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Data di lettura dati Server: 20-09-2017 - 16:46:30
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
594 Amore straniero 5 parte Grandi Amori Occasionali 06/2009 Apre eventuale link con Articolo 594 già pubblicato
Testo Articolo

Chiusi la serata come chiudere un ombrello, ma stavolta, per ripensare ai momenti passati con questa donna, che passa dal riso, al pianto, come il tempo a Bayer Munchen. Rivedevo i suoi occhi che mi guardavano seri nella fase indagatoria, poi li ritrovavo gonfi di lacrime, poi ancora il suo sorriso, la sua bocca che si muoveva quando mi parlava, si scioglieva in un sorriso accennato per poi aprirsi in un bacio mai dato, labbra rosse di rossetto, sempre più rosse e più vicine fino a sentirne il sapore, il suo profumo che inondava il letto dove facevamo l’amore, le sue carezze, la sua pelle delicata... Cosce vellutate, piedi laccati di smalto rosso, capelli nella bocca, nel naso, profumo di lei, amore di lei... La storia stava prendendo una piega inaspettata, mi concentrai sui suoi occhi, che mi sorridevano e caddi nell’oblio di lei nel mio letto, mi addormentai con il suo Chanel N.5 nelle viscere. Il sole era alto nel cielo, me ne resi conto quando delle cannonate mi stavano spaccando i timpani. Aprii gli occhi e un raggio di sole filtrato dal buco delle tapparelle rotte mi colpì in pieno viso facendomi girare la faccia contro il cuscino. Le cannonate non accennavano a diminuire, pian, piano ritornai nel mondo dei vivi, con estrema fatica arrivai alla porta a occhi semichiusi e feci scattare la serratura della porta che naturalmente era aperta.

Sbirciai per capire chi fosse il rompiballe che mi chiamava all’alba. Roberta sembrava appena uscita da un salone di bellezza, capelli stirati, ombretto, rossetto e due orecchini grandi come una mano le penzolavano fra i capelli, incorniciandole un viso pulito. Il mio sguardo assonnato accarezzò la sua persona dall’alto verso il basso: una maglietta a pois, jeans sdruciti, sandali bianchi, unghie laccate. Un braccialetto d’oro bianco penzolava al polso destro, mentre mi sistemava il collo della camicia stropicciata, chissà se aveva lo stesso braccialetto alla caviglia, era una donna che amava il coordinato. Nel lampo di tutti questi pensieri, pensai a cosa poteva volere a quest’ora da me.
- Buongiorno!
- Buon giorno…
Ero sul disfatto…
- Ancora a letto stavi? Ma lo sai che ore sono?? – Aveva una voce squillante e gioviale, avevo voglia di caffè…
- L’alba presumo…
- Ma daiii sono le 13 quasi!!!
- Appunto, l’alba…

Proruppe in una risatina
- Sciocchino! Ma dove sei andato dopo che mi hai lasciato mezza ubriaca a casa??
L’orgoglio professionale imponeva una risposta sensata, che nulla aveva a che fare con la verità.
- Beh, sai, non ho soltanto il tuo caso, ho avuto una nottataccia incredibile, pedinamenti e scontri, che naturalmente non posso rivelarti, per ovvie ragioni, ma ti assicuro che è stata dura.
- Si, si..immagino. Sorrideva come un gatto, con gli occhi sottili di un sorriso annunciato. Decisi di lasciarle credere quel che voleva.
- Ho bisogno della macchina! Come tutte le persone comuni devo spostarmi, dove me l’hai persa ieri sera?
Chissà dove cavolo doveva andare questa qui di primo mattino…
- Te l’ho parcheggiata sotto casa, dietro l’angolo, per non dare nell’occhio.
- Ahhh scusa! Accidenti, non c'ho pensato proprio; dunque te la sei fatta a piedi ieri sera.. Mi spiace per te, accidenti, mi spiace anche di averti svegliato all’alba per niente...
Un sorrisetto sornione le incorniciava il viso.

Non raccolsi... Ero ancora mezzo addormentato. Ritornò la voglia di caffè.
- Vieni giù a prendere qualcosa?
- Beh, vista l’ora e che a pranzo non ho preso il caffè, direi che è arrivata l’ora di prenderlo.
- Ok
Guardai nel portafoglio, i soldi cominciavano a scarseggiare. Più tardi, quando la mia dolce visitatrice si sarebbe volatilizzata, avrei potuto lanciare il SIGMA (Sistema Integrato Generatore sommario Alimenti) e rimettermi in sesto finanziariamente. La squadrai professionalmente e decisi di lanciarlo con lei presente, in fondo non ci capiva niente di computer informatica e diavolerie del genere, in compenso capiva bene altre cose (marito, amanti, sentimenti ecc.).
Aprii il portatile e lancai dal dos il SIGMA. Il sistema me l’aveva dato naturalmente il mio amico informatico, raccomandandomi di usarlo con parsimonia, anche se era stato testato da lui personalmente ed aveva il grado di sicurezza pari a 98/100. Si trattava di un combinatore universale di codici e password, che raccoglieva tutti i conti correnti mondiali. Il programma entrava nei conti che decidevi tu, dai mille in su, fino alla soglia massima di un milione di conti correnti e prelevava automaticamente l’importo desiderato con la causale “conguaglio interessi anno precedente” e li scaricava col metodo non trasparenza nel conto successivo per essere riprelevato e rimesso in automatico nel conto successivo in un interminabile treno di un milione di vagoni. Il sistema si incrementava, quindi di conto, in conto, fino all’importo desiderato, depositandolo dall’ultimo vagone, stavolta in trasparenza, in una banalissima carta anonima al portatore, ricaricabile dell’Amerix; sede California centrale, da cui potevo prelevare in tutti i bankomat mondiali.

Ero abbastanza al verde ultimamente, i soldi facili non mi hanno mai cambiato modo di vivere, o di essere. Decisi l’importo da prelevare da ogni conto pari a due centesimi di euro, nella finestra del numero di conti, battei 900.000, schiacciai Enter, mentre la biondina si guardava in giro con la borsetta in mano. Forse pensava a tirar giù le ragnatele dagli angoli dell’ufficio/camera da letto/studio. Dopo 43 secondi di clessidra ed aver fatto macinare tutti i PC di mezzo mondo arrivò l’accredito tramite sms di 18.000 euro sull’Amerix. In fondo dovevo mangiare anch’io.
Chiusi il portatile, presi la giacca e mi avviai al bar con a fianco la biondina.
Il "Dolcetto" prese il caffè amaro, mentre facevo sparire dal vassoio mezze brioches ripiene di marmellata. Cominciò a parlare, anzi riprese a parlare, visto che non era stata zitta un minuto, da quando era comparsa sulla soglia del mio ufficio/residenza-invernale/estiva.
Certo, quando se ne sarebbe andata, ne avrei sentito la mancanza, il silenzio irreale. Accidenti, stavo già pensando a quando non ci sarebbe stata più; la cosa si stava mettendo male, per di più professionalmente mi mancava da risolverle un problema che me l’avrebbe allontanata per sempre. Riguardai la sua ingenuità, mentre si rimetteva il rimmel, pensai a quanto dolce doveva essere avere una donna così al fianco, a quanto avevo perso, scegliendo una vita sgangherata come la mia. Girai la faccia per nascondere un lacrima di commozione.
Lei, sempre attenta ai particolari, anche mentre mi parlava infervorata di sua figlia, che continuava a litigare col ragazzo, si interruppe:
- C’è qualcosa che non va? Ho detto qualcosa di sbagliato?

Fregato accidenti.
- No, figurati, sono solo allergico al polline.
Sguardo indagatore
- Infatti qui dentro è pieno di polline…
Non ci casca accidenti
- Beh tu non lo senti, ma i miei occhi sì.
- Scusa l’intromissione, volevo solo sapere cosa ti passava per la mente...
Lo disse dolcemente, anche se le parole erano un pò pungenti per i miei gusti.
Dovevo dirle qualcosa di vero per non perdere la sua fiducia.
- E’ che rappresenti cose che avevo dimenticato da tempo.
Sorrise compiaciuta della verità.
- La vita è cosi. Nulla è piatto e tutto è in cambiamento, nonostante i giorni sembrino immobili, uno dopo l’altro.
Mise la sua mano sulla mia sorridendo. Aveva l’aria di saper molto di più di quello che diceva con le parole.
Ero disarmato. Ma tutte così dovevo incontrarle le donne? Pensai a quella specie d'individuo che aveva sposato. L’avrei preso per il collo, se lasciava un "Dolcetto" cosi.

- Ok, ora devo lavorare ci vediamo appena ho delle novità.
- Ok.
La lasciai lì, con una faccia leggermente delusa, ma sapevo che era per il suo bene. Avrei risolto il suo problema del marito, che s’era lasciato lusingare dalle streghe dell’Est. Lo volevo fare al più presto, non avrei sopportato di vedere altre lacrime su quel visino incorniciato da enormi orecchini.
Mi diede un bacetto al rossetto sulla guancia, prese la borsetta e sparì lasciandomi con suo Chanel N.5 ed il ticchettio dei sandali sul selciato.








 

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