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Data di lettura dati Server: 30-04-2017 - 12:58:48
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
531 Un giorno qualunque in compagnia di Enrico Nascimbeni Intervista Luca Magrini Cupido 04/2009 Apre eventuale link con Articolo 531 già pubblicato
Testo Articolo

Oggi siamo in compagnia di un professionista che si definisce poeta maledetto, egocentrico, fragile e ipocondriaco...
Enrico, puoi raccontarci del tuo percorso professionale?

Ho iniziato a suonare a 13 anni da autodidatta, amavo ”Il pescatore” di De Andrè, una delle mie canzoni preferite. Poi mi sono laureato in lettere moderne e da lì è iniziata la mia attività di giornalista. Finita l’università, ho deciso di fare il cantautore. Bambino for ever innamorato della gioventù. Il mio primo 45 giri è del 1977 "Giovanna prima o poi con la Poligram", nel 78-79 è uscito “Maracaibo” con la Poligram, nell’81 ”Verso il mare”; nell’83 “Hotel Costa Rica” e poi ho mollato tutto e mi sono messo a fare il giornalista a tempo pieno per 18 anni. Ero stanco della musica. Dopo che sono stato chiamato dal direttore artistico della Uea per scrivere canzoni per Paola Turci, ho cominciato a fare l’autore, ho scritto per Susan Vega, Mango, Leonard Cohen, Vecchioni, che è mio amico e maestro, (mio professore liceale). Baccini, Mietta e Siria e per finire Marco Carta, scrivo per chi mi paga. Con alcuni è un piacere con altri è un fatto economico. Dal 2001, dopo tanti anni di silenzio sono rientrato nel mondo della musica come cantautore con l’album “Amori disordinati”, poi “Le due anime” e “Male di amare” infine sono riemerso dal limbo con ”Uomini Sbagliati”. Pochi passaggi tv ma molto internet, myspace, giornali web, tutto questo mi ha permesso di vincere prima il disco d’oro e poi di platino. Sono stato 28 giorni primo nella classifica nazionale, ho venduto 71000 opere online, rimanendo 8 mesi in classifica nella top ten di itunes. L’album “Uomini Sbagliati” ha avuto un successo di vendita inaspettato, un album molto intimista e triste che nasce e proviene dal dolore causato dalla morte di mio padre, la gestazione è durata tre anni. Quest’inverno a Milano ho suonato con gli zingari per difendere la loro identità, ignorato dalla stampa. Suono in concerto con Massimo Bubbola a Brescia o con amici come Vecchioni.

Che cosa pensi della realtà sociale italiana?
L’Italia è razzista e lo sta diventando sempre di più, i media sono il nostro specchio, hanno fatto vincere il grande fratello a un Rom per far notare come l’Italia non sia razzista. Le ronde sono all’ordine del giorno, contro extracomunitari, zingari, neri e diversi. La mia compagna che è Venezuelana subisce episodi di razzismo continuamente. Ci sono notizie che si commentano da sole, Borghezio (onorevole leghista) è andato a spruzzare il DDT sulle nigeriane nei treni. Speriamo che il nostro sindaco, un giovane di 32 anni di Verona sebbene sostenuto dalla lega possa aiutarci. Io sono una persona di sinistra e sono, paradossalmente, aiutato dai giornali di destra nella mia opera di compositore, questi giornali elogiano e recensiscono i miei album. Io sono stato di una sinistra extraparlamentare, ho fronteggiato un pomeriggio in Piazza Del Duomo l’attuale ministro La Russa. La Russa è avvocato e non è un politico di formazione, l’ho conosciuto durante la mia attività di giornalista nel periodo di Mani Pulite. Le mie canzoni non sono assolutamente politiche, la musica è altro, la ricerca della libertà avviene attraverso lo sciopero e le manifestazioni. Il sito di Baccini su face book è stato chiuso perché anti-berlusconiano, quando vedo che si chiude uno spazio a un collega non ci sto e cerco di intervenire con tutti i mezzi comunicativi a mia disposizione, partecipo alla vita civile o “incivile”, di questo momento storico del nostro paese. Ci sono siti pro nazi, pro-pedofilia, chiudere uno spazio pubblico ,.come il sito di Baccini, perché ha manifestato idee contrarie a Berlusconi, è una pratica dittatoriale molto grave.

Hai dichiarato: “Farsi capire da tutti non vuol dire essere banali. Ma aver raggiunto il tuo scopo”, che cosa desideri comunicare profondamente al tuo pubblico ?
Assolutamente, nella mia ricerca artistica personale cerco un linguaggio il più semplice possibile ma non banale e idiota. La mia ricerca letteraria è quella di un linguaggio immediato comprensibile da tutti dal giovane alla signora. Senza mai scadere nel banale. Con l’ultimo album credo di essere riuscito nell’intento.

C'è un momento particolare del tuo percorso artistico che ricorre spesso nei tuoi pensieri: eventi specifici, persone conosciute o esperienze importanti?
Uno dei momenti più belli è stato il premio Tenco, una grandissima emozione condivisa con Roberto Vecchioni, già negli anni ‘70 e ‘80 abbiamo fatto insieme almeno 400 concerti, ma il “premio Tenco” è stata un'enorme soddisfazione. Un'altra emozione forte l’ho provata nel momento in cui mi hanno comunicato il disco d’oro. L’artista deve essere giudicato dagli altri, il mio mestiere è fatto anche di silenzi, quando si spengono le luci, ci sono i ripensamenti, le depressioni, ma sono contento, non ho il sogno di riempire S. Siro, ma di riempire i teatri ed essere compreso, di sentire il calore della gente anche attraverso concerti parlati con l’intervento del pubblico.



Perché hai scelto di abbandonare la tua attività di giornalista impegnato politicamente e sulle barricate, ricordiamo la tua attività durante il periodo di mani pulite?
Era un mestiere che respiravo in casa, mio padre era del Corriere della Sera, sono passato dal Giorno, all’Indipendente, sono stato inviato di guerra e poi sono approdato nel 1987 a Studio Aperto di Mediaset con Liguori, con il quale ho avuto un pessimo rapporto. Ora il nostro rapporto è ottimo, ogni disco che esce, mi dedica una pagina. Un concerto dura due ore e mezzo, ma la carriera e la vita del musicista sono fatte anche di silenzi e di ripensamenti, ma ho fatto bene a lasciare il giornalismo, sono contento.

Puoi raccontarci come ti sei avvicinato alla musica?
Ero innamorato dall’adolescenza della musica e sentivo la voglia di comunicare. La musica è uno strumento stupendo per alleviare le angosce e le sofferenze della vita, a volte ti fa soffrire, riflettere sulle condizioni quotidiane, ciò che mi colpisce, sono i piccoli, ma espressivi gesti che accadono nella vita di tutti i giorni e i ricordi delle persone che non ci sono più.



 

Da giornalista, che cosa pensi di internet, Facebook, Myspace, il futuro della musica è in rete?
E' un mezzo che va gestito in modo corretto. Io ho puntato tutto sulla rete, è un mezzo che va gestito e curato continuamente, io rispondo in prima persona, non demando ad altri, tranne i giorni di concerto e d’incisione. Ho quattordici e-mail e cerco di rispondere a tutti. Ascolto solitudini, ho ascoltato nascere e morire amici che non avevo mai visto. Non mi piace la parola fan che proviene da fanatici. Adesso ho un sito con quasi un milione di presenze, è il terzo italiano, ci sono sistemi di marketing che portano al successo in rete, vedi You tube. Ho il primato della stesura delle canzoni del nuovo album che uscirà a novembre. Speriamo che vada bene. Ho un entourage di persone che lavorano mediaticamente per me. La democrazia della musica di Myspace è molto positiva. Il problema è il pirateggio, sono state scaricate 80000 delle mie copie, in sostanza la metà di quante ne ho diffuse. Avrei vinto il Disco di diamante. Ogni canzone si scarica da internet e costa 99 centesimi. E’ una cultura che non è combattuta e una controcultura non diffusa seriamente come in altri paesi.

Il tuo settimo e ultimo album è ”Uomini sbagliati” che ti sta portando molti riconoscimenti, un disco d’oro e uno di Platino 2009, un notevole successo per un lavoro indipendente.

 L’album è stato un successo inaspettato, molto intimista, triste, viene da anni di dolore per la morte di mio padre. La gente ha bisogno di emozioni vere.

Perché una definizione così negativa degli uomini?
"Uomini sbagliati" è una definizione ironica, un uomo sbagliato è chi non si ritrova nell’epoca in cui vive e con la gente del proprio tempo. Pavese, Modigliani, nati in un’epoca sbagliata sono stati criticati dalla borghesia. Il pubblico è l’ago della bilancia e stabilisce il mio successo e insuccesso, c’è un continuo rapporto di amore e odio. Se una canzone non ha successo, sono io che mi sono spiegato male.



 

"Dare un senso a questa neve" cosa significa? In Montale spesso la neve è una metafora della parola poetica che cristallizza e rende in immagini fisse il reale mutevole..
La neve copre tutto e rende tutto bello, ma può anche coprire le cose belle. Il senso della neve è la paura di non amare più, c’è una visione positiva e una negativa della neve. Quando nevica, mi emoziono in modo positivo e negativo, la neve nasconde aspetti belli e brutti. La canzone è la storia di un uomo che guarda la propria compagna e si chiede se è capace di amarla e di amare in generale. Io ho amato molto, ho avuto due matrimoni, porto con me dei segni biologici, fisici dell’amore, senza amore non avrebbe senso la mia esistenza, sarebbe un suicidio. Cerco di dare un senso a questa neve.

Uomini Sbagliati è distribuito in Sud America, Venezuela, Colombia, Ecuador, Uruguay,e in Europa, la tua produzione è indipendente? Cosa ti ha portato a essere così noto anche all’estero?
Spesso sono in Sudamerica, è un viaggiare mentale naturalmente, quello fisico distrae, è un viaggio all’interno della vita e delle persone. Bella la barriera corallina, ma le canzoni le ho scritte qui a Verona. In America latina ho fatto degli splendidi concerti, sold out,con mia grande meraviglia, questi pubblici sono molto più educati di quelli italiani. Nel panorama europeo, in Polonia è molto particolare il modo di sentire la musica e di cercare il personaggio, c’è un profondo rispetto.
In Sudamerica ho avuto successo, a differenza forse dell’Italia, dove non ho avuto lo stesso successo, perché non ho visibilità TV, la cosa non mi sconvolge, è colpa mia, perché non ho trovato modi per comunicare qua. Dovrò fare un concerto ad Amburgo a breve ed hanno già sold out, in un teatro con 1200 posti.
Le "due anime" disco d’oro ottenuto in tre anni è il mio penultimo album e mi ha fatto conoscere in Sudamerica, "Uomini sbagliati", l’ultimo album, è stato disco d’oro in due mesi. Ho dedicato molte canzoni a Montale e ho obbligato mio padre a fare il poeta in video, imitandolo, leggendo un libro su una sedia e facendo la parte del poeta. Nel '77 il mio primo album è pieno di citazioni di Montale. Mio ispiratore, ricordo il festeggiamento per la vittoria del premio nobel nel 75.



 

Potresti parlarci della tua collaborazione e della tua amicizia con Roberto Vecchioni? L'ultima notte di un vecchio sporcaccione è interpretato con Vecchioni durante il Premio Tenco nell'edizione del 2003 e nel tuo ultimo album.
Ho scritto io parole e musica, la canzone è dedicata a Bukowski, poeta della beat generation. E’ la storia di un uomo che ha vissuto una vita sregolata, però da’ un’occhiata al cielo nel momento della fine, il cielo è bello, è una certezza che non si sposterà mai. E’ la mia canzone preferita e cantata poi con il mio maestro Vecchioni. Siamo due persone molto fragili, due artisti affini.

Pavese si congedava dalla vita con queste parole: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi», scritte Ne i Dialoghi con Leucò, che lasciava su un comodino dell’Hotel Roma di Torino. Era il 27 agosto del 1950. Aveva solo 42 anni. Perché la tua canzone è intitolata con i versi di Pavese, gli stessi che lasciò Majakovskij prima di suicidarsi, una nota noir e decadente pervade tutte le tue composizioni?
Ho cantato molti dei suicidi di persone come Modigliani, Pavese, Majakovskij, Tenco. Il suicidio non avviene solo per motivi letterari e filosofici, Pavese si è suicidato per problemi d’amore e sessuali. Io rispetto il suicida, ma non lo farei mai. 'Mi sono suicidato cento volte ma il revolver era scarico…' questo è il testo di una mia canzone. La partecipazione al premio Tenco mi ha fatto conoscere anche un mondo di mafia e poi... tutto si è risolto con un abbraccio tra me ed Enrico de Angelis.

Dove affondano le radici dei testi, impegnati e toccanti e a quale di questi ti senti più legato?
Nella mia memoria, nel mio cuore, "Mio padre adesso è un aquilone" è dedicato a mio padre che è morto. E’ in qualche cielo, ma mi è sfuggito di mano, mi è morto tra le braccia. Lo immagino così, volante. Altre canzoni; "La fine di un amore" e "L’ultima notte di un vecchio sporcaccione."



 

La tua canzone preferita?
La mia canzone preferita è "Fammi andar via" di Claudio Baglioni, mi ha colpito in un periodo difficile della mia vita. E’ un capolavoro.

Quali musicisti ami e sono stati fonti d’ispirazione?
Io ascolto tutto, dal metal alla classica, ci sono canzoni che avrei voluto scrivere io. Amo i Genesis, Simon and Garfunkel, gli U2, se una canzone è bella la ascolto e mi commuovo. Ammiro Fiorella Mannoia e vorrei scrivere una canzone per lei. Mina non mi emoziona, ha una grande voce che canta brutte canzoni.
Battisti e Mogol hanno scritto le più belle canzoni del pop italiano. Testi nati dalla genialità di persone che erano avanti nei testi di trenta anni.

Come vedi il panorama musicale che ti circonda?
Ho creato l’U.V.A. uno spettacolo itinerante, a cui partecipa la scuola veronese dei cantautori, Massimo Bubbola ed io siamo i più conosciuti, verrà sponsorizzata e sarà uno spettacolo itinerante. Io ho iniziato suonando a Milano, al mio liceo c’era Finardi il professor Vecchioni, era un mondo molto particolare. Ora che son tornato da sei anni a vivere a Verona ho ideato questa manifestazione, che ha ricevuto successi, Il Sindaco Tosi ha appoggiato la mia manifestazione, un megaconcerto contro il razzismo.



 

Come vive la sua quotidianità Enrico Nascimbeni?
Di notte lavoro, mi alzo tardi la mattina, scrivo articoli, ascolto musica, amo la cronaca nera, per sei anni me ne sono occupato, ho vissuto in una città in guerra, ho visto bambini morti e so che la guerra non è la soluzione. Leggo cinque giornali, il mio preferito è il Corriere della Sera, leggo libri, faccio concerti, scrivo per altri, gioco nella nazionale cantanti, ho i cani e una gatta e nutro un profondo amore per la mia compagna. Tifo Milan e amo la TV. Il Milan era la squadra dei poveri e io sono sempre stato vicino a loro.

Concludiamo quest’intervista con l'utima domanda: Chi è Enrico Nascimbeni e cosa si ripromette per il suo futuro di uomo e musicista? Quali i progetti?
Io sono un uomo fragile, da qui nasce una profonda forza interiore, amo l’utopia e posso permettermi di fare questo mestiere. Ho cento milioni di difetti, a novembre compio 50 anni, sono innamorato dal poter parlare con i giovani e questo mi fa piacere. Mi riprometto di essere sereno nella mia vita privata e di mantenere e coccolare il mio pubblico che mi ama e sente che io canto con il cuore. Mi riprometto di farmi passare l’ipocondria, cerco la serenità e scrivo molte canzoni quando non sono sereno, per questo ne scrivo molte.

Grazie Enrico per averci concesso questa interessante intervista.
Grazie a voi. Parteciperò con molto piacere alla webTV de Il Settimo senso news, sono a vostra completa disposizione. Mi piace molto quest’idea. Vi abbraccio e vi ringrazio per la splendida intervista, la inserirò nel mio sito.

Teatro Romano di Verona 16 giugno 2009, Franco Oppini e la Miss Italia Silvia Battisti consegnano il Disco d'Oro e il Disco di Platino a Enrico Nascimbeni per l'album "Uomini sbagliati".



 

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