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Data di lettura dati Server: 21-08-2017 - 16:06:02
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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
304 La poesia dialettale di Salvatore di Giacomo Pillole di letteratura Antonio Timoni 04/2007 Apre eventuale link con Articolo 304 già pubblicato
Testo Articolo

Salvatore Di Giacomo nacque e morì a Napoli ( 1860-1934); frequentò i corsi universitari di medicina, ma presto abbandonò gli studi e si volse al giornalismo. Collaborò con bozzetti, novelle, versi a vari quotidiani napoletani, tra cui il “Corriere del Mattino”, il “Pungolo” e il “Corriere di Napoli”; nel 1929 entrò a far parte dell’Accademia d’Italia. Autore di volumi come “Cronaca del teatro San Carlino” (1891), Di Giacomo fu un narratore discontinuo, ma dalla linea delicata e toccante: Minuetto settecentesco (1883), Pipa e boccale (1893), Novelle napoletane (1914), L’ignoto (1920). Nel suo teatro, da “Malavita” pubblicata nel 1889 col titolo “O voto” e tratta dalla novella “Il voto”, ad “Assunta Spina” del 1909 e a Quand l’amour meurt del 1911, risalta l’elemento malinconico delle sue opere.


L’esperienza teatrale e narrativa, col loro verismo particolareggiato, rimandano alla sua produzione in versi, dove il dialetto, colto e letterario, assume il valore di testimonianza di un mondo che va’ scomparendo.
La poesia di Salvatore Di Giacomo, da “O funneco verde” (1886) ad “Ariette e sunette” (1898) e a “Canzoni e ariette nove” (1916), non è priva di squilibri e di effetti a volte un po’ facili.


Salvatore Di Giacomo fu poeta dialettale, novelliere, drammaturgo e studioso di storia locale; in tutte le sue opere rivive l’anima del popolo napoletano, che trovò in lui sempre un interprete ineguagliabile. Abilissimo nel rendere con tocco delicato la psicologia degli umili e la simpatia che suscitano i personaggi popolari, pur lasciandosi spesso andare al sentimentalismo, Di Giacomo riuscì a non esagerare con una prosa semplice e serrata, minimizzando persino i momenti più drammatici.


Per questo fu principalmente poeta, e poeta di grande spessore artistico. Qui di seguito voglio dimostrarvi come effettivamente Salvatore Di Giacomo fosse un artista capace di elevare il dialetto a dignità di lingua poetica e letteraria con una bellissima sua composizione, che è stata anche un successo musicale e che è ispirata a una zona di Napoli in discesa sul mare :

 

A Marechiare
di Salvatore Di Giacomo

 

Quanno sponta la luna a Marechiare
pure li pisce nce fanno all’ammore,
se revoteno ll’onne de lu mare
pe la priezza cagneno culore,
quanno sponta la luna a Marechiare...

A Marechiare ce sta na fenesta,
la passione mia ce tuzzulea,
nu carofano addora ‘int’ a na testa,
passa ll’acqua pe sotto e murmulea...
a Marechiare ce sta na fenesta ...

Chi dice ca li stelle so’ lucente
nun sape st’uocchie ca tu tiene nfronte,
sti doie stelle li ssaccio io sulamente,
dint’a a lu core ne tengo li pponte,
chi dice ca li stelle so’ lucente? ...

Scétete, Carulì, ca ll’aria è doce,
quanno maie tanto tiempo aggio aspettato?
P’accumpagnà li suone cu la voce,
stasera na chitarra aggio purtato...
Scétete, Carulì, ca ll’aria è doce! ...
 

ANTONIO TIMONI






 

 

 

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