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Data di lettura dati Server: 29-05-2017 - 03:48:39
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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Offriamo ai nostri lettori uno spazio di comunicazione, una bussola per orientarsi all’interno del mondo dell’arte in tutte le sue espressioni dall’arte classica, alla tecnoarte. Visibilmente questa società “si sorveglia” come si dice di un regime alimentare, regolando in uno stupefacente carnevale l’eccessiva percezione di sensi, immagini, arti. Un totalitarismo dolce, suadente, che tutto pervade.
L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde le sue caratteristiche di unicità per divenire ripetibile: tutto è spettacolo, esplosione di simboli e segni per sovrasignificare sul reale.
Al punto che si sono creati neologismo come Global-loc (globale-locale), shopentertainment, architainment (architettura che fa spettacolo) o japanimation. Davanti alla mistificazione consumistica della vita, l’artista risponde con il gioco-spettacolo dell’arte. Sarà un Cicerone d’eccezione, fedele all’obiettivo del cardinal Scipione di condividere con i propri ospiti i capolavori d’arte.
Intingendo il pennello della scrittura nell’intelletto, invitando il lettore alla fruizione ipermediale degli articoli che vi proporremo.

Luca Magrini Cupido
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
439 Visioni interiori - l'arte di Bill Viola Artefactum Luca Magrini Cupido 06/2008 Apre eventuale link con Articolo 439 già pubblicato
Testo Articolo
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Nasce a New York nel 1951. E’ uno dei massimi artisti contemporanei, ha utilizzato in modo sperimentale le tecniche video di ultima generazione. Bill Viola ha dato nuova vitalità alla video arte, sviluppando forme e contenuti nuovi.
Da trentacinque anni, realizza video-installazioni, performances di video e musica elettronica, utilizzando le più avanzate tecnologie . Le sue opere d’arte sono costruite per avvolgere sensorialmente il visitatore, con suoni e immagini, che coniugano una tecnica sofisticata a un'assoluta essenzialità formale.
Bill Viola sposa nel 1980 Kira Perov, con la quale viaggia e lavora insieme. La mostra “Visioni interiori” è curata proprio dalla stessa Kira Perov e realizzata in collaborazione con Claudia Zevi & Partners e presenta una selezione di opere, che comprende esempi diversi delle sue ricerche artistiche recenti.


Il viaggio di ricerca dell’identità interiore dell’artista, si snoda attraverso sedici stazioni, rappresentate da altrettante opere di video- arte. Il percorso comincia con “The Crossing”, che rappresenta l’annullamento del vecchio io. A questo fine la corporeità va superata, eliminata e purificata attraverso il suo annientamento, il corpo dell’artista è bruciato e annegato. “Surrender”, l’opera successiva rappresenta l’arrendersi al nostro percorso e alla nostra missione alla certezza consapevole di dovere e potere nello stesso tempo nascere e morire,”Emergence”.

Il percorso prosegue attraverso la meditazione, vediamo una donna in preghiera, “Catherine’s Room”, osserviamo nell’opera successiva i segni e la gestualità dei mudra, gesti, danze delle mani, che vanno a completare tecniche, pratiche e meditazioni atte al raggiungimento dell'illuminazione. Nell’opera “Departing Angel”, assistiamo all’infetamento dell’individuo all’interno di un utero d’acqua, rappresenta la nascita e rinascita continua del sé, in un processo di ridefinizione continua dell’identità soggettiva e oggettiva. In “The Veiling”, la foresta ci accoglie, ci nutre, ci protegge, ma gli individui opposti, uomo e donna non possono incontrarsi, il velo serve per svelare, per liberarsi dall’immagine dell’altro, una prigione dell’anima, che ci confonde e va svelata.Verità, aleteia, svelamento. Tuttavia, non essendo possibile la percezione diretta delle cose, il risultato sarà di due soggettività filtrate, letteralmente intese come ri-velazione perché si frappone il velo.

"In Bodies of Light”, vediamo gli individui nella vera essenza, senza più maschere, scarnificati, fatti di vasi sanguigni e arterie, portatrici di liquido vitale. Lo scheletro e infine la totale disintegrazione del corpo ci permettono di comprendere che tutto è illusione e in un attimo in un lampo di luce la corporeità è dissolta. L’altra parte della mostra ci riporta di nuovo al centro del nostro corpo, In “Anima” osserviamo come in uno specchio la difficoltà a manifestare e interpretare correttamente le emozioni, sorrisi forzati, dilatati e rallentati in un tempo e in uno spazio infiniti, le lacrime sono più facili e il Buddha stesso, dal nirvana, voltandosi a guardare il mondo degli umani predicava, che tutta la vita è sofferenza. Tutto è lotta e ciascuno rimane un’isola isolata nel suo mondo, “Locked Garden”, il percorso di comunicazione è frainteso, ”The greeting”, la collera esplode, “Silent Montain”, la pena soverchia tutto “Observance”.



Perché c’è la sofferenza? La risposta è in, ”Memoria”: la brevità della vita in un mondo a malapena illuminato, sgranato, aggrappato a un sudario di seta, che si muove impercettibilmente. E’ così fragile quest’esistenza, talmente facile varcare la soglia, solo un passo oltre la parete d’acqua, “Trasparent”e, “Ocean without a shore” e di nuovo si torna al principio.

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