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Data di lettura dati Server: 27-06-2017 - 14:06:22
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
375 Cozofana Grandi Amori Occasionali 03/2008 Apre eventuale link con Articolo 375 già pubblicato
Testo Articolo
Nuova pagina 1


Ecco la macchina arrivare, una curva,
poi l’altra, sulla strada insinuosa, sopra al lago. E’ distinguibile dalle
altre, per via del colore diverso del portellone posteriore, una fra tutte,
unica come la ragazza che la sta guidando. Arriva, finalmente si ferma, spegne
il motore, si apre lo sportello, esce una ragazza alta, con i capelli colorati
rosso mattone, mani affusolate, è in jeans e tacchi, una maglietta ed una
giacchina in pelle. Mi avvicino, un breve sguardo che si scioglie in un
abbraccio. Stiamo lì, così abbracciati per minuti, annusando i nostri corpi,
senza aver detto una parola, trasmettendoci il nostro amore, anche se non lo
sapevamo ancora che c’era.

Gli occhi sono umidi, tolgo il mio volto dai suoi capelli, la guardo. Non
capisco perché ogni volta è piu bella dell’ultima, l’avrei capito molto più
tardi , ma allora ero ancora così, istintivo e immaturo, un bambinone mai
cresciuto.

Le dico una stupidaggine, come al solito inopportuna, come sempre:

- Sai, mentre ti aspettavo stavo lì, vicino all’acqua, disteso al sole…

Lei sa delle mie gaffes, conosce molto più di me, di quanto ne sappia io, anche
se è solo poche settimane che mi conosce.

- Il medico è stato gentile, mi ha detto come sarà la terapia, il trattamento ed
altro…

Dico l’unica cosa che mi viene in mente:

- Vedrai, andrà tutto bene…

Mi abbraccia più forte, ritorna il profumo fra noi; la promessa di un amore
inimmaginabile, inesistente secondo il parere di molti abitanti del pianeta
Terra. Molto più tardi mi ritroverò a ringraziare Dio per quello che su questa
Terra, in questa vita mi ha regalato, ma ancora non lo sapevo.

Facciamo una passeggiata sul lungo lago, mi parla di quel che è successo, cosa
accadrà a breve, delle cure che ci sono al giorno d’oggi. L’ansia che mi ha
bloccato la gola tutto il giorno, piano, piano si placa, finalmente riesco a
respirare senza spasmi. Le lacrime sono asciutte e quasi non si vedono più.
Riesco a dire quello che provo per lei:

- Sei bellissima, lo sai?

Lei, tipicamente femminile:

- Con questi capelli?




Prende una ciocca fra le dita, li
guarda, le bacio le dita strette nei suoi capelli, lei sta ferma, è seria, le
bacio la mano, poi lei la abbassa , mi porge le labbra, le mie sulle sue,
dolcemente, riprendiamo ad abbracciarci, ma stavolta le nostre bocche sono
aperte in un bacio umido, dolcissimo fra noi.

Sento, senza girarmi a guardare, i luccichini di felicità scendere dall’alto,
nell’aria tiepida di questa primavera impazzita. Mi stupisco a ricordare
l’ultima volta che me li sono ritrovati addosso, mi avevano imbrattato la testa,
la giacca da motociclista, si erano attaccati sulla pelle nuda delle braccia, in
un’estate di tanti anni fa. Ora sono discreti, scendono dolcemente mentre la mia
lingua gioca con la sua, li sento posarsi dappertutto, gialli e lucenti come
allora, irradiano un alone di gioia attorno, facendo scomparire persone, prati,
il lago, gli alberi, scompaiono i sentimenti negativi, non c’è più angoscia,
dolore, invidia, desideri, rimane lei, solo lei nella mia bocca.

Mi stacco per guardarla ancora negli occhi, mi chiedo come mai una così accetta
di vedere uno come me, di baciarlo, forse nel suo paese gli uomini sono più
brutti, forse non sanno baciare. Le briciole di felicità mi entrano nella bocca,
si sciolgono, la luce evanescente compare e scompare, mentre pronuncio parole
stupide in questa vita, nulla hanno a che fare con quanto provo dentro di me:

- Lo sai che sei la più bella ragazza che ho mai incontrato?

Lei sorride finalmente:

- Sei tu che mi vedi così Roby.

Non trovo altre parole per dirle quello che provo, non le hanno ancora
inventate.

Le dico che vorrei scrivere la sua storia, la nostra storia. Lei sorride, poi si
fa seria:

- Sì, devi farlo Roby.

- Non troverei le parole, Adriana…

- Ci riuscirai se lo vuoi…

La guardo, così con quegli occhioni seri che mi squadrano, non sa l’italiano e
sa leggere così bene in me. Mi chiedo cos’ha passato nella sua breve vita, per
essere così profonda.

Guardo sopra l’acqua del lago, il puntini gialli stanno svanendo, brillano
ancora, mentre dolcemente si calano sul fondo, da verde scuro, esso appare ora
sul giallo ocra. La luce calda dentro al cuore è però prorompente, la sua forza
è intatta, mi sento ubriaco di felicità, ancora una volta nello stesso


millennio, caso raro…


Torniamo alla macchina, ci siamo detti “ti amo” migliaia di volte con lo
sguardo, con i gesti, con i baci. Molto più tardi, ricorderemo di avercelo detto
quel giorno con le parole, il tempo come si s, mitiga le pagliuzze che
galleggiano in superficie e rimangono i sassi profondi, pesanti nell’animo.

Passano i giorni, il lavoro, i vari impegni si sormontano incessabili, in
ufficio c’è stress, si parla di cambiamenti, di nuove società che nascono e
muoiono, come fossero umani. Alle undici e qualcosa arriva un messaggio:
“Mangiamo insieme?” La risposta è ovvia, nonostante i mille impegni della
giornata: “Siiiiii!”

Ci troviamo in un anonimo parcheggio, vicino ad un ospedale, dove c’è gente che
va e viene, senza curarsi degli altri. Ecco la macchina, parcheggia, scende, mi
metto davanti, le prendo le mani, le sorrido:

- Ciao!...

- Ciao!

Si alza sulle punte per darmi un bacetto sulle labbra, anche se è già abbastanza
alta.

Sento il sapore di rossetto, una delle rare che ho beccato che usano il
rossetto…. Carino, però…

Sale in macchina portando una folata di profumo di primavera, odore di fiori, la
sbircio mentre non se ne accorge, o forse fa finta, è più bella dell’ultima
volta che l’ho vista, chissà cos’avrà fatto al viso.

- Ti porto io in un bel posto?

- Sì, basta che ci sia da mangiare, ho fame!



- Per quello ci sono io…

- Ahahaha!...

Ride con gli occhi e toglie i capelli dal viso, dopo aver scosso la testa
indietro. Mangio te al posto del panino?

- Beh, assaggiami, poi mi dici se ti piaccio…

Le porgo la mano davanti al viso. Lei la prende con le mani e la porta alla
bocca. Comincia a baciarla prima con le labbra e poi dolcemente nell’umido della
bocca lecca la pelle con la punta della lingua, socchiude gli occhi assaporando,
quando li apre mi dà una sbirciatina per godersi l’effetto che sa di farmi.

Il desiderio comincia dalle viscere come sempre, sale su in ondate dolci al
cuore, facendosaltare qualche battito, poi ritorna alle viscere. Cerco un posto
dove fermarmi, ma siamo ancora nella periferia della città.

Il suo bagnato diventa una tortura irresistibile, devo togliere la mano, le
sorrido:

- Allora, sono buono?

Sorride pure lei:

- Sì, ma ora voglio anche un panino!

E’ dolcissima dove l’avrò mai beccata una così? Andiamo in collina, da lassù si
vede tutta la città e c’è una specie di rifugio. Scendiamo dalla macchina
tenedoci per mano, poi lei la toglie dalla mia, non vuol correre rischi,
potrebbe esserci gente che ci conosce. Mi sembra di sentire sulla mano l’odore
di saliva, non resisterò ancora per molto senza toccarla.

Contratto col gestore un panino con lo spek ciascuno, anche se poi lei ne
mangerà 1 ed io 3! Ecco perché è uno stuzzichino…Mangiamo a un tavolino
all’aperto, sotto un cielo immenso, le sbircio come al solito le calze che
spuntano dalla gonna, lei fa finta di non accorgersene, ma sorride.

Finalmente risaliamo in macchina, ora vuole mangiare me…

Le labbra si sfiorano studiandosi, le lingue si ritrovano in un dolce toccarsi
nel sapore di rossetto e di panini allo spek. Un’ondata di profumo di lei, di
dolcezza di lei mi parte dai piedi e passa attraverso tutto il mio corpo,
arrivando alle dita delle mani. Le sfioro i polpastrelli, gioco col palmo della
mano in un movimento circolare al rallentatore. Sembra che il mondo abbia
rallentato di colpo, rendendo ogni cosa lenta e dolcissima. Passo ancora il dito
medio sul suo palmo della mano, poi sul polso, poi ancora sul profilo del suo
pollice longilineo (starebbe bene con un anello al dito) per tornare sulla punta
delle dita colorate di rosa. La mia bocca sulla sua dolcissima, respiro l’odore
di saliva di noi e poi mi sposto nei suoi capelli, con la bocca bagnata, mi si
appiccicano dolcemente al contorno delle labbra. Mi metto a cercare piano la
pelle del collo, gli orecchini, li mangiucchio dolcemente nel suo profumo, ci
gioco con la lingua, lei socchiude gli occhi, muove appena la testa indietro,
accidenti - mi dico - questa qui ti ha fregato Roby.

- Lo sai, rumena… che c’è un grosso guaio fra noi?

Si ferma, spalanca gli occhi.

- A sì? E qual è?

Dolcemente seria. Le guardo gli occhi neri, profondi.

- E’ che tu sei troppo bella, rumena…

Sorride socchiudendo gli occhi

- Non sono bella (dolce). Sei tu che mi vedi così, Roby.

Le accarezzo i capelli col palmo della mano:

- No, sei tu che sei bellissima. Sei la più bella che mi è capitata, lo sai?

I suoi occhi sono neri, profondi, il desiderio sale, la voglio sempre di più
irrefrenabilmente. Le bacio ancora la bocca, stavolta in modo più rude, più
profondo. La voglio a tutti i costi, la desidero in me, dentro me, nella mia
anima, mi ubriaca, sento un turbinio nel cervello. Non so più dove sono, non
capisco più cosa faccio, solo una cosa è chiara e certa: la voglio come nessun’altra...

Affondo la bocca in lei, nei suoi capelli, odore profumo di lei, di terre
lontane, di altri modi di essere, profumo di vita passata, di mariti
dimenticati, di campagna, di temporali e di giorni assolati nella calura estiva
dei campi di patate della Romania.

E’ lei che si toglie, dopo minuti interminabili di dolcezza. Mi guarda e sorride
con quella strana espressione di donna innamorata, che molto più tardi imparerò
ad apprezzare, escono parole precostituite, ma la vita è così, non ne hanno
inventate altre per dire quel che hai dentro:


- Ti amo…

Mi sento spiazzato,
nessuno mi ha mai amato, o almeno non me l’ha mai detto cosi, con la voce dal
ventre.

E poi, ancora la sua bocca, appoggio la mia sulla sua aperta a ricevere tutto di
me: amore, passione, dolcezza, saliva, umido fra noi, ci sciogliamo in giochi di
lingue, in calici di umida dolcezza, in desideri irrefrenabile di completarci,
di fonderci.

Mi trovo la mano sul suo ginocchio nudo, che sale e scende lungo l’esterno della
coscia scoperta dalla gonna. I baci diventano più profondi, mi tolgo un attimo,
per farle assaporare le mie carezze, la mano sulla coscia sale e scende
dolcemente, piano piano. Arrivo lì, dove nasce il piacere, fra le sue cosce.
Socchiude gli occhi, mi riporge la bocca mordendosi le labbra, trattenendo il
fiato. La bacio ancora dolcemente, mentre continuo ad accarezzarla nel suo umido
di donna. Lei si stacca per un momento da me, si abbandona al desiderio, lascia
i sandali col tacco a spillo sul tappettino del posto vicino al guidatore. Mi
sembra di svenire. Non resisto più. Affondo il mio viso su di lei, sul suo
essere donna, la mia lingua esplora dentro di lei. Sento che le piace, inarca la
schiena nel tipico movimento ondulatorio di quando si fa all’amore. Le assaporo
tutta la coscia fino al ginocchio e poi, di nuovo lì, ancora giù e poi ancora,
in un ritmo dolce e lento. Lei affonda le unghie nelle mie spalle, chiude gli
occhi, grida qualcosa nello spasmo di un orgasmo lunghissimo e intenso. Sorride:

- Non è mai stato così…

Io, uomo di mondo:

- Lo so… è così…

Ogni tanto, nel cosmo, accade che delle molecole s'incontrano, si conoscono, si fondono nel crogiuolo dell’infinito, a dispetto delle probabilità, nell’assurdo della vita, accade, impossibilmente, ma accade. Ogni tanto, la mia anima lo sa, me l’ha raccontato lei un giorno, avvengono questi incontri ed ecco il miracolo. Dio si manifesta a noi, poveri mortali, nella sua altezza ed è lì, che a pochi uomini privilegiati, viene concesso l’accesso a cose, ad altri completamente sconosciute, inaccessibili per il resto dell’eternità.





( Per gentile concessione di Roberto Ferrari)

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