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Data di lettura dati Server: 18-08-2017 - 06:48:12
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Racconti La Redazione
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
522 Riccardo e il falcone (fiaba musicale) Racconti Occasionali 03/2009 Apre eventuale link con Articolo 522 già pubblicato
Testo Articolo

C’era una volta in un villaggio di montagna un povero boscaiolo che viveva con la moglie e il vecchio padre in una casetta al limitar del bosco. Un giorno, dopo averlo tanto atteso, la moglie del boscaiolo diede alla luce un bimbo bello come il sole che fu chiamato Riccardo. Il piccolo cresceva affidato alle cure del nonno perché i genitori erano sempre nel bosco a raccoglier legna. Era tanto bello quanto intelligente, ma, ahimé, non somigliava affatto al padre: non era forte e coraggioso come lui e di andare nel bosco non ne voleva sapere; preferiva restare a casa a sentire le storie meravigliose che gli raccontava il nonno. Aveva poi una paura terribile del buio: pensate che non voleva mai dormire per non dover chiudere gli occhi e vedere il buio! (musica). E così i ragazzi del villaggio presero a chiamarlo “Cuor di coniglio” e a canzonarlo: (recitazione intonata)

Riccardo, cuor di coniglio,
sei pallido come un giglio.
Se la luce or non c’è,
Chi ha paura più di te?
 

I genitori non si davano pace di questo figlio così pauroso. – Che ne faremo di un figlio bello come il sole che non vuole andare nel bosco?
Solo il nonno lo guardava tranquillo, sorridendo e tirando boccate dalla pipa mentre continuava a narrare le sue storie anche quando Riccardo era ormai diventato un giovanottino.


Un brutto giorno il nonno si ammalò e chiamato Riccardo gli disse:
- Prendi questo corno, nipote adorato, e quando ti troverai in difficoltà soffiaci dentro con forza.
E in men che non si dica, morì. Riccardo, dopo essersi disperato per tre giorni e aver versato tutte le sue lacrime, un mattino, appena i genitori uscirono a far legna, prese con sé il corno del nonno e se ne andò in cerca di fortuna. (Musica)
Cammina, cammina incontrò in una radura un capriolo che fuggiva inseguito da una muta di cani da caccia. La povera bestia gli disse:
- Bel giovane, ti prego, abbi compassione di me.
Riccardo prontamente si mise a soffiare nel suo corno. (suono). I cani rimasero come paralizzati e poi fuggirono via guaendo. (musica). Allora il capriolo si trasformò in una bellissima fanciulla vestita di verde che gli disse: - Sono la fata del bosco. Tu hai avuto compassione del povero capriolo e voglio ricompensarti: comprenderai il linguaggio degli uccelli e tutte le volte che sarai in difficoltà ti basterà dire: (musica)
O fata del bosco, aiutami tu. Né spada né tosco avran più virtù e io correrò in tuo aiuto.
Detto questo la fata sparì e il giovane riprese il cammino. (Musica) Verso sera arrivò in un paese sconosciuto e per le strade sentì un banditore dire alla gente: (rullo di tamburi)
- Udite, udite. Il falcone del re sta morendo. (rullo) Chiunque riuscirà a salvarlo, marchese, o contadino, avrà in isposa la figlia del re, ma se fallirà avrà la testa mozzata. (claster pauroso)
Senza troppo pensarci su, Riccardo chiese di essere ricevuto. Le guardie non volevano lasciarlo passare. - Cosa vuoi fare tu, - lo schernivano, - pezzente? I più grandi sapienti del regno hanno tentato, invano.

Ma gli ordini erano ordini e Riccardo tanto insistette che ottenne di essere ammesso al cospetto del re e della corte.
- Maestà, vi prego. Lasciatemi solo con il falcone per qualche minuto. (Musica)
Aveva parlato con un tale garbo che la figlia del re ne rimase incantata e subito pregò il padre di lasciarlo tentare. Anche Riccardo fu colpito dalla bellezza della principessa e in cuor suo pensò che sarebbe riuscito nell’impresa per lei o per lei sarebbe morto. Il re gli accordò il permesso di rimanere solo con il falcone e diede ordine che tutta la corte si ritirasse. La povera bestia languiva adagiata su cuscini ricamati con fili d’oro; si lasciò avvicinare dal giovane (cantata)

Non erba né unguento
né medicamento.
E’ peggio del fiele
un ministro infedele

Ora, bisogna sapere che questo ministro era anche un potente mago e propinava ogni giorno del veleno al falcone. Voleva vendicarsi del re perché gli aveva rifiutato, indignato della richiesta , la mano della principessa.
- Povera bestiola, - disse Riccardo che comprendeva il linguaggio degli uccelli, - ti aiuterò io.

Intanto il malvagio ministro ascoltava di nascosto e temendo di essere scoperto decise di fuggire e di rapire la principessa. Accortosi di come ella aveva guardato il bel giovane, le disse: - Lo straniero ha fallito e sta per essere messo a morte. Se volete salvarlo non c’è tempo da perdere. Vi ho sellato un cavallo e uno scudiero vi attende nel cortile per condurvi fuori del castello, presso la grande quercia, dove lui vi raggiungerà. Penserò io a farlo fuggire.
La principessa non se lo fece ripetere due volte. Corse a salutare la balia che piangeva, si fece promettere che non avrebbe detto niente a nessuno e si precipitò in cortile. Qui l’attendeva lo scudiero, che altri non era se non il ministro travestito, e appena la fanciulla fu montata a cavallo partì di gran carriera dando ordine alle guardie di aprire il portone. Giunti alla grande quercia, la principessa chiese al finto scudiero di fermarsi, ma quello diè di sprone al cavallo e via come il vento. La principessa comprese allora con orrore di essere stata ingannata. A nulla valsero le suppliche e i pianti: fu tutto vano. (musica) Ma lasciamo per un momento la principessa e torniamo al nostro Riccardo.
Saputa che ebbe la verità, il giovane chiese al re di convocare tutti i ministri alla presenza del falcone. Così fu fatto, ma ne mancava uno…Intanto, non appena la balia seppe che il giovane era ancora nel castello cominciò a temere per la sua padroncina e corse a buttarsi piangendo ai piedi del suo re.

- Maestà, vostra figlia è scomparsa…(claster)
- Non può essere stato che l’unico ministro assente. Ah, cane! Ah, traditore. Voleva sposarla! Lo farò bruciare sulla pubblica piazza! (claster)
E subito diede ordine alle guardie di cercare la principessa e il suo rapitore.
E Riccardo? Tutti si erano dimenticati di lui e il giovane uscì dal castello con la speranza in cuore di ritrovare l’amata. (musica). Camminava spedito e interrogava gli uccelli del bosco. Ovunque si sentiva un batter d’ali e un sommesso cinguettio (duetto)

- Là! Là! Son passati di qua!
- Di qui! Di qui! Eccoli lì!
- Su! Più su! Li vedo laggiù!

Intanto cominciava a fare buio e Riccardo stava quasi per tornare indietro quando un grosso gufo reale gli mostrò una grotta dove il mago malvagio si era rifugiato per far perdere le sue tracce. Si ricordò allora della fata del bosco e pronunciò in fretta:

O fata del bosco,
aiutami tu.
Né spada né tosco
avran più virtù.

Subito comparve la bellissima fanciulla vestita di verde. (Musica)
- Cosa desideri?
- O fatina, sapessi! Vedi quella grotta buia? Vi è nascosto un mago malvagio che ha rapito la figlia del re.
- Riccardo, Riccardo.Io non posso nulla contro quel mago. Egli è più potente di me. Solo un fanciullo puro di cuore lo può sconfiggere.
Detto questo scomparve. (Musica)
Rimasto solo Riccardo si ricordò del corno del nonno e vi soffiò dentro con quanta forza gli restava ed ecco che, come d’incanto, tutte le creature del bosco gli si fecero intorno (musica). Il mago, a sentire quel frastuono, temette di essere stato sorpreso dalle guardie del re e, abbandonato cavallo e principessa, si mise a correre tra gli alberi. E ancora corre. (musica)
Riccardo prese per mano la principessa e insieme fecero ritorno al castello del re dove fu festa grande. Furono mandati a chiamare il boscaiolo e la moglie che credevano morto il loro figliolo e furono celebrate le nozze tra l’allegria generale.(Musica di sottofondo).

Mangiaron a quattro palmenti
ballaron per tre settimane
e visser felici e contenti...

Musica

 

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