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Data di lettura dati Server: 11-12-2017 - 06:47:51
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Rubrica di approfondimento sui temi e sugli avvenimenti della fede. Paolo
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
221 Anche quest'anno è arrivato il Natale Angolo della fede Paolo 12/2002 Apre eventuale link con Articolo 221 già pubblicato
Testo Articolo

 

Sì, anche quest'anno è arrivato il Natale!

Con un po' di buona volontà mi sono messo a cercare nella mia libreria qualche riflessione su questa festività religiosa che potesse aiutarmi a trasmettere ai lettori del giornale quei sentimenti che ho dentro di me ma che non è facile esprimere.

Ho ritrovato un libricino che tempo fa mi offrì spunti utili per preparare momenti di riflessione per i giovani della parrocchia: ho allora pensato di riproporre anche ai lettori del giornale uno di questi spunti di riflessione.

Ascoltiamo padre G. Basadonna  che ci parla attraverso le pagine del libricino "Dio Viene Ancora":

 

Natale è sempre un giorno nuovo.

Nonostante le tradizioni e le abitudini, nonostante la macchina pubblicitaria che dissacra e banalizza anche questo giorno, nonostante il crescere dell'indifferenza religiosa, Natale è ancora un germe di vita, un segreto di novità.

Si può tentare un ricupero di questa vitalità, scendere nel profondo del nostro spirito là dove ancora palpita un po' di poesia, trovare ancora tracce di fede e di speranza non morte del tutto?

Si può pensare di ridare a questo giorno il suo significato più vero, e renderlo realmente una nascita,  si può volere almeno per un giorno rispondere ai propri desideri più genuini?

Si può mettere da parte ingombri di ogni genere, liberarci da pesi e legami così soffocanti, si può lasciar apparire finalmente quell'uomo vero, quella persona libera e grande che sappiamo di essere e che vorremmo essere?

Noi crediamo di sì!

Perché Dio viene ancora, perché Dio non è stanco dell'uomo e si fida ancora di lui, perché Dio non teme di sporcarsi entrando nella nostra storia personale e sociale, perché Dio viene e ci chiama.

Perché è Natale, oggi, come lo è domani e sempre: perché Dio è il Dio-con-noi, e non un dio lontano, una teoria, un sentimento, un'illusione, una filosofia.

A patto che si voglia fare Natale come un giorno diverso da tutti gli altri, a patto che si faccia Natale con Dio, a patto che si abbia il coraggio di vivere in prima persona quel meraviglioso racconto di un Bambino che nasce in una stalla vicino a Betlemme.

 

Se Dio viene ancora, sarebbe sciocco non rendersene conto.

Se Dio viene ancora, sarebbe tragico non volerlo accogliere.

Se Dio viene ancora, sarebbe criminale chiudergli la porta.

Se Dio viene ancora, non vogliamo perdere l'appuntamento.

Dio viene ancora in questo Natale.

Questo è il segno che Dio viene: è nato un bambino in una grotta vicino a Betlemme.

Dio viene: è Natale. Dio viene in questo Natale di questo anno. Nonostante tutte le cattiverie, le ingiustizie, le violenze, le imposture, nonostante i continui tentativi dell'uomo per espellere Dio dalle coscienze, dalla vita pubblica, dal pensiero e dall'azione quotidiana, Dio viene ancora. 

Perché non andargli incontro?

Perché cancellare il Natale dalle nostre abitudini, o renderlo soltanto un giorno di festa e di evasione? Perché fare Natale come se non fosse il « giorno natale » di Dio sulla terra? 

Perché si fa Natale con persone, con cose, con abitudini le più disparate, e non si fa Natale con Dio?

Con chi fare Natale quest'anno?

Anche quest'anno, come tutti gli anni passati, così carico di sofferenze, di dubbi, di paure, quest'anno ancora così oscuro nei suoi risvolti sociali ed economici, quest'anno ancora così  desolato in una solitudine che sembra crescere e isolare gli uomini... come vogliamo vivere il Natale?

Anche quest'anno vogliamo un Natale senza Dio, senza Gesù Bambino, senza l'incontro vero con Lui, soltanto un Natale ripiegato sui soliti interessi, un Natale con i soliti regali, un Natale tutto esteriore, tutto materiale, tutto vuoto?

Dobbiamo fare Natale con Dio! 

Non è facile. Natale è un prodotto già confezionato da acquistare nei grandi magazzini, nei supermercati, o presso i negozi sofisticati e lussuosi di grande prestigio.

C'è il Natale del ricco, occasione di una spesa sontuosa di grosse cifre, per un proprio comodo o per soddisfare il capriccio di qualche persona a cui si è legati.

C'è il Natale borghese di chi vuole solamente trovare l'occasione o la scusa per un giorno di pazzia, per appagare desideri altrimenti proibiti e toccare un istante la soglia di un mondo a lungo sognato.

C'è il Natale dell'indifferente che nemmeno si preoccupa di dare un senso a quel giorno, e sfrutta quanto gli altri fanno o lasciano fare.

E c'è anche il Natale di chi finge di credere, e ancora ripete gesti e parole e partecipa a riti che ieri dicevano una fede reale, e oggi suonano di vuoto lasciando una eco di tristezza nel cuore.

Ma se Dio viene ancora, perché non accoglierlo?

Perché non lasciarsi sedurre da quell'antico evento che di fatto ha scosso le fondamenta del vivere umano?

Perché non cercare la strada sulla quale Dio ancora ci aspetta, anzi sulla quale ci sta venendo incontro? 

Bisogna forse consultare carte geografiche, leggere segni e tracce che possano indicare dove è il luogo dell'appuntamento, seguire richiami che vengono da zone abbandonate e lontane?

No! Bisogna semplicemente accettare l'iniziativa impensabile di Dio che stravolge ogni nostro schema e ogni nostro progetto.

Bisogna avere il cuore umile che si arrende di fronte al gesto concreto di Dio, e lo riconosce nel Bambino che nasce: umile nell'accettare che Dio sia ancora e sempre più grande di noi, più grande anche della nostra miseria. 

C'è un orgoglio da vincere.

Non siamo noi i padroni assoluti di noi stessi, i costruttori solitari della nostra storia, gli inventori geniali del nostro destino. Siamo creature, usciti dalle mani di Chi ha voluto farci esistere, e che ora vuole farci rinascere a una vita nuova, a un rapporto più pieno con lui.

C'è una pigrizia da superare.

Non basta quello che nasce e cresce da solo nel povero giardino del nostro vivere quotidiano, quello che non chiede fatica, quello che già troviamo dentro di noi.

Non bastano quegli elementi che sembrano naturali, solo perché emergono in noi senza essere generati da noi.

Siamo chiamati a decidere, a scegliere, a conquistare qualcos'altro che ci viene offerto come risposta alle attese più profonde e più vere del nostro animo, siamo chiamati a fare la fatica e lo sforzo per non deludere noi stessi.

C'è una paura da sfatare.

Non tutto in noi è visibile, garantito, misurato e pesato, e libero da sorprese: anzi, ciò che più attira la nostra curiosità è proprio ciò che sembra misterioso, ignoto, non assicurato.

Siamo fatti per il nuovo, per il grande, per il rischio.

Ma c'è sempre la paura di perdere, di non godere abbastanza, non si vuole aprire la mano per cogliere ciò che viene offerto lasciando andare quanto ci sembra di stringere già.

La novità suprema, il supremo rischio, l'Eterno, l'Infinito, ci chiamano e si offrono a noi.

Natale non è più un piccolo giorno subito spento, un sentimento bruciato nel gesto di un momento, un'impressione soffocata dall'abitudine, una traccia sulla sabbia cancellata dal vento.

Natale è Dio che viene ancora.

Bisogna mettersi con lui, cercare lui, aprire le porte a lui, offrirgli ancora una volta almeno una grotta, una stalla di fortuna, un luogo povero e dimesso, un angolo del proprio cuore.

Basta almeno un gesto sincero: e lui lo renderà presepio, coro di Angeli, stella straordinaria, commozione di pastori, annuncio dei Magi, gioia di salvezza.

 

 

Buon Natale a tutti i lettori da Paolo !

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