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Data di lettura dati Server: 26-04-2017 - 04:15:43
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
518 Accarezzando l'aria e la musica - Intervista a Roberta Di Mario Intervista Luca Magrini Cupido 03/2009 Apre eventuale link con Articolo 518 già pubblicato
Testo Articolo

 

Roberta Di Mario, parmigiana, classe 1972, come nasce la passione per la musica e conseguentemente per il canto?
La passione per la musica è nata nell’infanzia. Una passione che è sbocciata presto, già prima di conoscere l’alfabeto; all’età di cinque anni leggevo la musica così ho iniziato a suonare e studiare il pianoforte. I miei genitori mi permisero di entrare in conservatorio all’età di undici anni e poi mi sono diplomata in pianoforte. Fino ai venticinque anni sono stata prevalentemente interessata alla musica classica in seguito ho iniziato a suonare musica d’autore, bossanova e jazz.

Il passaggio da concertista a cantautrice, come hai maturato questa scelta?
La nascita di mio figlio è stata un’esperienza fondamentale, ho iniziato a scrivere testi perché mi mancava qualcosa e sentivo il desiderio di esprimermi in musica e canzoni. Nell’anno della gravidanza sono stata ferma, il bambino mi assorbiva completamente e non riuscivo a dedicarmi alla musica, il coraggio si trovava in disparte, nascosto, in sordina. Ora gli spettacoli che produco uniscono il pianismo dei brani classici alla canzone d’autore .

In-fans in latino è chi è muto e non può parlare, si sente il bisogno e la voglia di far parlare qualcosa dentro di sé quando si diventa mamma?
E’ vero, non avevo mai pensato a questo. Ti viene voglia di raccontare quello che il bambino vorrebbe dire e non può dire. Quando si diventa mamma, si diventa più forte, si porta fuori quello che era tenuto nascosto. Noi siamo quello che siamo stati, il mio professore di armonia adorava Rossana Casale ed è stata una persona che ha fatto nascere in me questa passione per la musica leggera. Io ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutato a capire la musica di oggi tempo rispetto a quella del passato.

Da cosa nasce la tua passione per la bossanova e la musica jazz?
Ho sempre ascoltato questo genere di musica e l’avevo dentro. Automaticamente passando dalla musica classica ho utilizzato accordi che facevano parte dell’armonia compositiva di questi generi. Poi sono andata ad approfondire la partitura e ho visto che gli accordi erano quelli. Ascoltavo Rossana Casale e Concato, che sono autori che utilizzano questo stile. Suonare il piano per me vuol dire per educazione musica classica e vorrei esprimermi in maniera più “leggera”, sto imparando a suonare un pianismo più pop o jazz, cercando di diventare più scherzosa anche sperimentando il genere swing francese. Il jazz e lo swing sono tornati di moda e c’è ancora qualche personaggio che crede che esistano talenti che possano esprimere con musica retrò concetti molto moderni.

Ci puoi raccontare della tua partecipazione al Festival di Castrocaro, che ti ha vista classificarti meritatamente al secondo posto?
Ero appena entrata nel mondo della musica leggera. E’ stata un’esperienza divertente e una tappa importante, non ho potuto esprimere musicalmente quella che sono, infatti, ho proposto una cover e non un mio pezzo. I “veri” festival di Castrocaro erano di Ramazzotti, della Pausini e di Zucchero, era un mondo costruito da personaggi importanti, anche nel retroscena, comunque l’esperienza televisiva è stata per me significativa. Sono molto più interessanti le mie esperienze teatrali e la danza, sono gli aspetti e le espressioni artistiche da me predilette.

Come nasce una tua canzone?
Vivendo, sentendo e ascoltando. E’ quello che vivo che poi si riflette in quello che esprimo, più vivi nella musica più ascolti, più hai stimoli musicali più diventa completo e poliedrico quello che riesci a esprimere. Scrivo partiture jazz sullo stile di Diana Krall, mantengo il mio stile che è la fusione di tanti mondi di suoni diversi. La musica classica è per me fondamentale, ci sono dei passaggi romantici nei miei brani, sono influssi di Chopin che è il mio autore preferito.


Che cosa ami di Chopin?
I notturni i valzer, le ballate. Amo le sue sonorità misteriose e molto suggestive. Amo l’armonia che utilizza Chopin, in particolare l'artificio della sesta diminuita, che uso spesso nelle mie composizioni. La sesta diminuita è una nota abbassata, ciò vuol dire che, ad esempio, in una tonalità di la maggiore, la sesta diminuita è il la bemolle. L'atmosfera diventa diversa, più lunare.

Che cosa è romantico nella musica e nella società?
Io credo che nella società attuale tutto sia poco romantico e scarno, per nulla trasparente. Pur essendo una ragazza contemporanea e moderna amerei essere nata in un altro secolo. Nascondiamo tutti la nostra sensibilità dietro una maschera, facciamo nostri i concetti e i contenuti che ci sono forniti dalle comunicazioni mediatiche che non hanno nessun gusto. Le major distribuiscono solo musica commerciale, la canzone d’autore non riesce a emergere. Sono convinta che ci sia bisogno di dare importanza all’arte e a tutto ciò che è emergente, penso che nella musica di massa ci sia molta leggerezza e poca sostanza. Il gusto deve sempre distinguere e ne trovo poco. Quest’epoca è caratterizzata dall’ibridazione, dalle culture meticciate, e dalla musica indipendente. De Andre’ che aveva avuto questa intuizione produceva alcuni brani stupendi di “world music”.

Puoi parlarci del tuo ultimo lavoro discografico?
Il quarto pedale è il mio primo progetto discografico professionale, sono canzoni e testi inediti scritti da me, sono un primo passo nella musica leggera sperimentando gli stili che volevo toccare pianisticamente e vocalmente. Il nome dell’album trae origine da un brano al solo piano che s’intitola "Il quarto pedale". Il pianoforte ha tre pedali, il quarto non esiste, è l’idea dell’ottava nota, della musica senza confine che fa sconfinare e ci rende totalmente liberi. I brani sono di generi diversi, c'è la bossanova, una canzone jazz alla Sergio Cammariere, una ballata romantica, una canzone in old style e c’è molto pop. I temi sono quelli dell’amore, dell’anoressia e dei bambini. Una canzone intitolata "Come un bambino", è dedicata a mio figlio. Ho una nuova produzione, in fieri, lo stile si sta facendo più francese, più swing, è la mia nuova onda compositiva. E’ un jazz misto allo swing e al pop. Il jazz puro è impegnativo ed io non ho la preparazione, suono un mix di suond, sudamericano, pop e swing, è una bella fusione, una commistione e combustione che creano una situazione orecchiabile.

E’ vero che ti definisci una sorta di Sergio Cammariere al femminile?
Con Cammariere trovo molte affinità, lui è pianista anch’io utilizzo sonorità americane, jazz e pop. Sono un Sergio Cammariere al femminile. Ora, però, le mie composizioni si avvicinano più a generi francesi, è un po’ tutto in divenire.
 

Quali sono i tuoi prossimi progetti teatrali?
Sto sviluppando un nuovo progetto teatrale, è uno spettacolo che prenderà il nome del progetto discografico. Questa pièce si chiamerà “il quarto pedale”.
 

Un’artista come te, come si relaziona alla società attuale, che ha visto recentemente tragedie come il terremoto in Abruzzo? Artisticamente, pensi che si possa far qualcosa, per aiutare chi soffre?
Ho un grande mezzo che è la musica, possiedo le mie mani, i miei pensieri e la voce per tirare fuori tutto quello che ho dentro. La musica è un mezzo universale che unisce e permette di esprimere tramite il proprio mondo interiore concetti universali. Il cantautorato serve per cantare storie, per parlare della propria storia di vita ma anche per raccontare qualcosa d’importante e di universale. Le canzoni che noi scriviamo, non sono nostre, sono del mondo, attraverso questa comunicazione donata e condivisa, credo si possa fare qualcosa. Nel mio album “quarto pedale” c’è una canzone molto profonda che tratta dell’anoressia. E’ una canzone che avevo proposto a Sanremo come riflessione delicata e speranzosa, è nata molto prima della polemica dell’anoressia di Miss Italia. Il brano è una preghiera, una richiesta di aiuto e di comprensione, attraverso le mie parole una ragazza che soffre di questo disturbo può trovare conforto e aiuto. E’ importante raccontare qualcosa in modo tale da permettere di giungere alla comprensione dei problemi con il cuore e con la mente.

Come nascono le tue canzoni?
Le mie canzoni nascono dai racconti e dalle storie che ascolto, ad esempio un amico che narra delle inquietudini amorose. L’emozione, il coinvolgimento, le sensazioni sono fondamentali, quello che provo e che nasce dentro di me si trasforma in musica e parole. La musica è l’alchimia tra il cuore e la mente e la canzone deve essere particolare e musicale, questo è possibile tramite un profondo sentire e l’utilizzo della metrica. E’ giusto che ci sia la canzoncina, ma anche la canzone importante. Il brano “Ai confini della nostra pelle” è interessante, la pelle è il punto di contatto tra interno ed esterno; il brano nasce da una sensazione forte che attraversa la pelle e rimane nel cuore e nella mente. Io realizzo da sola tutte le mie canzoni, le mie mani percorrono il piano in modo naturale e le parole nascono accompagnandosi alla musica. Con la maternità scaturiscono nuove sensazioni, si diventa più sensibili e consapevoli. Ho una band che si trasforma in base alle esigenze, in questo periodo è composta di un trio con chitarra, basso sax. Non amo le cose estremamente sofisticate, realizzo brani per tutti, anche per chi non ha l’orecchio abituato a musica più elaborata e di ricerca.
 

Quale musica ami ascoltare?
Ho sempre ascoltato il cantautorato italiano: Mina, Vanoni, Casale e ora Sergio Cammariere. Il mio stile è vicino a Nora Jones, Diana Krall e Amy Winehouse, voci femminili di questo calibro in Italia ve ne sono poche, per fortuna! Mio fratello è sempre stato un grande “avanguardista” di musica straniera pop, ad esempio i Depeche Mode, o The Cure, mentre io preparavo il diploma di conservatorio, lui ascoltava questo sound rock, così ho sentito tanta musica diversa. Non ho nessun desiderio di scrivere pezzi rock.


Il tuo rapporto con il mondo telematico, dal momento che ( e ti faccio i miei complimenti) possiedi anche un web site veramente raffinato.
Grazie per i complimenti. Il mio rapporto con internet è un po’ contraddittorio, non lo amo totalmente. Io non utilizzo facebook, preferisco curare i rapporti con gli amici di fronte ad una pizza, amo scrivere una lettera e non un’e-mail, ma sono convinta che internet sia necessario, è la comunicazione di oggi e del futuro.

Quando pensi che potrai realizzare un concerto nella capitale?
Non so quando potrò suonare nella capitale. Quando non ero ancora cantautrice, ho suonato a Roma ai Giardini della Filarmonica, spero di tornarci presto. Mi preparo a lavori più importanti per la mia carriera, ho contatti e sperimentazioni in atto per realizzare progetti indipendenti. Ora ho uno spettacolo dell’album “Quarto pedale” nelle mie zone, nel parmigiano, spero presto di essere a Milano e Roma che sono le città per me più importanti. Il primo maggio ho suonato in prima serata in uno spazio dal vivo al festival: "Bentornata Primavera". Il festival è di grande rilievo, interamente dedicato alla musica italiana e internazionale, nell’ultima edizione ha cantato Mario Biondi.Vorrei partecipare a Sanremo perché è una grande vetrina, vorrei arrivare con una canzone importante, in cui possa esprimermi con il pianoforte accompagnata dall’orchestra, sarebbe l’occasione per far conoscere la mia arte e le mie potenzialità espressive. Vorrei fare tournee musicali e teatrali in giro per l’Europa e oltralpe.

Per diventare un mito, bisogna necessariamente essere “sopra le righe”?
Io credo che per diventare famosi bisogna essere preparati, lo studio non ha mai fine, è un continuo divenire. Il carisma è fondamentale ed è dato dallo stile distintivo, questo può essere: il timbro della voce, il modo di porsi, la capacità di scrivere in modo poetico, o la tecnica strumentale. Io muovo le mani velocemente sulla tastiera, volando tra le note, in questo non ho limiti, perché suono da quando ero piccolissima. Gli interpreti bravi sono molti, ma io credo di avere le competenze e più ingredienti per diventare famosa, so suonare, comporre e cantare, la musica è stata ed è lo studio e la passione della mia vita. La mia classicità è un grande bagaglio, un forte background, che porterò con me e non mi toglierà nessuno.
 

Il consiglio che ti senti di dare a tutti i giovani talenti emergenti, che intendono raggiungere il successo.
Di credere fino in fondo in quello che si fa e di potersi esprimersi in libertà. Io ero solo pianista classica, ora ho colmato quel vuoto e mi sento piena. Credo che la via per riuscire sia quella di studiare tanto e avere il gusto nelle cose e di fare le cose. Il gusto distingue, perché rende possibile esprimersi in questa società e nasce dalla passione per la ricerca musicale, dall’ascolto di generi diversi, dall’ibridazione musicale. Il consiglio che vorrei dare è di non rinunciare ai desideri che si sentono e di esprimerli. Se puoi sognarlo, puoi farlo, lo diceva Walt Disney.

Termina qui la nostra intervista, ringraziandoti per la tua gentilezza e disponibilità nei nostri confronti, come da promessa, confidiamo in una prossima futura collaborazione con il nostro giornale.
Grazie a voi per quest’intervista. A presto.
 

 

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