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Data di lettura dati Server: 24-04-2017 - 19:04:40
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La rubrica nasce dalla necessità di informare.
Offriamo ai nostri lettori uno spazio di comunicazione, una bussola per orientarsi all’interno del mondo dell’arte in tutte le sue espressioni dall’arte classica, alla tecnoarte. Visibilmente questa società “si sorveglia” come si dice di un regime alimentare, regolando in uno stupefacente carnevale l’eccessiva percezione di sensi, immagini, arti. Un totalitarismo dolce, suadente, che tutto pervade.
L’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica perde le sue caratteristiche di unicità per divenire ripetibile: tutto è spettacolo, esplosione di simboli e segni per sovrasignificare sul reale.
Al punto che si sono creati neologismo come Global-loc (globale-locale), shopentertainment, architainment (architettura che fa spettacolo) o japanimation. Davanti alla mistificazione consumistica della vita, l’artista risponde con il gioco-spettacolo dell’arte. Sarà un Cicerone d’eccezione, fedele all’obiettivo del cardinal Scipione di condividere con i propri ospiti i capolavori d’arte.
Intingendo il pennello della scrittura nell’intelletto, invitando il lettore alla fruizione ipermediale degli articoli che vi proporremo.

Luca Magrini Cupido
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
335 Il corpo mutante Artefactum Luca Magrini Cupido 01/2008 Apre eventuale link con Articolo 335 già pubblicato
Testo Articolo
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Testo di Luca Magrini Cupido, immagini: Jasper Johns, Le quattro stagioni, encausti su tela.

Una riflessione sull'uomo e le manipolazioni del suo corpo, viene dalla Body Art. Una tecnica in cui il medium e' il corpo, i campi di esplorazione sono il corpo stesso, il sesso, la malattia come metafora di una societa' alienata. Termini come robot. cyborg, corpo "postumano" assumono nuovi significati alla luce dei trapianti e della clonazione umana.

Le opere di alcuni artisti moderni sempre piu' spesso pongono in contatto scienza medica, tecnologia mediale e identita', con la ricerca e il tentativo di riappropiazione della fisicita' di identita' virtuali ed estreme, in una continua interazione corpo-mente che scavalca e supera la dicotomia cartesiana res cogitans – res extensa rendendole unita' indivisibili.
Stelarc, performer australiano, include tecnologie prostetiche nell’immagine di se stesso, trapiantandosi un terzo braccio elettromeccanico, che e' collegato al proprio sistema nervoso e ad un computer, tenta di ridisegnare il corpo secondo una concezione panplanetaria della fisiologia Stelarc utilizza, nella sua performance Body Sculpture, la tecnologia medica per arrivare a sondare l’interiorita' del suo corpo attraverso una gastro-endoscopia, con finalita' estetiche: mostrare la bellezza dell’interiorita' umana.

Stelarc evoca la figura di un corpo cavo, aperto a ricevere nuovi organi artificiali: "Se potessimo costruire una pelle sintetica capace di assorbire ossigeno direttamente attraverso i pori e di convertire efficacemente la luce in sostanze chimiche nutritive potremmo radicalmente ridisegnare il corpo, eliminando molti dei suoi sistemi ridondanti, dei suoi organi malfunzionanti, minimizzando l’accumulazione delle tossine nella sua chimica. Il corpo vuoto sarebbe un miglior ricettacolo per i componenti tecnologici.", per Stelarc il corpo non va piu’ considerato come soggetto ma come oggetto , e non come oggetto di desiderio ma come oggetto di riprogettazione. Modificare l’architettura del corpo significa adeguare ed estendere al sua consapevolezza del mondo, il corpo puo’ essere amplificato ed accelerato fino alla velocita' di fuga planetaria.

Stelarc cioe' sostiene che nel mondo dell’informazione in cui ogni dato e' disponibile immediatamente in ogni punto del pianeta non si puo’ continuare a progettare una tecnologia per il corpo quando la tecnologia usurpa e surclassa il corpo in continuazione; Stelarc dice che il collegamento diretto macchina-cervello non e' piu’ solo un’immagine fantascientifica ma una necessita' reale. Robot, cyborg, corpo reso "postumano". Un’area che fa leva (al di la' dell’ondata di emozione davanti ai primi sconvolgenti risultati) sulle forti pulsioni a superare i limiti del corpo, a migliorarlo, perfezionarlo e renderlo non deperibile, immortale.

Si prefigura il passaggio dal robot come sostituto (ma anche come doppio), dal Cyborg come forma prostetica di tecnologie bio-meccaniche al corpo "ri-creato" e finalmente "creato". Il Cyborg che nasce nella fantascienza degli anni ’20 e' letterarmente cybernetic organism, una creatura in cui corpo dell’uomo e corpo della macchina si trovano inestricabilmente intrecciati.

Nel mondo reale il Cyborg e' sempre "medical Cybrorg" dice Antonio Caronia,l’invasione del corpo da parte della tecnologia non si esaurisce certo nella coesistenza fisica di dispositivi artificiali e tessuti naturali. Nel Cyborg il processo di esteriorizzazione si e' talmente esteso da rovesciarsi nel suo contrario, questo rende insensati la maggior parte dei filtri attraverso i quali guardiamo il mondo. disponibile immediatamente in ogni punto del pianeta non si puo’ continuare a progettare una tecnologia per il corpo quando la tecnologia usurpa e surclassa il corpo in continuazione; Stelarc dice che il collegamento diretto macchina-cervello non e' piu’ solo un’immagine fantascientifica ma una necessita' reale. Robot, cyborg, corpo reso "postumano". Un’area che fa leva (al di la' dell’ondata di emozione davanti ai primi sconvolgenti risultati) sulle forti pulsioni a superare i limiti del corpo, a migliorarlo, perfezionarlo e renderlo non deperibile, immortale.

Ma se s' impone una differente prospettiva alla dicotomia naturale/artificiale, allora va ripensata anche la centralita' del corpo umano in quanto dato biologico che si costituisce nell' interazione fisica con il reale. Il corpo nella nuova visione diviene una superficie d' incrocio per le molteplici informazioni offerte dalla realta' circostante, un campo d' iscrizioni di codici socio - culturali , un elemento che si struttura, si delinea, non dal rapporto diretto con la natura ma attraverso l' operato artificiale dell' uomo "...al momento in cui e' inteso come naturale il panorama artificiale che ci circonda, non esiste piu' un sentito interesse alla tutela e al mantenimento dell' uomo nella sua integrita' psicobiologica.

L'uomo cosi' si presta ad essere manomesso, migliorato, adeguato alle esigenze della vita sociale, sia che si tratti di chirurgia estetica che d' ingegneria genetica...". Dice Freud : " il corpo , e soprattutto la sua superficie e' soprattutto , e' un luogo dove possono generarsi contemporaneamente percezioni interne ed esterne. E’ veduto come qualsiasi altro oggetto , ma alla palpazione da’ luogo a due specie di sensazioni, una delle quali puo’ essere equiparata ad una percezione interna. E’ stata illustrata a lungo dalla psicofisiologia la maniera in cui dal mondo delle percezioni emerge la percezione del proprio corpo. L’Io e' anzitutto un’entita' corporea,non e' soltanto un’entita' superficiale, ma anche la proiezione di una superficie. Cioe' l’Io e' in definitiva derivato da sensazioni corporee, soprattutto da sensazioni provenienti dalla superficie del corpo. Esso puo’ dunque venir considerato come una proiezione psichica della superficie del corpo, e inoltre, come abbiamo visto, il rappresentante degli elementi superficiali dell’apparato psichico". La differenza tra le concezioni settecentesche dell’automa e quella novecentesca del cyborg e' chiara, l’automa rassicurava riguardo l’eccellenza del corpo dell’uomo, il cyborg ci presenta invece un nuovo uomo e un nuovo corpo mutante. Il Cyborg comunque e' uno dei tanti possibili processi di ibridazione che riguardano la post-modernita', c’e' una differenza tra l’ibrido dell’antichita' nella sua origine etimologica di Hybris, cioe' insolenza, arroganza, sfida alla necessita':Ananke. Ananke non stringe in modo cosi’ pressante i nuovi ibridi contemporanei, la devianza dell’ ibrido perde la sua caratteristica di trasgressione per essere riassorbita nel tessuto capitalistico. Comunque quando il limite del corpo viene attraversato da un’operazione chirurgica ed il corpo subisce una mutazione, divenendo cyborg esso deve rinegoziare socialmente ,continuamente, la sua identita'; la sua stessa vita diventa un rito di iniziazione permanente.

Con la performances degli anni ’90 Orlan ci ha resi partecipi alla contaminazione tra il suo corpo e la nuove tecnologie; partendo dalla certezza che il «corpo e' obsoleto», l’artista-mutante ci ha portati nella sala operatoria per assistere alla metamorfosi tecnologica che le ha consentito di sentirsi, finalmente, degnamente rappresentata dal suo nuovo volto.

Grazie alle ultime tecniche chirurgiche l’artista ha potuto modificare il suo viso, su cui convivono tratti dei visi femminili piu' conosciuti della storia dell’arte, mettendo in scena la perdita e il ritrovamento della sua identita', in nome dell’arte.

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