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Data di lettura dati Server: 24-04-2017 - 11:14:02
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Racconti La Redazione
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
343 ADRIANA Racconti Occasionali 01/2008 Apre eventuale link con Articolo 343 già pubblicato
Testo Articolo
Nuova pagina 1

Faccie che si sovrappongono, suoni ossessivi nella testa, che sembrano spaccare il cervello; l’osso del cranio. Immagini che urlano ossessive, vogliono uscire dalle mura di quella prigione. Labbra rosse lucidate di fresco, i capelli biondicci appiccicati agli angoli della bocca, un suono soave nelle orecchie: -Ti amo, non ti dimenticherò mai
! – Un crampo alle viscere, che sale fino agli occhi, che si allagano ancora, di nuovo. La gente per strada mi schiva, sono giorni che non mangio, bevo soltanto per sopravvivere a quest’inferno. La musica si fa ancora più ossessiva, sempre la stessa canzone, una stupida canzonetta di un’estate fa, che gira e rigira nel cervello, come un disco rotto. Cammino ancora per inerzia lungo il marciapiede, pioviggina, ma non me ne accorgo, un’altra faccia si sovrappone a lei, mi urla di andare via... Non l’ho mai amata, l’ho sposata solo per noia, un lieve rimorso, nulla… Di nuovo le sue labbra rosse, i baci bagnati di lei, in un turbine di immagini, di cosce, di piedi nudi, di capelli fradici di baci, di movimenti ritmici convulsi, la canzonetta diventa più forte, guardo la gente incappottata di questo fine ottobre, che mi sfiora, mi chiedo perché non sentono la musica loro, perchè son cosi dannatamente normali?


Ancora suoni di parole nella mente: - Ti amo , ti amo… t i a m o … t i a m oooo!
Una nuvola di sensazioni:- Non ti dimenticherò mai … resteremo sempre insieme …per sempre!.
Spine negli occhi li fanno piangere, lo stomaco si ribella all’alcool, ingerito nelle ultime settimane , faccio una chiazza verde sul marciapiede, una signora mi guarda scandalizzata, io non la vedo neppure. Mentre vomito vedo il suo collo dolce, la pelle profumata di mirto, sento il sapore della mia saliva mista al suo profumo.
Piove a dirotto ora, mi accuccio lì, vicino al mio vomito, più in là c’è una tettoia, ma mi è completamente indifferente…
Bugie, bugie, solo bugie, ed io che ci credevo, il solito allocco, alla prima incomprensione... Ciao!
Ben mi sta, era una morte annunciata, lo sapevo dall’inizio, cosa credevo? Una donna così che viene con uno scapestrato come me? Profumo del suo alito, labbra dolci sulle mie, non ci resisto più, quanto ancora devo aspettare….?
- Roby sei un bravo ragazzo, ma io voglio di più dalla vita, capisci? Non è colpa tua, tu sei cosi ed è andata bene fino ad ora, ora son cambiate le cose e non mi va più bene il nostro rapporto.
- Sì, capisco, è giusto che una donna come te pretenda di più, desideri di più, è normale. Io sono così, come mi hai incontrato..
- Sai, se non avessi commesso quella cosa, o non avessi fatto quell’altra, o se fossi stato.. o se fossi diventato… o se avesssi… o se … se… bla …bla ..
Parole, parole stupide, parole false, parole vuote, solo parole, mentre le pronunciava gli occhi già guardavano dall’altra parte ed io sapevo già cosa voleva dire, anche se i suoni fossero stati tutti diversi.
Se ne andava così, di schiena, dondolando sui tacchi a spillo che avevo a lungo leccato, com’era venuta quel giorno, all’appuntamento al bar.
Aveva accavallato le gambe, forse per mostrarmele meglio. Avevo fatto cadere il cucchiaino per sbirciare da vicino i piedi… Lei rideva, fingendo di non accorgersene… E poi l’amore come non avevo provato mai… Unico, totale, impossibile, irraggiungibile... Pensavo, invece era avvenuto, la vita era stata magnanima con me, l’amore sulle scale, nell’ascensore, nei bagni del centro commerciale, nei garages, sui tetti, nei prati di primavera, nei bungalow invernali vicino al fuoco del camino, l’amore nella capanna su quell’isola, sole, mare e profumo di lei. Lo sento ancora insieme al suo sapore, aria di lei, i suoi capelli, le braccia protese sul mio collo, mentre la bocca cercava la mia.
Le scarpe sono fradice, come i jeans sporchi di vomito, mi lascio cadere sulla terra battuta del cortile interno. Sento le goccie di pioggia sulle labbra, sono bagnate come quando Adriana si accucciava su di me, per portarmi direttamente alla porta del Paradiso.
E’ quasi notte, domani è un altro giorno sul pianeta terra e come tutti questi giorni trascorsi, spero nella pietà di Quello lassù, che non me lo faccia vedere, che non mi angosci ancora con un giorno intero…

 

Per Gentile concessione di R.F.

 

 




 

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