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Data di lettura dati Server: 23-05-2017 - 01:10:01
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"L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale, non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo, prima o poi faremo ritorno."
Così scrive Carlos Ruiz Zafòn nel suo capolavoro 'L'ombra del vento' o per chi preferisce il titolo originale molto più fascinoso 'La sombra del viento'. Ecco! La mia rubrica dovrà diventare un cantiere edile, la vostra memoria il terreno dove costruire decine di palazzi a cui voi farete ritorno. Soggiornerete con le menti in questi palazzi, per breve tempo, giusto per rendersi conto che per fare un pò di cast away non serve naufragare obbligatoriamente su un'isola deserta, basta una poltrona, una lampada ed un buon libro. Alzi la mano chi, in queste nostre vite piene di troppa gente che non ci ascolta, non sente ogni tanto il bisogno di un suo personalissimo Wilson. Ecco! Il Wilson che vi offrirò io non sarà tondo, non sarà bianco, con la scritta nera, ma avrà tante forme e colori e soprattutto avrà un nome diverso ogni volta...esso, però, avrà la stessa fondamentale prerogativa, ascoltare i vostri cuori in silenzio, guidare i vostri problemi lontano, navigare insieme con voi in un mare d'emozioni, fino a quando non verrà il momento di lasciarlo per tornare alla vita di tutti i giorni...e solo allora capirete quanto è stato importante per voi e solo allora capirete quanto si può essere soli in mezzo ad una folla, solo allora capirete di essere completamente abbandonati alle correnti del vostro destino.
Alla fine, quindi, tutto quello che vi serve è un libro, perciò, non esitate, prendetene uno dal mio scrigno...e lasciatevi andare con lui alla deriva.

Diego Galdino
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
329 LOVE STORY e IL CARDO DI YOSEMITE Lo scrigno dei romanzi perduti Diego Galdino 03/2008 Apre eventuale link con Articolo 329 già pubblicato
Testo Articolo

PRESENTAZIONE:

Mi chiamo Diego Galdino e sono uno scrittore di romanzi d’amore, ne ho già pubblicati quattro con discreto successo e chi non ci crede può verificarlo visitando il mio sito www.diegogaldino.it. Da oggi la redazione di quest’importante giornale telematico ha deciso di mettere a disposizione del sottoscritto un angolo dove io, senza farmi vedere da nessuno, mi nasconderò per aprire il mio scrigno di romanzi perduti, dei quali vi parlerò a voce bassa e con rispetto, nella speranza che alla fine d’ogni mio articolo voi m’impediate di rimetterlo nello scrigno, portandolo via con voi nelle vostri menti e nel vostro cuore. Prima però d’iniziare la mia rubrica ci terrei a parlarvi del mio ultimo romanzo e non per vanità, ma per farvi conoscere una triste realtà che ai più è ancora sconosciuta. Qualche anno fa mi fu detto da alcuni editori che la narcolessia è una malattia di serie b, che non era commerciale perché, su dieci lettori, forse solo tre sapevano della sua esistenza, così mi sono dovuto trovare una casa editrice (non è stato facile) che la pensasse in modo diverso e che, non avesse come unico scopo, fare del mercimonio su una patologia. Alla fine l'ha trovata...piccola come me...ma l'ha trovata ed ora ho il mio romanzo, l'unico problema è che della sua esistenza lo sanno ancora in pochi, a parte l'associazione italiana narcolettici e qualche affezionato cliente del mio bar. Eh sì! Proprio così!
Diego Galdino è un trentacinquenne che passa gran parte della sua giornata lavorando nel bar di suo padre e che nel tempo libero coccola le sue due splendide figlie ma, come tutti i super eroi che si rispettino, quando cala il buio sveste i panni di uomo normale e si trasforma in un romanziere, per volare da una pagina all’altra aggrappato alla sua fantasia. Devo ammettere che per me è durissima conciliare il lavoro con lo scrivere, infatti, tutt’ora, per scrivere i miei romanzi sono costretto a svegliarmi molto prima dell’alba, malgrado ciò riesco, nel limite del possibile, ad essere un barman quasi efficiente, un padre abbastanza esemplare ed uno scrittore mediamente felice. Adesso però scrivere per me è diventato molto più di una semplice passione, lo dimostra il mio ultimo romanzo ‘Il cardo di Yosemite’, con il quale, oltre a regalare qualche ora di relax a miei lettori, ho la possibilità di aiutare le tante persone affette dalla narcolessia e far capire a chi ancora lo ignora, le difficoltà con cui sono costretti a confrontarsi giorno, dopo giorno, i narcolettici, a causa di questa terribile malattia del sonno. Ho deciso di parlare nel mio romanzo della narcolessia, dopo aver letto qualche anno fa su un quotidiano un’intervista di un ragazzo narcolettico. La cosa che più mi colpì di quell’intervista, oltre alla rivelazione che un narcolettico, nella maggior parte dei casi, non può esternare nessuna emozione senza cadere in un sonno profondo, fu il rammarico di quel ragazzo, per il fatto, che il più delle volte, quando si parlava di narcolessia, nei film in particolare, lo si faceva con ironia, senza dare la reale dimensione della drammaticità della malattia. Proprio in quei giorni avevo iniziato a scrivere il mio nuovo romanzo, così, finito di leggere l’intervista di quel ragazzo, non esitai un momento e decisi che la protagonista della mia nuova storia doveva essere una narcolettica. In quel modo avrei potuto contribuire nel mio piccolo a dare sostegno e coraggio alle tante persone, come il ragazzo dell’intervista, che da sempre lottavano da soli contro l’indifferenza di chi non trovano mai accanto al loro risveglio. Potrei parlarvi ancora a lungo della narcolessia, ma preferisco concludere con un ‘email inviatami qualche tempo fa da una signora narcolettica, perché credo che essa sia più esplicativa di qualsiasi mia parola. Ancora adesso considero quest’e-mail il mio premio nobel per la letteratura e spero che la meravigliosa Lessing vincitrice di quello di quest’anno non me ne voglia.

 

 



Lettera di Lia

Caro Diego, sono Lia, la signora alla quale hai scritto una dedica sul libro " Il cardo di yosemite", sono narcolettica, diagnosticata nel 1999.Volevo ringraziarti per la semplicità e la sensibilità che hai avuto nel raccontare la storia di Sandra, che mi sembra al quanto strano, che sia un personaggio immaginario, mi sembra strano, perché nessuno mai era riuscito a scrivere con tanta dolcezza, come si può sentire un narcolettico, tutto il giorno, tutti i giorni... Scusa per il mio italiano non sempre corretto e meno che mai in questo momento, che sono arrivata al compleanno di Emily, ma non ho resistito alla voglia incontrollabile di scriverti, per ringraziarti di vero cuore, per le emozioni che mi sta dando la lettura di questa storia. Più la leggo, più mi piace e, purtroppo, più mi addormento, ma questo non ti deve offendere, perchè i miei primi segnali di narcolessia, li ho avuti proprio, quando nell’ adolescenza provavo piacere nello studio, ma, purtroppo, mi addormentavo...La malattia mi ha limitato nella vita, volevo studiare medicina e mi ritrovo a vendere pesce… Tornando al libro, la cosa che più mi ha emozionata, è che Sandra vive il suo amore e la sua passione per Antony, proprio nel modo in cui io vivo la mia con Maurizio, anche lui mi coccola e mi protegge, proprio come fa Antony con Sandra durante un attacco, che immancabilmente si scatena, dopo aver fatto l’amore, per l’emozione. Siamo un pò particolari, ma c’è chi ci ama proprio perchè siamo così. Mi sento di poterti ringraziare a nome di tutti i narcolettici, per essere stato capace,di leggere la nostra difficoltà e la nostra sensibilità...
Un saluto affettuoso e di nuovo grazie. Ringrazio Simonetta e Icilio per questo speciale dono.

"Le persone che hanno dei sogni sono un pò speciali, i narcolettici sono
dei grandi sognatori, non perdiamoli"…

www.diegogaldino.it


Lia

 




Visto che sono uno scrittore di romanzi d’amore non potevo non iniziare questa rubrica con una pietra miliare del genere.
Quando Erich Segal, nel 1970 iniziò a scrivere il suo romanzo più famoso, mai avrebbe immaginato che la sua opera sarebbe diventata un’icona del genere letterario romantico sentimentale e che il film tratto dalla sua opera avrebbe incassato 48 milioni di dollari solo negli Stati Uniti.
‘Love Story’ non è un capolavoro letterario, ma questo libro di appena 134 pagine ha inciso in qualche maniera sulla vita di tante persone.
“Bisogna essere davvero senz’anima per non commuoversi di fronte alle pagine finali di ‘Love Story’.”
Malgrado questa frase, pronunciata da qualche figura eminente dell’epoca, il romanzo fu accolto malissimo dalla critica, la quale, imputava all’opera l’evidente scopo di una ricerca melense e sdolcinata di un mezzo per far lacrimare gli occhi dei lettori e consumare così una quantità industriale di fazzoletti.
Ma forse, per la prima volta, il romanzo di Erich Segal, dimostrò come i giudizi degli addetti ai lavori possano venir travolti dal successo che i lettori attribuiscono all’opera e far sì che qualche penna famosa, troppo presa dalle sue certezze, con il capo cosparso di cenere riprendesse in mano il libro, riformulando il suo giudizio con meno presunzione.
Uno dei più grandi pregi di questo romanzo sta nella singolarità della storia d’amore raccontata dall’autore, egli, infatti, stravolge la regola invalsa che, a parte la favola con la scarpina di vetro e il principe azzurro, fino ad allora non aveva mai avuto come personaggi principali un uomo ed una donna di così diversa estrazione sociale. Ma questo libro era stato partorito dal 1968, quindi entrò in scena da precursore di un tempo in cui tante barriere, come il sesso e come quella del blocco sociale di fronte all’unione di una coppia e del suo matrimonio sarebbero cadute una dopo l’altra.
Prima di questo romanzo, infatti, le storie sentimentali, inevitabilmente terminavano con l’innamorato di estrazione sociale più povera che scopriva di non essere in realtà povero, ma ricco, anzi ricchissimo e quindi in grado di superare quelle barriere sociali che gli impedivano di aspirare alla mano della sua o del suo innamorato, per la serie ‘il lieto fine è d’obbligo’. ‘Love Story’ invece si pone ai lettori con un realismo senza precedenti incentrando la parte più importante della storia quella che decreta se un romanzo è bello o no sull’antitesi più dura e sofferta da digerire, quella tra l’amore e la morte, l’immortalità dell’opera Romeo e Giulietta in tal senso è assai esplicativo.
La genialità di Erich Segal fu capire tutto ciò e scrivere di conseguenza.
Molti di voi non hanno letto il libro preferendo vedere il film, ma da appassionato di entrambi, vi posso assicurare che un film tratto da un romanzo per quanto bello possa essere non raggiungerà mai la bellezza del libro ed il perché è molto semplice. Il libro permette al lettore di trasformare la sua fantasia nel regista, nel direttore della fotografia, in colui che sceglie gli attori che interpreteranno nella sua mente la storia.
Alzi la mano chi vedendo il film non abbia pensato che al posto di Ryan O’Neal un attore non dotato di particolare talento, che usa per ogni scena la stessa espressione, ci sarebbe stato bene un altro, magari il vostro attore preferito, ecco nel libro questo si può fare, nel libro ci si può soffermare a riflettere sulla frase: “Amare è non dover mai dire mi dispiace” e chiedersi quante volte abbiamo chiesto scusa alle persone che amiamo. Il libro ti permette di salire sulla metro e fare il tragitto in compagnia di Oliver Barret IV e Jenny Cavilleri, il libro ti permette di aspettare a leggere le ultime pagine, quelle più tristi, perché non vuoi che nessuno rovini quel momento, in cui senti il desiderio di piangere commosso senza essere visto. Io nel mio piccolo vi consiglio di leggere il romanzo ‘Love Story’ perché è uno dei pochi romanzi d’amore che ha lasciato una traccia, un solco, nel cuore di quelli che l’hanno letto prima di voi e perché alla fine vi accorgerete che una trovata apparentemente semplice e banale fa di Erich Segal un genio…il titolo del romanzo.

 

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