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Data di lettura dati Server: 27-06-2017 - 14:13:17
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Rubrica curata da Antonio Timoni che si occupa di far conoscere piccole curiosità dal mondo o dalla scienza Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
433 Giacomo Matteotti Curiosità Antonio Timoni 02/2009 Apre eventuale link con Articolo 433 già pubblicato
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IL CASO MATTEOTTI !!

LO SAPEVATE CHE.............

L’assassinio di Giacomo Matteotti fu senza dubbio una della fasi più nere della dittatura fascista per la violenza e brutalità con cui venne eseguito; era il tempo dei picchiatori di professione al soldo del regime, specializzati a punire tutti coloro che avevano il coraggio di opporsi al Fascismo.
Giacomo Matteotti fu ritrovato senza abiti, coperto di sangue e con le ossa rotte per i colpi ricevuti, nascosto in una piccola buca tra i cespugli in una macchia non lontana da Roma. Chi lo rapì era certamente gente senza scrupoli, delinquenti di professione, abili nell’agguato e scaltri nell’approfittare del momento più propizio; infatti il deputato socialista solo ed indifeso, venne aggredito proprio sotto casa sua in pieno giorno, da una banda composta pare da almeno sei uomini. La notizia rimbalzò subito in tutta Italia e da più parti si chiese di fare giustizia, ma la giustizia non venne mai fatta; anzi il Fascismo si dichiarò estraneo alla vicenda e diede vita ad un processo farsa che terminò con tre assoluzioni e tre condanne lievi.
Ma chi ordinò veramente di uccidere lo scomodo deputato socialista Giacomo Matteotti, reo di aver denunciato alla Camera il 30 maggio 1924 i brogli elettorali e le violenze del regime? Questo il fascismo non lo ha mai rivelato.


Di sicuro si sa che era il 10 giugno 1924, nei pressi di Lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma, nel primo pomeriggio, quando Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, appena uscito di casa per fare una passeggiata, venne affrontato da un gruppo di fascisti e caricato a forza su un’automobile, dopo averlo colpito ripetutamente con calci e pugni. Le percosse continuarono anche all’interno della vettura che a grande velocità lasciò la città prendendo la via Flaminia; a una ventina di chilometri, in piena campagna romana, il corpo del deputato, che nel frattempo era stato anche accoltellato, venne trascinato ormai senza vita in una piccola boscaglia non lontana dalla strada e seppellito alla meglio in una fossa scavata per l’occasione.
Il corpo di Giacomo Matteotti fu ritrovato solo due mesi dopo in circostanze alquanto strane, tanto che il regime fascista vacillò sotto l’indignazione di tutto il popolo italiano; non poté così esimersi dal ricercare gli eventuali colpevoli e vennero fuori i nomi di alcuni personaggi, tutti legati al Fascismo tra cui Amerigo Dumini, sicario della Ceka (un’organizzazione segreta specializzata in spedizioni punitive), Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del partito Fascista e responsabile della Ceka, il capo della polizia De Bono e Filippo Filippelli, direttore del Corriere italiano. Il processo che ne scaturì fu, come ho già detto, una farsa bella e buona e tra assoluzioni e pene lievi, chi finì in prigione come Dumini, Volpi e Poveruomo, ne uscì molto presto; a Chieti, sede del processo, ebbe luogo una delle pagine più scandalose della storia d’Italia ed in solo otto giorni si mise a tacere tutta la vicenda.

Il Fascismo liquidò così il caso Matteotti, colpevole solo di aver denunciato pubblicamente le violenze del regime. Mussolini chiamato in causa la prima volta nel giugno del 1924 perché in qualità di Presidente del Consiglio, desse una spiegazione sulla scomparsa di Matteotti ai deputati dell’opposizione, rimase in silenzio e solo nel gennaio del 1925, quasi come fosse una sfida, dichiarò di assumersi la responsabilità politica di tutta la vicenda.
L’unica cosa certa fu però quella che nel secondo processo celebrato alla Corte d’Assise di Roma nel 1947 contro i sopravvissuti e responsabili del delitto, Dumini e Poveruomo vennero condannati all’ergastolo, mentre gli altri ottennero tutti l’assoluzione. A tanti anni di distanza ci appare certo che il responsabile morale del delitto Matteotti fu Mussolini, ma non ci sono però prove sicure che sia stato lui a dare l’ordine di uccidere il deputato socialista o se alcuni suoi collaboratori agirono di loro iniziativa per compiacersi davanti al loro capo.
Nello stesso punto del rapimento di Matteotti al Lungotevere Arnaldo da Brescia, oggi sorge un monumento che ricorda il sacrificio del leader socialista.




 

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