capito che il cinema si allontanava dai personaggi che venivano utilizzati in quel periodo per la loro fama, io ho fatto altrettanto seguendo la mia strada.

Tornando al cinema, nella sua carriera, ha avuto modo di lavorare a livello cinematografico con grandi artisti, quale piacevole aneddoto ricorda affettuosamente?
Aneddoti ne ho tanti da raccontare e molti artisti hanno fatto parte della mia storia, del mio vissuto. Ricordo di aver passato tanti momenti con Gian Maria Volonté, ho partecipato con lui a ben due film di seguito: “I fratelli Cervi” e “Banditi a Milano”, questo ha fatto in modo che molte cose nascessero in quel periodo dalla nostra amicizia e collaborazione. Ho vissuto con Gian Maria la sera precedente la mia decisione di uscire dal clan, eravamo al Piccolo teatro a Milano ad assistere a una rappresentazione, sono successe delle cose nel frattempo, quando sono uscito dal teatro ho scelto di prendere in mano il mio destino. Gianmaria ha contribuito molto a darmi quella spinta ad uscire dal clan. Nei miei libri sono raccontati bene tutti gli aneddoti più importanti, questi libri si possono trovare nelle librerie più famose, come Feltrinelli. Vi potete connettere al sito www.donbacky.it e richiedere il libro, noi facciamo anche spedizioni.

Che effetto fa riascoltare un brano come L’Immensità, rilanciato dal gruppo dei Negramaro?
Fa un bellissimo effetto. L’hanno talmente stravolta, ma ho avuto modo di apprezzarla anche in quell’arrangiamento molto particolare. Quando senti 30.000 ragazzi in uno stadio che intonano i versi de”L’immensità”, una canzone che ha quarantatre anni, non puoi che sentirti orgoglioso di averla scritta. Francesco Renga l’ha inserita nel suo ultimo lavoro e Monica Naranjo una famosissima cantante spagnola mi ha fatto un’impressione molto bella e apprezzabile cantandola.



Fra le giovani leve, a chi vorrebbe far cantare oggi un suo brano in chiave più moderna?
Non lo so, tutti quanti possono cantare i miei brani, che invecchiano soltanto nella ritmica, ma i concetti sono estremamente moderni. “Sognando “ che è una canzone sul disagio mentale, scritta nel 1961, esprime concetti sempre attuali e può essere continuamente adattata all’attualità, potrà essere cantata anche fra trent’anni. La ritmica è tranquillamente plasmabile alle esigenze più moderne. Così vale per altre canzoni: “L’amore”, “Poesia”, “L’artista”, che sono brani eterni, perché sono i concetti a renderle così. E’ sempre il concetto che fa la modernità delle canzoni, non la ritmica.

Ha mai pensato d’incidere classici della musica napoletana?
Io ho vissuto per quasi quindici anni a Castellamare di Stabia, mio padre lavorava lì quando ero piccolo e pertanto io parlo benissimo anche il campano. Ho in mente di voler realizzare un cd di canzoni napoletane, non sono i classici, ma ho nel cuore canzoni della prima metà degli anni cinquanta, sconosciute alla maggior parte della gente, che sono nella memoria solo di persone di una certa età e sono convinto che queste canzoni possano piacere a un grande pubblico, non solo quello napoletano.

Lei è un personaggio amato da molti, che ricordi ha della ragazza che si laureò con 110 e lode presentando la tesi: “ Biografia di Don Backy, dalla seconda guerra mondiale al trionfo del pop”?.
Ho un ricordo davvero sempre molto piacevole, è una ragazza per bene, molto carina, si è dedicata interamente a questa sua tesi ed io credo di averla aiutata, veniva spesso dall’Aquila a casa mia e dopo lunghissime interviste io provvedevo a fare correzioni ai suoi scritti. Quando diede la tesi sedetti in cattedra con i professori che la esaminavano, mi sentii molto orgoglioso, alla fine mi regalò la sua tesi, una specie di vocabolario di più di 500 pagine con tanti grafici. So che la ragazza ha trovato poi una sua collocazione professionale.

Perché proprio Don Backy? Come nasce la scelta di questo nome d’arte?
Sarebbe veramente lungo raccontarlo , comunque Ricky Gianco, Guidone e altri che facevano parte del Clan decisero di cambiare il mio nome d'arte che era Agaton in quello di Don Backy .Rimando al mio libro, “Questa è la storia”, il primo volume della mia trilogia, per maggiori informazioni.

Ha da poco festeggiato i cinquant’anni di carriera, desideri e speranze di ciò che
ancora resta irrealizzato?
Desideri ormai ne ho pochi, a cinquant’anni credo di averne esauditi parecchi, ho sempre a cuore di scrivere canzoni, di incidere e di raggiungere il numero più grande possibile di persone, poi nel cuore c’è sempre il sogno di realizzare un film tratto dalla mia storia, che ritengo meriti di essere raccontata, perché è stata una storia magica, come chiunque può rendersi conto leggendo i miei libri. Questo è un sogno che spero di vedere realizzato prima, o poi al cinema.

Sicuramente ha viaggiato tanto, ma oltre al luogo nel quale abitualmente vive, dove si sente sereno, appagato e a suo agio?
Dopo cinquant’anni di vita errabonda, ho sempre trovato un’ancora nella mia casa, dovunque essa sia stata, comunque di recente torno sempre più spesso al mio paese, dove ho mia sorella e i miei nipoti, oltre naturalmente ai miei amici, questo mi è sempre molto piacevole.


Se dovesse ricevere un regalo che cosa vorrebbe ricevere?
La possibilità di avere per un’ora la capacità di cambiare qualcosa nel mondo.

Grazie Don per averci raccontato questo meraviglioso spaccato della sua vita d'artista.
Grazie a voi, a risentirci presto.

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