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Data di lettura dati Server: 29-04-2017 - 21:23:00
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Rubrica curata da Antonio Timoni che si occupa di far conoscere piccole curiosità dal mondo o dalla scienza Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
578 IL MOSTRO DI DUSSELDORF - Prima Parte Curiosità Antonio Timoni 06/2009 Apre eventuale link con Articolo 578 già pubblicato
Testo Articolo

Peter Kurten, il mostro di Dusseldorf, ladro, rapinatore, maniaco sessuale, piromane, assassino, fin da bambino provava gusto ad uccidere i cuccioli randagi strangolandoli lentamente con un cappio d’acciaio, ma ben presto le sevizie sugli animali non gli bastarono più e dedicò le sue attenzioni agli esseri umani.
Che cosa lo spingesse a queste orribili atrocità nessuno è riuscito a dare una risposta plausibile, non i giudici che lo condannarono a morte non ritenendolo infermo di mente, tantomeno gli psichiatri che lo tennero in osservazione. Gli ultimi delitti del “vampiro” risalgono all’inizio degli anni trenta e da allora lo studio delle malattie mentali è progredito sensibilmente e oggi con molta probabilità forse il caso si sarebbe risolto.
Il 2 febbraio 1929, a Dusseldorf, una donna di trentatre anni venne aggredita per la strada da uno sconosciuto che la ferì a colpi di forbici, ma all’episodio non fu data molta importanza. Nessuno poteva immaginare che era soltanto l’inizio di un’allucinante catena di delitti che avrebbe sconvolto per un anno la pacifica città della vecchia Renania.

Qualche giorno dopo, una bambina di nove anni, Rosa Ohliger, venne avvicinata all’uscita di scuola da un uomo che la convinse a seguirlo in un giardino; i suoi resti furono ritrovati la mattina dopo e la scena era davvero raccapricciante. L’assassino si era accanito sul corpo della bimba con delle cesoie, sventrandola e fracassandole la testa.
Il 12 febbraio fu la volta di Rudolf Scheer, un operaio di cinquantaquattro anni ad essere ucciso anche lui a forbiciate.
La città iniziò a vivere sotto l’incubo del mostro, anche se la polizia cercò di tranquillizzare la popolazione visto che nei mesi a seguire la furia folle dell’omicida pareva essersi placata. Il mostro però l’11 agosto tornò a colpire e questa volta toccò ad una ragazza, Maria Hahn, che venne trascinata in un bosco, sgozzata con un paio di cesoie e violentata. Il 20 agosto altre tre persone furono aggredite e ferite a coltellate da un maniaco alla periferia della città. Quattro giorni più tardi vennero trucidate a pugnalate due bambine, Gertrud Hamacher di cinque anni e Luise Lenzen di tredici. Il giorno dopo, una giovane donna, imprudentemente accettò le attenzioni di uno sconosciuto e subì prima un tentativo di violenza e poi numerose pugnalate, ma miracolosamente riuscì a salvarsi.

Le aggressioni però continuarono senza sosta ed il 29 settembre fu la volta di Ida Reuter, uccisa a martellate e poi violentata; l’11 ottobre la stessa sorte toccò ad una prostituta, Elizabeth Dorrier, anche lei massacrata con un martello; con la stessa arma vennero ferite nella prima metà d’ottobre Hubertine Meurer e la signora Wanders; il 7 novembre l’assassino tornò ad uccidere con le forbici e la vittima fu una bambina di cinque anni, Gertrud Albermann, trucidata con ben trentasei colpi di cesoia. La polizia brancolava nel buio più totale e Dusseldorf iniziò a vivere in un incubo senza fine, tanto che la gente sconvolta dal terrore aveva paura ad uscire di casa.
Il 14 maggio dell’anno successivo il mostro commise finalmente un errore che portò gli investigatori sulle sue tracce.
Il maniaco violentò un’altra donna, Maria Butlies, cercando poi di strozzarla, ma la sua energica reazione lo costrinse a fuggire.

 

La Butlies però conosceva l’indirizzo del suo aggressore, dato che l’omicida l’aveva invitata in primo luogo ad accettare ospitalità per una notte a casa sua, ma poi visto lo strano comportamento dell’uomo, si era fatta accompagnare al dormitorio dove risiedeva ed era stato lungo il tragitto che era accaduto il fattaccio. La polizia riuscì però a catturare il maniaco solo grazie ad una lettera consegnata, per un errore di indirizzo, alla famiglia Bruggermann che, dopo averla letta, ritenne di doverne comunicare il contenuto alle autorità. In essa la scrivente, Maria Butlies, raccontava ad un’amica la sua terribile avventura, confessandole di non aver sporto denuncia a causa di quel pudore che troppo spesso permette agli stupratori di farla franca.
Potrete seguire il resto della storia nel prossimo numero della rubrica Curiosità.


 

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