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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
410 GIOVANNI PAPINI Pillole di letteratura Antonio Timoni 06/2008 Apre eventuale link con Articolo 410 già pubblicato
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PILLOLE DI LETTERATURA

GLI SCRITTORI VOCIANI – GIOVANNI PAPINI


Giovanni Papini nasce a Firenze nel 1881, spirito inquieto e acceso polemista, sin dall’infanzia manifestò la tendenza a sfuggire a qualsiasi schema; promosse moti culturali ed impersonò ansie ed aspirazioni di rinnovamento spirituale, influendo in modo profondo sul nostro costume letterario e morale. Fondò e diresse varie riviste fra cui il “Leonardo” (1903) in collaborazione con Prezzolini, che nel suo programma doveva essere lo strumento per una liberazione interna che portasse ad una vita serena e profonda; “La Voce” (1908) sempre con Prezzolini e Ardengo Sòffici; “Lacerba” (1913) con Sòffici e “Il Frontespizio” (1929).


Nel 1935 Papini tenne la cattedra di letteratura italiana nell’Università di Bologna; nel 1937 fu nominato accademico d’Italia.
La sua vasta produzione si divide in due tempi: l’anteriore alla conversione (1920) e la posteriore. Quest’ultima ebbe inizio con la “Storia di Cristo” libro tradotto in moltissime lingue, che manifesta una violenta polemica contro la civiltà delle macchine e la tecnologia sfrenata. Le migliori pagine del Papini sono però certamente quelle narrative e poetiche e tra le opere maggiori e più indicative della sua complessa personalità vanno ricordate: “ Un uomo finito”(1912) che è senz’altro il suo capolavoro, dove si esalta la bellezza quale rivelazione di una vita profonda e serena; “Cento pagine di poesia in prosa” (1915) e “Opera Prima” (1917) che testimoniano una profonda trasformazione di uno spirito inquieto avviato verso la conversione al Cattolicesimo; “Parole e sangue”, “Giorni di festa”, “Pane e Vino” (poesie), “Gli operai della vigna”, “Dante vivo”, “Cielo e terra”, “Lettere agli uomini di Celestino VI”, “Vita di Michelangelo”, “Il libro nero”, “Il diavolo”, “La spia del mondo” e “Il muro dei gelsomini” (postumo).


Praticamente la vita letteraria di Giovanni Papini si svolse tra la pubblicazione di “Un uomo finito” e quella di “Storia di Cristo”. La prima opera rispecchia le sue ambizioni intellettuali, la sua rottura con gli ideali della società contemporanea; la seconda è frutto della sua conversione al Cattolicesimo, che non è, però, prova di sicurezza interiore, né impegno a diffondere i valori religiosi alla luce della realtà storica, ma solo l’approdo finale di una lunga vicenda di contraddizioni, coerenze e appuntamenti mancati.
Giovanni Papini morì a Firenze nel 1956 dopo aver vissuto una vita intensa, dopo aver ricevuto la nomina di Accademico d’Italia durante il fascismo ed essere stato al centro di una metamorfosi continua e di contraddizioni a volte eclatanti.
 



Antonio Timoni



 

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