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Data di lettura dati Server: 20-09-2017 - 16:40:30
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Presentazione della rubrica a cura del redattore. Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
314 Il viaggio tribale di Tony Esposito Intervista Nimue 03/2008 Apre eventuale link con Articolo 314 già pubblicato
Testo Articolo

 

Alle spalle una lunga attività artistica; musicista, cantautore e percussionista italiano, con la straordinaria capacità di utilizzare le percussioni ad altissimi livelli di bravura, esaltandone al massimo ritmi e suoni. Tutto questo è Tony Esposito, nato a Napoli e considerato da sempre un punto fermo di riferimento per tutti quei musicisti, che suonano, o che si vogliono avvicinare allo studio degli strumenti percussivi.

-Sono trascorsi ormai diversi anni dal famoso successo mondiale di Kalimba de luna, anche se tutto ciò ha portato in seguito alla scelta consapevole di voler dare un taglio netto con un mondo in cui la musica aveva un ruolo marginale…ma, oggi, cosa resta di quel periodo che ha segnato comunque, per lei, un alto livello di notorietà in tutto il mondo?


Rimane una canzone che ha avuto un grande successo e che ogni anno viene riproposta da vari artisti. Una canzone che mi ha “aperto anche la strada”; un periodo importante, perché mi sono fatto conoscere in tutto il mondo e questo mi ha dato la possibilità di fare anche altre cose, che in qualche modo mi appartenevano di più. Gli anni ’80 sono stati un periodo importante per un certo tipo di musica; sicuramente, poi, non era la mia. Mi sono inserito con un pezzo, che chiamo “double face”; molto musicale, composto da un musicista, che “strizzava l’occhio” alla discografia e alla musica leggera dance. Questa capacità di Kalimba de luna di potersi collocare da tutte e due le parti, mi ha permesso di andare in giro per il mondo, in situazioni molto belle; fare programmi e concerti “più leggeri”, facendomi conoscere al grande pubblico. Tutto questo, considerando, che può risultare un pò limitato per un artista come me, quindi, trascorso quel periodo, ho desiderato riprendere a lavorare, come agli esordi, con un stile un pò diverso, sperimentando sempre nuove sonorità. Ho girato il mondo conoscendo tante musiche, suonando con tante persone, tralasciando quella che era l’ansia della televisione, dei rotocalchi e dei festival. Nonostante questo, rimango, come accennavo prima, un artista “double face”, nel senso, che una parte di me è Tony Esposito, a cui piace vedere la propria musica nelle discoteche e l’altra è quella a che ama viaggiare, andarsene nel deserto dell’Arizona, o in mezzo agli Indios dell’Amazzonia, a suonare i suoi tamburi.

-Il voler rimanere fuori dai circuiti commerciali; rare apparizioni televisive, sono scelte sinceramente volute?


Sono scelte volute, perché si è ristretto il cerchio. In qualche modo, la fine degli anni ’80 e tutti gli anni ’90, fare determinate televisioni, significava produrre determinati prodotti, che non erano più i miei prodotti. Non c’è stato lo spazio per fare un certo tipo di Sanremo e per uscire sui vari rotocalchi. Che cosa ho fatto?.. Naturalmente ho continuato ad apparire per Kalimba de luna, per Sinhue; per quei pezzi che hanno avuto successo. Per i nuovi componimenti musicali, che erano più ricercati, più “world music”, non così appetibili dal mercato discografico commerciale, ho dovuto esentarmi, perché non trovavo lo spazio giusto. C’è da dire che l’Italia è un Paese molto provinciale da questo punto di vista; non esiste meritocrazia. Costruisci delle cose importanti, però se l’anno successivo non riesci a vendere, sei dimenticato e questo non è giusto, per uno come me, che ha fatto la storia delle percussioni e non vale solo per me, ma anche per tanti altri artisti, anche più grandi, che faticano a trovare spazi televisivi.


-
Recentemente un ritorno graditissimo; la superlativa collaborazione all’ultimo lavoro di Pino Daniele Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui. Collega e amico di sempre, con il quale ha collaborato anche in passato, ma come nasce questo vostro sodalizio?


Nasce sempre negli anni ’80, dove si formò questo super gruppo: io, Pino Daniele, Tullio De Piscopo e James Senese. Andavamo in giro per il mondo a presentare la nostra musica; questa nuova Napoli, questo nuovo Mediterraneo napoletano. In seguito, ognuno di noi, ha percorso la propria linea solista. Siamo tutte persone che hanno bisogno dei propri spazi musicali, Pino capitanava il progetto, essendo lui il cantante. Ancora oggi rimane la grande stima e l’amicizia, in particolare io sono legatissimo a Pino, per cui ci sono i corsi e ricorsi. L’ho incontrato di nuovo sulla strada della musica e abbiamo ripreso a collaborare, come se il tempo non fosse mai trascorso.


-
E’ il direttore artistico di un evento che unisce diritti umani e musica di qualità; un progetto molto significativo a favore dell'associazione Nessuno tocchi Caino, che opera contro la pena di morte, ne vogliamo parlare?


Come può un artista non sentirsi coinvolto in operazioni umanitarie? E’ un suo dovere, anche perché la musica parla un linguaggio di pace, un linguaggio che non ha frontiere, non ha barriere. Il concetto della pena si può spiegare in frasi molto semplici; punire le persone con la stessa arma, sicuramente non dà nessun risultato, nessun insegnamento. Le ragioni, per cui un individuo può commettere qualcosa d’illegale, di grave, sono molteplici e a volte inconsce. Indubbiamente dettate da uno stato sociale di grande prostrazione, degrado e difficoltà psicologica. Questo non vuol dire che bisogna giustificare; esiste l’ergastolo, che di per sé è una condanna forse più dura della morte, perché il soggetto continua a vivere e meditare sui propri errori, ma c’è il recupero, la cura. La nostra civiltà dovrebbe capire… Eliminare è semplice, ragionare sul perché accadono, è più complesso. Quindi, perseguire con punizioni esemplari, ma anche curare.

-
Tony Esposito e il cinema, da Amami a Blues metropolitano e nel 1986 il Nastro d’Argento per le musiche composte per il film di Lina Wertmuller: Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti. Ci racconti di questa esperienza…


L’esperienza cinematografica è qualcosa di estremamente affascinante. Ho realizzato diverse colonne sonore; quella per il film di Lina Wertmuller mi ha premiato, ma voglio ricordare che anche lo scorso anno, dal comune di Venezia, ho ricevuto il Leone d’oro alla carriera. La motivazione è stata sicuramente fra le più belle, perché quando ho chiesto, come mai, proprio a me, che non ero certo fra gli artisti che ultimamente hanno venduto milioni di copie, mi hanno risposto, che premiavano il percorso di un musicista, che ha segnato un’epoca, un esponente che ha aperto una strada, colui che ha fondato il nuovo sound.


-Può vantare grandi collaborazioni con artisti del calibro di: Franco Battiato, Edoardo Bennato, James Senese, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio Bennato e Pino Daniele, come abbiamo già citato precedentemente. Con quali altri personaggi di fama mondiale ha ancora intenzione di collaborare?


Per il momento c’è questa collaborazione con Pino; che è uno dei massimi esponenti a livello mondiale. Con Franco Battiato esiste una grande amicizia e questo vale anche per i fratelli Bennato, per Lucio Dalla e per tanti altri artisti. Sto pensando di recuperare questo rapporto con molti di loro, che ho visto nascere insieme a me e diventare famosi più di me. Coinvolgerli in questo progetto, che è multietnico e multimediale, in cui ci sarà un pò di tutto; i cantautori, i rappers, e la collaborazione di grandi artisti stranieri, che ho avuto il piacere di conoscere in giro per il mondo. Credo che sia una bella iniziativa, quella di questa fratellanza, che accomuna gli artisti, perché al di là dei giochi discografici, un musicista deve poter collaborare con un altro musicista, senza dover necessariamente passare tramite la figura del manager. Per fare un esempio, Franco Battiato, qualche giorno fa, si è presentato da solo e spontaneamente in questo mio studio ed ha improvvisato un suo pezzo. Con Pino Daniele ci ritroviamo spesso a casa sua, ma è la stessa cosa anche per tutti gli altri. Ci deve essere un rapporto interpersonale, di amicizia, oltre che professionale.


-Per quanto riguarda la categoria giovani emergenti, c’è qualcuno che potrebbe catturare la sua curiosità?


Continuamente ascolto nuovi artisti, nuove proposte, ne calcolo almeno cento di nomi che mi piacciono e che sono sicuro avranno successo. Dei giovani, che hanno già all’attivo diversi lavori, posso citare i Su Sun System; un gruppo bellissimo che si sta facendo conoscere bene anche in Europa, gli Articolo 31 che hanno realizzato delle cose fantastiche… Ce ne sono tanti in Italia, ma chiaramente anche loro risentono di quello che è il periodo di crisi mondiale a livello discografico.


-Sta pensando di portare la sua musica anche sui palcoscenici di Roma? Progetti futuri?


Sì, ci sono dei progetti e già dal prossimo anno con L’estate romana. In questa occasione vorrei portare una serie di eventi musicali. Poi, probabilmente sarò con Nessuno tocchi caino, con una manifestazione della Croce Rossa, per aiutare i bambini dell’Africa, il tutto verrà realizzato a Roma. Io sono nato a Napoli, ma Roma è la mia seconda città, per cui devo molto alla Capitale e divido da sempre questo mio amore fra le due città.


-Cosa non gradisce del panorama musicale attuale?


Il senso provinciale delle cose, l’incompetenza dei direttori artistici, dei discografici e dei programmatori televisivi e radiofonici.


-Un sogno nel cassetto?..


Poter riunire i miei amici su un solo palco e vederli tutti insieme che si abbracciano e fanno un grande concerto a sostegno della musica italiana. Secondo me, se avvenisse un simile evento, sarebbe qualcosa di unico e meraviglioso.


-Che rapporto ha con le nuove tecnologie: computer, internet, ecc.?


Sono sempre stato uno strano musicista tribal- tecnologico, avvicinandomi alla musica con colore… provengo dall’Accademia d’arte … Le nuove tecnologie, che ti permettono di poter unire i suoni di tutto il mondo, premendo un semplice tasto… Un grande artista può usare qualsiasi cosa, una macchina fotografica, un computer, uno strumento futurista in maniera unica e irripetibile, dipende solo dalla sua fantasia… la manifestazione artistica non ha definizione sull’oggetto.

La nostra intervista termina qui, Il Settimo Senso news ringrazia Tony Esposito, per la gentilezza e disponibilità dimostrataci.
Grazie a voi, grazie ancora.



 

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