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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
607 7 km da Gerusalemme incontro con Luca Ward Intervista Nimue 07/2009 Apre eventuale link con Articolo 607 già pubblicato
Testo Articolo

Incontro il bel tenebroso Luca Ward, interprete principale del film 7 km da Gerusalemme, il regista Claudio Malaponti e il produttore Angelo Sconda, in un freddissimo pomeriggio di dicembre...

Ciao Luca e benvenuto ad Antrodoco. 7 km da Gerusalemme, un film italiano dal sapore mistico, tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti e sicuramente in tema con il periodo natalizio. Quanto ti ha coinvolto psicologicamente questa pellicola e quanto è stato facile calarsi nei panni di Alessandro Forte, per un bravo attore come te?

Intanto non è mai facile calarsi in un ruolo del genere, trovo sicuramente più facile fare il poliziotto, il killer… Questo era un ruolo difficile, complesso, sono anche momenti di vita particolari che un uomo attraversa. Io, tra l’altro in quel momento vivevo un periodo particolare della mia vita, perché stavo abbandonando un matrimonio, dopo 24 anni, quindi è chiaro che l’ho sentito particolarmente. Sono stato supportato da Claudio Malaponti, che mi ha aiutato a non cadere mai troppo nel personale, a non fare errori che potevano sembrare grossolani. Quando si fa un film del genere, bisogna stare molto attenti. Certamente hanno contribuito tutta una serie di fattori positivi. La regia ha lavorato tanto, sono stati tutti molto disciplinati, precisi.



 

Questo film cade in un momento storico in cui tutti noi cristiani, abbiamo bisogno di un incontro del genere… Che rapporto hai con la religione cattolica?
Ho un rapporto tutto mio, particolare, sicuramente al di fuori della Chiesa, perché la Chiesa è un mondo particolare, è uno scontro politico, mentre l’uomo è alla ricerca dello scontro. Ho un rapporto unico, personale con la cristianità. La fortuna di aver fatto un film del genere è quella di avermi dato la possibilità di capire meglio me stesso.

7 km da Gerusalemme è considerato uno dei migliori film italiani di sempre, al di là del fattore religioso. Bellissime immagini, che trasmettono benissimo le magiche atmosfere di quei luoghi. Il film è stato girato in Siria, Terra Santa, che ricordi hai di quei luoghi e di quei giorni?

Se consideriamo le tante difficoltà di fare il nostro mestiere… Se sei calato in un progetto bello, interessante, che ti piace, dove ti trovi bene…L’attore fa il mestiere più bello del mondo, non stendiamo l’asfalto sulle strade a – 10°, o a + di 60°. Un ricordo che ho di quei tempi e anche lì credo ci sia la mano del Signore, è stato quando eravamo a Palmyra e stavamo girando il film, quando ci fu l’attentato a Sharm el Sheik. Mia figlia lavora lì da cinque anni e quella sera, prima di andare a cena mi aveva mandato un sms, dove diceva che sarebbe andata a Sanafir; la zona che la CNN ha ripreso e la pizzeria dove lei si trovava quella sera era saltata in aria. Io non ho avuto notizie di lei per circa 24 ore, perché i telefoni era scollegati, non sapevo nulla. Ricordo Claudio, che una mattina mi disse addirittura che erano disposti a fermare le riprese, ma in cuor mio sentivo che non era successo niente di grave. Mi ha dato una grande energia e sono riuscito procedere, così alla fine mi sono messo in contatto con mia figlia, che aveva riportato soltanto problemi di udito, causati dalla forte esplosione. Da quando è accaduto questo episodio, a Natale regalo sempre 7 km da Gerusalemme, ma non perché ci sono io nel film, anche se l’avesse interpretato un altro attore, l’avrei regalato ugualmente.


A volte succede di dover attraversare delle profonde crisi interiori, come le affronti?
Per fortuna mi è capitato poche volte. Ciò che mi aiuta molto sono gli affetti, i figli, la famiglia, i cari amici e qualche volta anche il lavoro.

Nasci artisticamente come doppiatore (ricordiamo Il Gladiatore), in Italia hai iniziato a farti conoscere dal grande pubblico attraverso la soap Centro Vetrine e successivamente in Elisa di Rivombrosa. Per una strana coincidenza, ti sei ritrovato a recitare al fianco di un altro giovane attore emergente, Alessandro Etrusco, proveniente proprio da Centro Vetrine, che in questo film di Claudio Malaponti interpreta Gesù. Com’è stato lavorare insieme?
Alessandro è un uomo molto dolce, la sua non preparazione durante questo film, è stata supportata dalla regia. E’ solo grazie a questa, se ha ottenuto quel risultato e gliel’ho sempre detto… la sua dolcezza lo ha anche molto aiutato. Se Alessandro si è ritrovato a Cento Vetrine, lo deve a 7 km da Gerusalemme. E’ stato preso, perché Daniele Carnacina ha visto il film.


 

Claudio Malaponti, com’è stato accolto il film dai siriani, in un momento in cui la Siria viene considerata dagli occidentali un paese "sospetto"?

E’ stata una delle più belle sorprese di questo film. La Siria, non solo ci ha accolto in maniera straordinaria, ma ci ha addirittura appoggiato a livello governativo, con il presidente Assad, con lady Asma al-Akhras, che è la moglie del presidente e ci ha dato il permesso di girare luoghi mai ripresi prima dal cinema, come Le rovine di Palmyra, Le Grotte di Malula, Aleppo, la zona del mare di Latakia. Abbiamo girato in luoghi meravigliosi, unici, dove abbiamo ricostruito Gerusalemme, oltre a girare tutta la Siria con 24 camion con la bandiera italiana e siriana che si rincorrevano, con il titolo del film 7 km da Gerusalemme scritto in caratteri arabi. E’ stata una delle esperienze più straordinarie e gratificanti che abbiamo vissuto. Oltretutto anche la troupe siriana e italiana, che ha lavorato anche in condizioni estreme, perché nel deserto a 50-60° all’ombra era veramente difficile, eppure tutti erano pronti a lavorare e sacrificarsi per un unico obiettivo, che era quello di realizzare questo film, quindi senza cultura, senza distinzione di religione, ma tutti insieme e uniti per unico scopo. L’appoggio fondamentale è stato dato da un grande imprenditore siriano, che con la sua società ci ha permesso di realizzare tutto questo.



 

Com’è è nata l’idea di girare un film di questo genere?
Il film è tratto dal romanzo di Pino Farinotti. Tutto è successo apparentemente per caso, ma in realtà sappiamo bene che il caso non esiste. Sono state una serie di coincidenze, che ci hanno portato a prenderci la responsabilità di lanciare questo messaggio nel mondo. E’ stata una scelta quasi obbligata, quella di andare a raccontare qualcosa di molto attuale, importante non solo dal punto di vista religioso, ma per la rappresentazione del Gesù in una situazione post-moderna per poi ambientarla in un Paese mussulmano con amministrazioni ebraiche. Questo ha fatto sì che diventasse un vero ponte tra Oriente e Occidente; un grande veicolo di pace, che solo certi film “magici” possono fare.

Con quale criterio hai scelto gli attori?
Gli attori li ho scelti molto attentamente. Volevo attori molto sensibili, che potessero capire esattamente che cosa andavamo a fare. Per esempio la scelta di Luca Ward, è stata inizialmente una scelta tecnica, perché serviva un attore protagonista con la presenza carismatica, che potesse reggere il confronto con l’altro protagonista del film, che era Gesù…



 

Forse anche Luca Ward avrebbe potuto interpretare il ruolo di Gesù…
Beh, sì, poteva… però io volevo Gesù esattamente come ci è stato tramandato dall’iconografia classica, come ce lo siamo sempre immaginato. Serviva un personaggio più giovane di Luca. Mi sono ispirato all’immagine di Santa Faustina, quindi è stato anche difficile trovare un attore che avesse tali requisiti. Anche questo è stato un caso unico, avere un attore, che non era un attore, praticamente non aveva mai recitato, però era talmente uguale, che ci siamo resi conto che era quello giusto. Insieme abbiamo lavorato molto per reggere questo confronto, senza mai cadere nella banalità.


 

Luca, oggi sei ospite ad Antrodoco, paese situato in provincia di Rieti, che dista circa 100 km da Roma; città in cui vivi. Ma qui il Natale forse ha un sapore più vero, più sentito. Che sensazione ti ha trasmesso questo luogo?
Tranquillità. E’ la prima cosa che ho provato mentre attraversavo la valle e stavo entrando nel paese, ho chiamato mia moglie e le ho detto:” Ma a fine anno, invece di restare a casa, perché due, tre giorni non ce ne veniamo qua, che mi sembra un posto così tranquillo?” Infatti sono già d’accordo con chi mi ha portato qui, che forse riesce a trovarmi una sistemazione alberghiera.

Prima di salutarci, vorrei che facessi un augurio speciale a tutti noi e alla redazione de Il Settimo Senso news per queste festività natalizie.
Si chiama Il Settimo Senso news??.. Strana coincidenza… L’augurio che posso fare a tutti, non lo faccio egoisticamente, ma vi consiglio di vedere questo film, perché non è soltanto indicato per le feste di Natale, ma anche a ferragosto, non ha un periodo stabilito. L’augurio che voglio fare è di tranquillità, di serenità e di salute, che poi è la cosa più importante.

Il Settimo Senso news, ricambia gli auguri di un Buon Natale, ringrazia Luca Ward, Claudio Malaponti e il produttore Angelo Sconda per la gentilezza e disponibilità dimostrataci, in riferimento a quest’ intervista.









 

 

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