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Data di lettura dati Server: 29-05-2017 - 03:52:08
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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
36 Il Verismo di Matilde Serao e Grazia Deledda Pillole di Letteratura Antonio Timoni 02/2005 Apre eventuale link con Articolo 36 già pubblicato
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Matilde Serao ( Patrasso 1856 – Napoli 1927), di madre greca, fin da piccola visse a Napoli, dove il padre si era stabilito con la famiglia nel 1860; seguì gli studi magistrali per poi dedicarsi al giornalismo. Nel 1882 si trasferì a Roma, dove collaborò con vari giornali letterari; nel 1884 sposatasi con Edoardo Scarfoglio, tornò a Napoli e lavorò col marito anch’esso giornalista nel “Corriere di Napoli”. Nel 1904, separatasi dal coniuge, fondò “Il Giorno”, che diresse fino alla morte. Le sue opere più significative sono: Fantasia (1883), La virtù di Checchina (1884), Il ventre di Napoli (1884), Il romanzo della fanciulla (1886), Vita e avventure di Riccardo Joanna (1887), Il paese di cuccagna (1890), La ballerina (1899). Sul finire del secolo, la Serao si lasciò attrarre dalle nuove correnti spiritualistiche e religiose che possiamo notare in alcuni libri: Nel paese di Gesù (1898), La Madonna e i Santi nella fede e nella vita (1902) e San Gennaro nella leggenda e nella vita (1909). L’attività di redattrice, la portò a trasferire nei romanzi lo stile giornalistico: scrittura rapida e descrizioni acute e colorite degli ambienti, senza tralasciare un certo sentimentalismo, conseguenza di una partecipazione viva alle sue opere.

Grazia Deledda ( Nuoro 1871 – Roma 1936), non seguì studi regolari, ma fu autodidatta ed esordì come narratrice su un periodico di moda. Cominciò a scrivere molto presto, pubblicando nel 1891 le prime novelle”Amore regale” e nel 1892 il primo romanzo,” Fior di Sardegna”. Il suo vero debutto nella letteratura avvenne però nel 1895, quando il romanzo “Anime oneste” fu accolto favorevolmente dalla critica. Nel 1900, sposatasi , lasciò Nuoro per Cagliari, quindi passò a Roma, dove rimase fino alla morte. La sua vita fu quella di una donna semplice, tutta dedita alla casa, alla famiglia, al proprio lavoro di scrittrice. Tra le sue opere, in prevalenza romanzi: Elias Portolu (1903), Cenere (1904), Canne al vento (1913), Marianna Sirca ( 1915), La madre (1920), Il Dio dei viventi (1922), Il padre del vento (1931) ed il postumo Cosima (1937). La narrativa della Deledda a volte, molto vicina al verismo del Verga, a tratti al Decadentismo di D’Annunzio, si basa su forti vicende d’amore, di dolore e di morte, nelle quali domina il senso religioso del peccato e la coscienza di una inesorabile fatalità. Il premio Nobel per la letteratura che le fu assegnato nel 1926, consacrò la sua fama internazionale. Nei suoi libri, tra romanzi e raccolte di novelle, Grazia Deledda rappresenta paesaggi, ambienti e figure della Sardegna con uno stile realistico e fortemente suggestivo; dopo il 1920 dilata i suoi interessi di artista e inizia a trattare vicende che si svolgono in Italia e in Europa.
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