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Data di lettura dati Server: 18-08-2017 - 06:57:06
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
393 Avvolti in un abbraccio Grandi Amori Nimue 04/2008 Apre eventuale link con Articolo 393 già pubblicato
Testo Articolo
Nuova pagina 1

 

Ero sola e ho sognato un abbraccio che non è mai avvenuto. Non mi restava altro che piangere mille lacrime per un abbraccio desiderato così tanto. I prossimi anni mi sembravano incubi. L’ansia mi ha rovinato la vita, l’unica cosa che volevo era la vita stessa. Guardavo fuori e volevo tanto vedere ancora i raggi del sole, ma soprattutto realizzare quel sogno bellissimo che avevo. Gli anni sono passati, ho sempre vissuto per quel sogno, ma non avevo mai il coraggio di realizzarlo per timore di poter stare male di nuovo. Speravo di poter fare un giorno, di nuovo quello che avevo sempre desiderato, uscire senza problemi,o semplicemente svegliarmi sorridendo. Parlavo con le persone che non mi erano vicine, anzi erano molto lontane da me, ma mi hanno aiutato tanto con delle parole semplici o solo ascoltandomi.

Avevo la possibilità di conoscere una di loro in persona, certamente dopo un viaggio che dovevo fare tutta sola. Sarebbe stato un grande passo in avanti per me. Esitavo tantissimo e mi continuavo a ripetere, se andare o restare. Come facevo se durante il viaggio mi fosse accaduto un malessere? Avevo paura, tanta paura, ma allo stesso tempo morivo dalla voglia di uscire.

Sì, andare, da un amico che avevo sentito molte volte al telefono, ma non avevo mai visto prima dal vivo. Pazzia…? Sì, pazzia... Forse...

Era una sensazione strana, una sera parlavamo e io il giorno dopo ero lì. Ci vedevamo stavolta dal vivo.

 

 

C’era il sole quel giorno. Il colore del cielo era di un azzurro così bello, indimenticabile. Veramente non abbiamo fatto niente di speciale: siamo andati al mare, cose semplici e quotidiane, ma sembrava tutto speciale, almeno per me, perché avevo vissuto la solitudine per troppo tempo.

Una sera eravamo fuori, sulla terrazza della sua villa e abbiamo cenato lì, al tramonto con gli oleandri pieni di fiori bianchi. I suoi due cani giocavano intorno a noi e si sentivano i grilli. Parlavamo e lui mi diceva:

- Mi sono abituato, è troppo che stai qui. E… non so come passeranno le giornate senza te.

Negli occhi suoi brillavano le lacrime.

Veramente era questo che ho pensato anche io.

- E io non smetterò di volerti bene. – gli dicevo.

- Mi manchi già adesso... É la prima volta, dopo tanto tempo, che mi sento così felice, così innamorato. –

Ma il tempo passava e anche le giornate. Abbiamo vissuto i giorni minuto per minuto momenti vissuti con tutta la felicità del mondo, ma anche con un pò di tristezza, perché si avvicinava la giornata della mia partenza. Stavamo lì abbracciati stretti in quell’abbraccio desiderato finalmente… Volevo quasi piangere dalla felicità . Passeggiavamo con tanto orgoglio per mostrare a tutti come eravamo felici.

Guardavamo la luna. Ma cosa desiderare di più? Era una favola bellissima. Com’è strana la vita… per un’idea pazza arrivo io che ieri piangevo per la solitudine terribile, desiderando l’abbraccio e oggi lo abbraccio e piango per non stare sola di nuovo e ricevo un vero sogno. Incredibile. Ma era il momento più bello di tutta la mia vita.

Le mattine erano sempre vere meraviglie. Quei risvegli, quelle parole e certamente ancora abbracci.

Ancora tre giorni, due… e poi!

- C’è ancora una giornata.

É questo che non doveva dire. Lo sapevo anche io, ma mi sembravano così crudeli quelle parole, in quel momento di sera. Mi abbracciava.

- Non piangere… è solo l’inizio. La prossima volta sarà tutto più bello. E sarà sempre più bello.

Certo. Ma non cambia il fatto che io devo andare via tra poco e non voglio andarmene. Com’era bella la vita così insieme! Non voglio stare senza questi abbracci. Non voglio… non voglio stare sola. Non voglio… semplicemente non riesco ad immaginare come faremo... Di nuovo le solite giornate tristi… Ma no! Non voglio andare via!

Eravamo convinti di vivere qualcosa di molto strano, lo sapevamo bene.

 

Allora ha preso la chitarra. Eh… canzoni troppo tristi. Non resisto… e lui:

- Ma cosa c’è? Smettila… basta! Con la voce tutta tenera.

Ma se mi guardava così, cosa potevo fare? Volevo non lasciarlo andare via. Lo abbracciavo e guardavo nel nulla, con gli occhi pieni di lacrime. Piangevamo insieme, tutti e due. Lui con me.

- Io non ci sto senza te. – diceva.

Lo so, nemmeno io.

Era l’ultima notte. La mattina sono partita. Ho dovuto lasciarlo lì, ho dovuto uscire da quel sogno che aspettavo così tanto. L’ultimo abbraccio e poi via… Non osavo guardare indietro per non farmi del male. Anche quel giorno c’era il sole; quel sole che desideravo rivivere; il sole così vivo della mattina...



 

 


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