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Data di lettura dati Server: 20-09-2017 - 16:34:34
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Rubrica di approfondimento sui temi e sugli avvenimenti della fede. Paolo
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
209 Fraternità in Tunisia Angolo della fede Paolo 10/2004 Apre eventuale link con Articolo 209 già pubblicato
Testo Articolo

 

Ora vi racconto una storia:

una ventina di anni fa una parrocchia di Roma, di fronte al fenomeno sempre più massiccio della presenza di extracomunitari (all'epoca erano quasi tutti "vu cumprà", cioè provenienti dalle regioni del magreb) che vivevano più o meno da barboni, si rimboccò le maniche ed organizzò una mensa gratuita che due giorni a settimana (alternandosi con le mense di altre organizzazioni) offriva un pasto caldo a chiunque si presentasse. Però non era facile capirsi, con questi "marocchini", sia a causa della lingua, sia a causa dei costumi di vita parecchio diversi, sia a causa della religione che sembrava dovesse dividerci. Allora qualcuno di questa parrocchia, il parroco per primo, si dissero: "Perché non andiamo a conoscere questa gente e casa loro? Perché non cerchiamo di capire quale sia il loro stile di vita originario? Perché non cerchiamo di scoprire cosa sia veramente l'Islam, senza fermarci alle chiacchiere di strada? Perché non andiamo a renderci conto del perché costoro vengano clandestinamente qua, anziché rimanere tranquilli tranquilli a casa loro?"

   Detto, fatto, andarono a conoscere la regione del magreb più vicina (e forse la più facile, per un primo approccio): andarono in Tunisia. Il risultato fu che si innamorarono della gente e del posto e, cosa non da poco, scoprirono che la religione islamica è estremamente ricca di spiritualità e di valori e per molti aspetti ci è "cugina" (fatte salve le fondamentali differenze). Insomma, con l'Islam si può dialogare, nel rispetto reciproco.

Cercarono un pied a terre e trovarono una piccola casa araba a Kibili, nella quale vivevano alcune suore cattoliche che a causa dell'età avanzata stavano per essere richiamate in europa. Questa casa fu comprata e diventò il cuore della presenza in Tunisia.

Gli amici di questa parrocchia di Roma cominciarono ad andare su e giù dall'Italia alla Tunisia sia per conoscere, come detto prima, usi e costumi della gente e sia per pregare. Sì, per pregare, perché avevano scoperto che la natura del luogo era in grado di offrire molti stimoli positivi per la preghiera, per l'introspezione, per la meditazione. Essendo la natura dell'interno della Tunisia abbastanza simile alla natura della Palestina, era facile collegare mentalità ed episodi biblici con ciò che vedevi realmente davanti a te: una palma carica di datteri, un albero di fico, il pozzo del villaggio, il terreno riarso, i cespugli nel deserto, le dune del deserto di sabbia, la sorgente d'acqua dalla fenditura della roccia,....

Ma in una casa piccola si potevano ospitare poche persone. Cominciarono a cercare una sistemazione più grande e, dopo molte difficoltà, acquisirono una casa araba sufficientemente grande a Nefta. Dopo qualche tempo acquisirono un terreno a Douz e vi costruirono una casa nuova adatta per l'accoglienza di chi ci andava dall'Italia.

Intanto in Italia si cercava di dare una mano agli immigrati già presenti sul territorio, per trovare loro una sistemazione seria: alloggio e lavoro. Ma nella maggior parte dei casi gli immigrati, non conoscendo la nostra lingua, avevano grandissime difficoltà ad essere assunti dalle ditte che pur avevano bisogno di manodopera.

Allora con un grande sforzo, con l'aiuto di molte persone sensibili, con il sostegno della Regione Lazio e con l'appoggio delle autorità locali tunisine, si pensò di aprire a Kibili e a Douz due "scuole" dove i giovani del posto potessero apprendere l'italiano e rudimenti di legislazione italiana e del lavoro in attesa di poter venire legalmente in Italia. In questo modo, quando furono in vigore le leggi sull'immigrazione precedenti alla Bossi/Fini, fu possibile diventare "sponsor" (colui che garantisce lavoro e alloggio) di molti immigrati che grazie alla preparazione linguistica di base riuscirono ad ottenere legalmente il permesso di soggiorno in quanto titolari di contratto di lavoro in Italia. Quest'opera altamente umanitaria ed estremamente utile ha subìto recentemente un freno dalla legge vigente che non prevede più la figura dello "sponsor"  ma si basa su quote annuali che vengono per lo più gestite dalle rappresentanze diplomatiche italiane.

Ecco, vi ho raccontato una storia e posso dire di esserne stato un po' testimone perché alla fine di settembre ho avuto la fortuna ed il piacere di trascorrere una settimana in Tunisia, a Douz, a Kibili e a Nefta, ed ho toccato con mano quanto importante sia l'azione di questi nostri amici di Roma. Ho conosciuto gente, ho scoperto alcuni aspetti dell'Islam che ancora non conoscevo, ho goduto di una natura estremamente affascinante ed ho pregato aiutato dal contesto "magico" !

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Paolo

 

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