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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Offriamo ai nostri lettori uno spazio di comunicazione, una bussola per orientarsi all’interno del mondo dell’arte in tutte le sue espressioni dall’arte classica, alla tecnoarte. Visibilmente questa società “si sorveglia” come si dice di un regime alimentare, regolando in uno stupefacente carnevale l’eccessiva percezione di sensi, immagini, arti. Un totalitarismo dolce, suadente, che tutto pervade.
L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde le sue caratteristiche di unicità per divenire ripetibile: tutto è spettacolo, esplosione di simboli e segni per sovrasignificare sul reale.
Al punto che si sono creati neologismo come Global-loc (globale-locale), shopentertainment, architainment (architettura che fa spettacolo) o japanimation. Davanti alla mistificazione consumistica della vita, l’artista risponde con il gioco-spettacolo dell’arte. Sarà un Cicerone d’eccezione, fedele all’obiettivo del cardinal Scipione di condividere con i propri ospiti i capolavori d’arte.
Intingendo il pennello della scrittura nell’intelletto, invitando il lettore alla fruizione ipermediale degli articoli che vi proporremo.

Luca Magrini Cupido
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
579 Dada e surrealismo riscoperti Artefactum Luca Magrini Cupido 06/2009 Apre eventuale link con Articolo 579 già pubblicato
Testo Articolo

 

 

Roma, Complesso del Vittoriano 9 ottobre 2009 - 7 febbraio 2010
Dada e surrealismo riscoperti al Complesso del Vittoriano sono presenti oltre 500 opere tra oli, sculture, readymade, assemblaggi, collage, disegni automatici, la mostra ripercorre interamente la nascita, il susseguirsi dei manifesti e delle principali mostre, l’estetica dei tanti protagonisti di queste correnti. Tristan Tzara che è il padre fondatore del dadaismo scrive nel “Manifesto Dada” del 1918 “Dada non significa nulla” e “ l’opera d’arte non deve essere la bellezza in se stessa perché la bellezza è morta”, queste parole ci aiutano a comprendere le caratteristiche del movimento: il rifiuto di ogni atteggiamento razionalistico, la maniera provocatoria di afferrare il reale e il desiderio di distruggere le convenzioni borghesi intorno all’arte per poter creare una nuova arte coincidente con la vita stessa, non disgiunta da essa.

Molti ritengono che all’origine del termine vi sia il nonsenso, altri che risalga all'uso frequente della parola da (sì in rumeno) utilizzato dagli artisti rumeni Tristan Tzara e Marcel Jancoma. Secondo altri la parola Dada è stata rinvenuta casualmente da Tristan Tzara l’8 febbraio 1916 alle sei di sera nel vocabolario Larousse, o si racconta che un tagliacarte sia scivolato casualmente tra le pagine del dizionario. Per ogni cosa che l'arte sostiene, Dada rappresenta l'opposto. Se l'arte presta attenzione all'estetica, Dada ignora l'estetica; se l'arte lancia un messaggio implicito attraverso le opere, Dada tenta di non avere alcun messaggio, infatti l'interpretazione di Dada dipende interamente dal singolo individuo; Il Dadaismo è rivolta, è antiartistico, antiletterario, antipoetico, è un tratto o una disposizione dello spirito. Ciò che interessa Dada è il gesto più che l’opera e tale gesto deve essere sempre provocazione contro il cosiddetto buon senso, contro l a morale, contro le regole, contro la legge; Le opere più rappresentative di questa corrente artistica sono la “Ruota di bicicletta” di Duchamp, la lapidaria “Fontana" e la celebre Gioconda ritratta con i baffi in “L.H.O.O.Q”.

 

Breton definì in questo modo il surrealismo, nel primo Manifesto surrealista del 1924: “Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale”. Il pensiero surrealista si è affermato come ribellione alle convenzioni culturali e sociali, la sua poetica è quella della trasformazione di tutti gli aspetti della vita, attraverso la libertà di costumi, la poesia e l'amore. "Trasformare il mondo, ha detto Marx, cambiare la vita, ha detto Rimbaud. Queste due parole d'ordine sono per noi una sola" (André Breton). Gli artisti surrealisti abbracciarono spesso il comunismo e l'anarchismo. Il percorso espositivo testimonia l’evolversi del movimento e il contributo degli artisti surrealisti alla sua estetica.

Ci sono le opere degli artisti surrealisti che parteciparono alla prima collettiva surrealista inaugurata alla Galerie Pierre di Paragi 1925, quelli presenti alla più importante antologica surrealista allestita nel periodo tra le due guerre che si tenne alle New Burlington Galleries inaugurata l’11 giugno 1936. Il cammino espositivo prosegue ripercorrendo attraverso i suoi protagonisti, le tre importanti collettive del dopoguerra, che testimoniano lo sviluppo e la diffusione internazionale del Surrealismo. La prima si svolse nel giugno 1947 alla Galerie Maeght di Parigi; dodici anni dopo, dal 15 dicembre 1959 al gennaio del 1960 si svolse alla Galerie Daniel Cordier di Parigi, curata da Bretone Duchamp e la celebre Exposition Internationale du Surrealisme; conclude il percorso espositivo l’ultima collettiva surrealista, L’Ecart absolu, del 1965 diretta anch’essa da Breton e che precede di nove mesi la morte del fondatore del surrealismo.

Possiamo ammirare Joan Mirò nel suo allucinato universo parallelo formato da geometrie colorate sospese che ricerca l'interiorità delle cose con una crescente forma d’astrazione. Max Ernst che ricerca le profondità dell’essere umano nell’illogica forma delle sue composizioni, Magritte che utilizza la poetica dello spostamento del significato e del senso e utilizza accostamenti inconsueti e deformazioni della realtà.


 

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