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Data di lettura dati Server: 26-05-2017 - 15:03:01
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Rubrica a cura della Redazione Nimue
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
251 L'incontro Grandi Amori Nimue 02/2007 Apre eventuale link con Articolo 251 già pubblicato
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Nuova pagina 1


C’era stato tra Serena e Max uno scambio di mail in un crescendo modulato di reticenze, cortesia e poi piano, piano, un avventurarsi in un linguaggio più confidenziale; un tentativo, un azzardo di parole più calde, diminutivi… Poi all’improvviso il suo viso stranamente giovane sorridente, in un abbigliamento sportivo elegante, molto ricercato e poi la voglia di vedere il suo sorriso a pochi millimetri dal mio. Forse era meglio non vedere subito Max, potevamo rovinare la magia che si era creata intorno a noi, impensata. Dovevo a lui, questa donna nuova che ancora non aveva un nome preciso. Solo da lui aspettavo che pronunciasse quello giusto, quando sarebbe comparso davanti ai miei occhi, all'angolo della piazza, dove ci eravamo dati appuntamento quel venerdi pomeriggio. L'incontro era alle 16.00, ma il traffico del fine settimana, mi portò a tardare di un quarto d'ora e lui era già lì che mi aspettava con ansia. Intanto mi domandavo se gli sarei piaciuta così vestita. Non ero frutto di nessuna fantasia, ero io, in carne ed ossa, pronta ad accoglierlo. Mentre percorrevo in auto il tragitto che mi avrebbe condotto all'appuntamento, osservai i volti dei passanti; occhi che esprimevano un miliardo di buchi neri senza ritorno, una rassegnazione completa a non osare nemmeno di essere un pò felici nella monotonia dei giorni e degli orari tutti uguali, semmai seduti ad attendere coincidenze monotone e agghiaccianti. Mi era sembrato il simbolo di coloro che non lottano per dare un senso alla loro vita e non si sforzano di conoscere se stessi e non sprecano il tempo per farlo. Ero lì, proprio perché volevo vivere all’insegna della passione, dell’irrazionalità e dell’avventura romantica in un mondo che non osa più rischiare per queste cose.
Quando lo vidi lo riconobbi subito, indossava una giacca scura sopra ad una camicia bianca, leggermete aperta, che lasciava intravedere la sua virilità di uomo impegnato e sempre impeccabile nella sua originalità. Mi piacque terribilmente. Scesi dall'auto e mi diressi verso di lui. Max mi salutò con uno splendido sorriso e mi chiese se volevamo entrare dentro nel bar, oppure rimanere fuori, seduti ai tavolini all'aperto. Scegliemmo di restare fuori, visto che la giornata ci regalava un tiepido sole. - "Cosa prendi?". - "Un semplice caffé , grazie". Sedemmo,ordinammo due caffè e iniziammo a parlare, mentre mi sentivo osservare, con lo sguardo complice. - “Che bel sorriso che hai!". Era bello e allo stesso momento imbarazzante sentirsi così; al centro dell'attenzione e studiata nei minimi particolari. Il mio imbarazzo cresceva e intanto lo guardavo e mi sentivo morire, perché avrei voluto stringerlo lì, davanti a tutti. Mi prese la mano e mi disse: ”E' un onore per me essere qui con te". Pagò i caffè e c'incamminammo verso la sua auto. Improvvisamente mi ritrovai le dita tra le sue; erano gelate e quasi non respiravo. Avevo immaginato che tutto avrebbe dovuto essere diverso. Un nodo in gola e non avevo la forza di obiettare, ma di ripetere solo ”sì, come vuoi tu”. Come in un sogno, mi trovai nella hall, al bureau, per le solite formalità dei documenti e quando lui mi disse con un lieve sorriso degli occhi: “Tieni il tuo documento”. Come in trance entrai nell’ascensore. Sentii il suo braccio che premeva sul mio e così entrammo nella stanza. Ci sedemmo un attimo.

Mi guardavo intorno un pò spaventata e Max mi disse: “ Stella, cos’hai, tutto bene?”.
- "Non preoccuparti, sto bene, è solo un pò di ansia, mi dai un pò d’acqua, per favore?.” Lui si avvicinò e mi abbracciò a lungo senza una parola.
Allora io cominciai a piangere silenziosamente, perché sentivo di essere molto felice. Sentivo il suo calore e il suo desiderio pari al mio. Ne sentivo anche l’inspiegabile candore: era il desiderio di toccarsi, di stringersi, ma di non violarsi e nello stesso tempo di immaginare di farlo con tutta la passione di cui eravamo capaci. Due anime fatte per il piacere, come forse non esiste, come non è di questa terra e che qualunque luogo, qualunque situazione, qualunque ora, li può contaminare, perché sono inadeguati.
In tutte quei giorni in cui ci eravamo sentiti e avevamo desiderato di incontrarci, non avevamo fatto altro che pensare a come ci saremmo amati. Quando tutto è troppo intenso prima e troppo atteso, ci si chiede quale forma di piacere possa essere all’altezza di tale aspettativa. Volevo perdermi tra le sue braccia… Mi prese la mano come ad una bambina, cominciò ad accarezzarmi e ormai sapevo che quello che sarebbe successo l’avevo voluto.

 

 



A cura di: Nimue

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