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Data di lettura dati Server: 24-10-2017 - 02:39:02
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
549 Amore straniero 4° parte Grandi Amori Occasionali 04/2009 Apre eventuale link con Articolo 549 già pubblicato
Testo Articolo

Ritornai in ufficio all’imbrunire, mi buttai sulle pratiche correnti per distrarmi un pò. La ragazza mi aveva un tantino sconvolto, forse aveva usato qualche magia gitana per farmi sbandare così. Decisi di lasciar stare per il momento questa storia. Sfogliai i fogli A3 che avevo promosso molti anni prima a cartelle.
Società Protefix srl, volevano che controllassi un dipendente che se forse si prendeva una pausa lunga al bar… guardai la data 7.2.06.
Società Alfapiù Spa un caso di molestie ad una segretaria, avevo piazzato telecamere dappertutto, ma il tipo lì non ne voleva sapere di collaborare, data 5.6.06.
Signora xx (privacy per i casi personali) sospetto tradimento del suo amante (lei naturalmente sposata), avevo beccato i soldi e consigliata di mollarlo tanto già ne aveva uno di uomo che basta e avanza. Data 9.9.05. Vecchiume.
Adriana non voleva andarsene dalla testa. Mi distesi sulla branda adibita a letto d’emergenza, emergenza intesa, in ordine descrescente di uso: 1 smaltimento sbornia (180 casi), 2 dormire di giorno dopo una notte di lavoro( 120 casi), 3 sonnellino pomeridiano (89 casi), 4 sesso occasionale (4 casi). Era quell’ora del giorno che stai bene come stai, non hai né fame, né sete, di acqua almeno, un leggero assonnamento di passaggio, che poteva diventare definitivo. Sentivo i ragazzi nel piazzale sotto urlare: "Passa, passa! - il pallone: che bella invenzione!

Ripensai alla biondina Chanel 5 del giorno prima, a quell’ora stava lì fuori, seduta sulla sedia in ansia, stava per perdere il marito ed io che tentavo d’indovinare il colore dello smalto che aveva messo sulle unghie dei piedi. La rividi lì, seduta composta sulla sedia sgangherata, per venire da me doveva essere disperata. Il marito s’era messo in un bel guaio, la rumena era tosta, non era una tipa da liquidare così su due piedi. Probabilmente nel suo DNA portava tracce di streghe antiche e lontane, di filtri d’amore segreti, tramandati senza parole nel patrimonio genetico, tracce di uso di un sesso estremo, o di chissà che altra diavoleria, una bella gatta da pelare per la biondina, ma ancora non lo sapeva. Dovevo approfondire le indagini, anche se non c’era molto da scoprire ormai; una Bella Sbandata con la B e S maiuscola per il marito, una Bella Gatta da Pelare per la moglie (BGP come sopra).
Quella serata la chiusi, come tante altre, come chiudere un ombrello.
Arrivò in punta di piedi senza far rumore, entrò nel disordine della stanza/ufficio che il sole era in alto. Il suo profumo mi fece aprire gli occhi, Chanel 5 apparve dal nuovo smalto nero delle dita dei piedi che sbucavano da sandali rossi. Alzai appena lo sguardo, l’aspettativa non rimaneva delusa: un paio di polpacci sottili abbronzati, una gonna nera con lustrini sopra il ginocchio, una maglietta fucsia scollata a maniche corte, i capelli biondicci incorniciavano un viso abbronzato con un lieve trucco agli occhi e una sfumatura di rossetto sulle labbra. La faccia era seria e preoccupata:
- Buongiono, mi scusi, sta bene?
- Si, scusi lei l’accoglienza.
- Ho bussato e ribussato, pensavo non ci fosse nessuno, poi ho spinto la porta, era aperta…
- Si, è sempre aperta quando ci son dentro io – sorrisi della mia battuta scema
Sorrise anche lei. Le chiesi:
- Che ore sono? Ha già fatto colazione?
- Ho fatto colazione, aperitivo e anche pranzo, sono le 13.30
- Accidenti, ieri ho fatto tardi, mi scusi (è sempre una buona scusa…)
Mi alzai cercando le scarpe.

 

- Ero passata per vedere se ci sono novità, ma penso che non ha lavorato molto al mio caso, visto che dorme così tranquillo.
Lo disse con una punta di rimprovero da maestrina elementare. Chissà forse aveva fatto lo psicopedagogico, lì le sfornano così, standard di serie. Avevo voglia di ribatterle per le rime, che il caso era risolto, o quasi, dopo appena 24 ore, mi trattennero i suoi occhi preoccupati, poi non volevo vederla piangere, così di mattino presto (mattino presto per me).
- Beh ho iniziato….
- Sì, sì, li conosco i tipi come lei, fanno tutto e non fanno niente, rimpiango di essere venuta da uno scapestrato come lei e dire che me l’aveva consigliato un’amica di cui mi fidavo. Mi sentirà, ora me ne vado, le ritiro l’incarico, mi dica quant’è.
Il dolcetto s’infervorava, il rossore del viso si confondeva nell’abbronzatura fresca. Sentii una punta di malinconia, ci teneva molto alla sua storia e a quello stronzo che aveva sposato.
- Venga qui.
Si avvicinò col portafoglio aperto in mano. La guardai negli occhi, le presi la mano col portafoglio.
- Chiudilo.
Ero passato al tu senza pensarci.
- Lei rimase disorientata, l’intuito femminile era al massimo livello, capì qualcosa che non doveva capire. Gli occhi si gonfiarono.
- E’ come penso vero? Ha un’altra. Lo leggo nei tuoi occhi.
Scoppiarono le lacrime. Un fiume di singhiozzi la sconvolgevano. Era disarmante nella sua dolcezza disperata.

 

L’abbracciai sprofondando nello Chanel 5, sentivo il bagnato delle lacrime sulle guance. Il rimmel si stava sciogliendo tutto.
Ormai sono un libro aperto per le donne, forse è giunta l’ora di cambiare lavoro. Per fortuna mi ricordavo ancora come si fa a mentire.
- No, è presto per tirare conclusioni. Aspetta qualche giorno, le cose si risolveranno.
- Ah, ecco, è come penso allora, ha un’altra e tu pensi di rimettere a posto le cose. Grazie ma alla mia vita ci penso io!
Piangeva disperata e determinata. Sì, ormai ero strafatto, neanche più le balle raccontavo bene.
Ok aveva vinto. Decisi di aprirle i miei segreti, più che altro per farla smettere, non sopportavo vederla piangere così.
Le raccontai del RGN, del NOAMI, le feci sentire le registrazioni vocali, gli sms, la corrispondenza WEB, le riprese da satellite dei luoghi, dell’ora, pregandola di tenersi per sé certe informazioni, ma lei aveva in mente solo il marito. Feci uno zoom sulla ragazza capelli mattone che scendeva dalla macchina del marito, l’ora in basso a destra indicava le 00.24 del 7.6.09. Lo salutò da fuori, prima di chiudere lo sportello le disse qualcosa, la ripresa a infrarossi del SPYRESAT2001 americano era nitida, le labbra si mossero in una frase inequivocabile, sembrava di udirla: “TI AMO”.
Roberta esplose:
- Stronza! Ma come si permette??
- Dai non prendertela.
- Dice TI AMO a mio marito! Te ne rendi conto?
Oddio, se attaccano fra donne sono a posto! Non sapevo più che fare. Continuò in un’escalation inarrestabile.
- Fosse bella almeno! Cos’ha quella più di me? Che si guardi i suoi di uomini non il mio!

Quanto al bello che non era, avrei avuto qualcosa da ridire, ma lasciai stare.
Il fervore l’aveva resa più bella, ma il suo astio verso l’altra mi disorientava. Ora pensava al marito come cosa propria, come una macchina, un vestito, una borsetta. Eppure soffriva da morire. L’animo femminile è iperscrutabile, chissà forse nella costruzione hanno fatto casino con qualche provetta sbagliata caduta nel pentolone per caso. Ne è uscito un bel mix non c’è che dire. Continuò a scagliare escrementi dialettici contro la concorrenza, fino allo sfinimento, poi si calmò.
- Beh, uno stronzo così me lo ripiglio quando voglio.
L’assecondai cercando di rinforzare la sua anima femminile ferita, poi cominciai ad aver fame.
- Sì, quella te la mangi a cena in insalata tu…
Si mise a ridere
- A proposito di cena, che ne dici di andare a mangiare qualcosa da qualche parte?
- Che fai… ci provi?
I suoi occhi erano indagatori sotto la sfumatura nera del rimmel disfatto, ma avevano un alone di sorriso. Azzardai un’altra balla, forse stavolta ci casca.
- No, ho solo fame.
Finse di crederci, ci avviammo per le scale non prima di essersi ritruccata nel bagno collettivo del secondo piano.
Andammo da Tony, una specie di seconda casa per me, sicuramente era la prima per quanto riguardava la cucina, ci passavo lì sei cene su sette.
Entrai con noncuranza cercando di apparire sfigato come al solito, ma un bocconcino così avrebbe fatto girare la testa a tutti gli uomini in qualunque posto fossimo entrati. Sì, un pò potevo tirarmela. Il mio amico Dan strabuzzò gli occhi, si asciugò il sudore dalla fronte con la pezza di cucina in mano, azzardò un “Ciao Rob, che ci fai da 'ste parti?”
Come sotto titolo lessi correttamente:”Dove cavolo hai pescato quel dolcetto? Nell’uovo di Pasqua?”.

Stetti al gioco:
- Beh visto che qui fanno da mangiare e visto che c’è un fannullone che riesce a sfornare la miglior paella di pesce di tutta la città, direi che son venuto ad assaggiarla.
- Beh siete venuti ad assaggiarla.- Corresse per bene alludendo evidentemente, come un sorriso di gatto sornione al dolcetto vicino.
- Si, siamo venuti a cena – Un sorriso nervoso mi scappò di bocca, accidenti non doveva capitare, ma non è che giri tutti i giorni con una tipa così, per cui mi sentii scusato.
Roberta si guardava attorno, squadrò la gente un pò stravagante che mi accennava un saluto, chissà se mai era entrata in un locale così nella sua vita. Le unghie nere delle dita dei piedi, staccavano sulle piastrelle gialle, un bel mix di colori con i nuovi sandali rossi e le belle gambe abbronzate sotto la minigonna. Era sulle spine, poi il calore del locale e delle persone, che mi buttavan lì qualche battuta (chissà perché quando sei con un bocconcino così tutti ti salutano, ti sono amici).
Ci sedemmo al tavolino centrale aspettando il mio amico Dan, guardai il braccialetto al polso muoversi come per conto suo, mentre Roberta gesticolava infervorata nei suoi racconti. Mi disse di lei, di come aveva conosciuto suo marito, di come si erano innamorati, amati, sposati, di come erano scivolate le vicende in un fossato, che poi si stava rivelando un autentico baratro. I suoi occhi ricominciarono a diventar lucidi, non la sopportavo veder piangere; chiesi due Black Start sperando che la birra le facesse un pò da anestetico al cuore.
Nel frattempo arrivarono le paelle. Assaggiò un boccone nel discorso, come per caso, probabilmente sentì il sapore insuperabile del piatto di pesce, che solo il mio amico Dan sapeva cucinare così, in men che non si dica fece sparire il piatto e pure la birra. Ero contento che le fosse piaciuta la paella e pure la birra.
Ora era più rilassata, mi posava gli occhi nei miei per qualche secondo in più mentre parlava e rideva e pure mentre piangeva.
Chissà perché la trovavo adorabile in tutte e tre le situazioni. Forse erano gli orecchini che dondolavano, o il Rimmel disfatto, o forse erano i piedi che ogni tanto dava contro i miei, per prendermi in giro durante una risata.

Il risultato fu che dopo tanto tempo stavo bene con una donna. Dimenticai per un istante che era una cliente (gratis) e per giunta innamorata del marito (stronzo) ma riuscii a trattenere le avances, in compenso ci passammo le ore senza contarle in quel buco di posto.
Il senso professionale si fece sentire dopo la terza birra a testa e con uno sforzo sovrumano l’accompagnai alla macchina, la feci salire e la portai a casa sua, mentre per tutto il tragitto giochicchiava con i miei capelli tormentandomi la nuca.
- Mio marito non c’è. Uffa! Cosa faccio su da sola?
Mise un broncio come una bambina.
- C’è Febbre d’amore “replica” a mezzanotte e mezza. – Le risposi sorridendole.
- Mmmmm l’ho già visto oggi alle 16.30.
Sorrideva e annicchiava, ma sapevo che era la birra.
Capii che voleva che ci provassi per sorseggiare la rivincita della femminilità, per darmi poi un rifiuto, amava ancora quello stronzo. Ok stetti al gioco. Le proposi:
- Beh, allora fammi salire così qualcosa inventeremo…
Sorrise finalmente compiaciuta. Col dito laccato nero di fresco mi schiaffeggiò la guancia.
- Eh, no carino, tu devi risolvermi le mie cosine prima, poi vedremo.
Baciò il polpastrello del dito e stavolta me lo spennellò dolcemente sulla guancia. Così facendo aprì lo sportello e scomparve nel viottolo di casa sua. Rimasi solo nella sua macchina con la guancia bagnata e il suo Chanel n°5.
 

(Per gentile concessione di Roberto Ferrari)

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