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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
583 Gli scrittori Vociani - GIOVANNI BOINE Pillole di letteratura Antonio Timoni 07/2009 Apre eventuale link con Articolo 583 già pubblicato
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Giovanni Boine fu uno degli intellettuali più eminenti del gruppo "vociano", nacque a Finalmarina, Savona il 12 Settembre 1887 e studiò all’università di Milano, dove si laureò in lettere; visse a Parigi, a Ginevra, a Zurigo, a Vienna e a Roma, approfondendo i suoi studi filosofici. Malato e inquieto, avventuroso e passionale, ebbe disordinate esperienze sentimentali, di cui l'amore per Sibilla Aleramo fu la più solida ed incisiva.
La sua prima composizione, uno studio su San Giovanni della Croce, apparve nel 1907 sulla rivista “Rinnovamento”, di tendenza modernista, ma solo quattro anni dopo sulla “Voce”, Boine pubblicò un saggio di condanna del modernismo. A causa della tubercolosi, nel 1909 si trasferì a Porto Maurizio, in Riviera, con un incarico di bibliotecario. Pubblicò su 'La Voce' alcuni scritti poi raccolti postumi nel volume La ferita non chiusa (1921), ma in seguito si staccò polemicamente dalle posizioni vociane. Nel 1912 collaborò a "La Riviera Ligure", e su questa rivista tenne, dal marzo 1914 all'ottobre 1916, una rubrica di critica militante "Plausi e botte", e sulla stessa pubblicò i suoi scritti più importanti.

Con Il peccato e altre cose (1914) affrontò nella forma del romanzo le tematiche intellettuali e religiose precedentemente esplorate nella prosa saggistica: emergono, in una prospettiva indirettamente autobiografica, una forte inquietudine religiosa e la consapevolezza dell'unicità dell'esperienza personale. Dopo i Discorsi militari (1914), fortunato commento ai regolamenti dell'esercito, le prose liriche raccolte postume in “Frantumi “(1918) costituiscono l'ultimo e forse il più felice esito del suo percorso letterario: nella dimensione stilistica del frammento trovano misura ideale l'impeto autobiografico e l'inquietudine religiosa e morale di Boine. Come già detto, le pagine più riuscite di Boine sono state quelle in prosa come il “Ragionamento al sole”, “L’agonia”, “La città”, “Conversione al codice”(raccolte in Frantumi), dove si concentra la passione filosofica, l’angoscia della dissoluzione fisica e il senso della vita, ricca e inafferrabile.

Tra i vociani egli fu colui che sentì maggiormente la caduta delle certezze che derivarono dalla crisi del positivismo e ne dedusse una visione della vita priva di valori e significati, solamente animata dal senso di un disfacimento imminente della società contemporanea. Dal novembre 1912 al 1913, a causa della tisi, si recò in sanatorio a Davos, in Svizzera.
Tornato a Porto Maurizio vi trascorre gli ultimi anni della sua vita, finché, con l’aggravarsi della malattia, non lo colse la morte il 16 Maggio 1917.


 

 

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