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Il Fondo - a cura della Redazione Nimue - Elisabetta Darsi - Melusina
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595 Calabria al veleno Articolo di fondo Luca Magrini Cupido 06/2009 Apre eventuale link con Articolo 595 già pubblicato
Testo Articolo

Il caso Cetraro è chiuso,si è tirato un sospiro di sollievo alla notizia che la nave dei veleni era in realtà un piroscafo affondato dai tedeschi durante la prima guerra mondiale, lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso afferma:”Il caso Cetraro è chiuso ma il caso-mare di Calabria no. Non bisogna abbassare la guardia”.
A parte il grande allarmismo emerso dalle affermazioni del pentito, ex boss della 'ndrangheta, Francesco Fonti, sull’affondamento delle “navi dei veleni” nei mari calabresi, rimangono numerosi problemi d’inquinamento nel territorio calabrese com’è emerso anche dall’ultima manifestazione nazionale tenutasi ad Amantea il 24/10/2009.

La Calabria è afflitta dalla piaga dei rifiuti tossici,infatti, sarebbero presenti elevate quantità di "rifiuti insabbiati" e rifiuti a “cielo aperto”, costo degli interessi della ndrangheta, delle istituzioni e dell’imprenditoria. Di seguito riportero’ le maggiori emergenze-inquinamento. A Crotone lavora una fabbrica chimica dei veleni, il caso si è aperto dopo malattie che hanno colpito inspiegabilmente dei bimbi. Si contano ben venticinque siti inquinati dai rifiuti della Pertusola (fabbrica di zinco), ancora in attività. Edifici scolastici e di altro tipo sono stati costruiti con e sui rifiuti tossici provenienti da questa fabbrica e la popolazione è a rischio tumori e leucemie. Sarebbero, infatti, trecentocinquantamila le tonnellate di scorie tossiche composte prevalentemente da zinco, piombo, germanio, indio, mercurio e arsenico, derivanti dalla produzione dell'ex fabbrica di zinco che sono state riciclate come materiale da costruzione e utilizzate per lavori di realizzazione di edifici pubblici e privati.

I reati ipotizzati sono disastro ambientale, avvelenamento delle acque e violazioni in materia di smaltimento di rifiuti tossici. In questi giorni è stata definita la gara di appalto ed i lavori di demolizione dell'ex fabbrica dovrebbero iniziare prima della fine dell'anno. Torniamo ad Amantea: "Si può confermare l'esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell'area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale" è il risultato della perizia, effettuata dal dottor Giacomino Brancati, venne richiesta dal procuratore di Paola Bruno Giordano, sono sotto accusa le acque del fiume Oliva, nel bacino del quale nell’agosto 2008 è stata rinvenuta una cava dismessa che risulterebbe fortemente contaminata da sostanze radioattive. Qualche mese prima, gli stessi tecnici che avevano rilevato le radiazioni nella cava, avevano scoperto un sarcofago di cemento lungo oltre cento metri vicino alla briglia del fiume Oliva. Dopo aver svolto le pratiche di carotaggio, all’interno sono stati prelevati campioni di mercurio e di altri resti dell’industria chimica. Una situazione ambientale agghiacciante e mortifera, alla quale si aggiunge ora l’allarme sanitario.

A Praia a Mare e nella fabbrica della morte Marlane sono state accertate 54 morti per tumore ed altri 40 operai sono stati affetti da diverse forme di tumori, mentre nelle vicinanze della fabbrica, al centro del paese, sono stati rinvenuti rifiuti tossici sotterrati. Queste sono le funeste notizie che accompagnano la storia della fabbrica Marlane di Praia a Mare, ora in gran misura dismessa. La lunga catena di morti, definite bianche, sono state causate con molta probabilità, dall'impiego di sostanze utilizzate nel ciclo di lavorazione. Le indagini della procura di Paola hanno infatti accertato che : «L'azienda ¬ avrebbero accertato i consulenti di parte - nella lavorazione del prodotto tessile ha utilizzato sostanze coloranti di tipo cancerogeno; all'interno dello stabilimento non esistevano pareti divisorie tra i vari reparti, e tutte le lavorazioni si svolgevano in un unico ambiente; le sostanze tossiche utilizzate nel ciclo di lavorazione si diffondevano dal reparto tintoria agli altri reparti a causa della mancata separazione delle lavorazioni con barriere divisorie; da parte dell'azienda si era concretizzata l'assoluta inosservanza degli obblighi previsti dalle normative esistenti in materia di tutela della salute dei lavoratori".

Ci sono, insomma, dubbi sulla periodicità delle visite mediche, sulle attenzioni riservate alla prevenzione dei rischi, anche da utilizzo di ''ammine aromatiche”. Sotto il cartello di ingresso a Praia a Mare si possono leggere le parole di Alessandro Sortino,operaio alla Marlane: " Queste sono cose che succedono in America, qui siamo in Calabria, a Praia a Mare !". Senza nulla togliere alle infinite bellezze del territorio calabrese.



 

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