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Data di lettura dati Server: 11-12-2017 - 01:15:31
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Rubrica di approfondimento sui temi e sugli avvenimenti della fede. Paolo
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
208 Medjugorje: un segno del divino o un'invenzione bella e buona ? Angolo della fede Paolo 11/2004 Apre eventuale link con Articolo 208 già pubblicato
Testo Articolo

UN SEGNO DEL DIVINO O UN'INVENZIONE BELLA E BUONA?

Oggi, per la consueta rubrica "l'angolo della fede", ho pensato di accennare ad un fatto che nel mondo cattolico crea perplessità: le apparizioni della Madonna ai veggenti di Medjugorje. Tutti noi, che ci riteniamo persone razionali e "con i piedi per terra", istintivamente siamo portati a rifiutare tutto ciò che razionale non è: vogliamo toccare con mano!

Ma talvolta accadono fatti che ci lasciano sconvolti, ai quali non è possibile dare una risposta razionale, che sfuggono ai nostri classici cinque sensi. A quel punto le possibilità sono solamente due: rifiutare ciò che non si è potuto sperimentare fisicamente, oppure accettare tali fenomeni per quello che sono, riconoscendo che le strade di Dio non sempre sono le nostre strade. Forse, però, c'è anche una terza possibilità: prendere atto che un fatto straordinario si è compiuto, riconoscere di non riuscire a comprenderlo, non escluderlo a priori solo perché oggi non lo capisco, lasciare aperto il mio cuore. Questa terza possibilità è, appunto, la mia posizione personale riguardo alle apparizioni di Medjugorje.

Qui sotto presento una breve storia delle apparizioni e una testimonianza personale di un mio amico che l'estate scorsa si è recato, appunto, a Medjugorje.

Arrisentirci

Paolo

La Storia delle apparizioni a Medjugorje

A Medjugorje (Citluk, Bosnia-Erzegovina) già da tempo sei testimoni, sotto giuramento, hanno continuato caparbiamente a testimoniare che dal 24 giugno 1981 fino ad oggi la Beata Vergine Maria o, come la chiama qui la gente, Gospa, la Madonna, appare loro quasi quotidianamente.

Il primo giorno:

Il giorno 24 giugno 1981 alle 18.00 circa i seguenti ragazzi: Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic videro, in una zona detta Podbrdo (sul monte Crnica), una donna giovane e bellissima con un bimbo tra le braccia. Quella volta non disse loro nulla, ma fece solo loro cenno con la mano di avvicinarsi. Ma questi, stupiti e spaventati, non si avvicinarono affatto, sebbene avessero immediatamente pensato che si trattasse della Madonna.

Il secondo giorno:

Il secondo giorno, il 25 giugno 1981, i ragazzi, tutti d'accordo, alla stessa ora si recarono nuovamente sul luogo in cui il giorno prima era loro apparsa la Madonna, nella speranza di vederLa nuovamente. All'improvviso balenò una luce. Insieme ad essa i ragazzi videro anche la Madonna, ma senza il bambino tra le braccia. Era indescrivibilmente bella, radiosa e sorridente. Con le mani faceva loro segno di avvicinarsi. I ragazzi si fecero coraggio e si accostarono a Lei. Immediatamente caddero in ginocchio ed iniziarono a recitare il Padre Nostro, l'Ave Maria ed il Gloria al Padre e la Madonna pregava insieme a loro, ad eccezione dell'"Ave Maria". Dopo la preghiera, iniziò a parlare con i ragazzi. Ivanka le chiese subito di sua madre che era morta due mesi prima. Mirjana chiese alla Vergine un segno per far capire che i ragazzi non mentivano e non erano matti, come alcuni sostenevano. Alla fine la Madonna si congedò dai ragazzi con le parole: "Addio, angeli miei!". Alla domanda dei fanciulli, se cioè sarebbe nuovamente apparsa loro il giorno seguente, rispose con un cenno affermativo del capo. Secondo la testimonianza dei ragazzi tutta la scena era stata indescrivibile. Quel giorno sul luogo in cui i ragazzi avevano visto la Vergine il giorno precedente non erano presenti Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic. Al loro posto c'erano Marija Pavlovic e Jakov Colo. Da allora ai sei ragazzi, in base alla loro testimonianza, la Vergine appare regolarmente. Milka Pavlovic e Ivan Ivankovic che erano insieme agli altri veggenti il primo giorno, non l'hanno più vista sebbene successivamente si siano uniti agli altri nella speranza di vederLa di nuovo.

Il terzo giorno:

Il 26 giugno 1981 i ragazzi riuscirono a stento ad attendere le 18.00, l'ora in cui la Vergine era loro precedentemente apparsa. Si recarono di nuovo nello stesso luogo per incontrarLa. Erano molto felici, ma quella felicità era un po' mista alla paura dovuta all'incertezza che ancora regnava su tutto questo. Ma nonostante tutto i ragazzi avvertivano una forza interiore che li attirava verso la Vergine. Quando i ragazzi erano ancora in cammino una luce balenò rapidamente per tre volte. Per loro e per gli altri che li seguivano fu il segno che fece capire dove la Madonna si trovasse. Questa volta si manifestò qualcosa in più rispetto ai giorni precedenti, ma nel frattempo la Vergine era improvvisamente scomparsa. Ma quando i ragazzi iniziarono a pregare riapparve nuovamente ed era meravigliosa, serena, felice e sorridente. Uscendo di casa, su consiglio di alcune anziane, un uomo del gruppo che si era recato con i ragazzi sul luogo delle apparizioni aveva portato con sè dell'acqua benedetta così che i fanciulli potessero usarla per aspergere l'apparizione ed in questo modo mettersi al riparo da satana. Una volta in compagnia della Vergine, Vicka prese l'acqua ed iniziò ad aspergere dicendo: "Se sei la Madonna rimani con noi, se non lo sei vattene via!". Udito questo la Vergine sorrise e rimase con i ragazzi. Allora Mirjana le chiese come si chiamasse e Lei rispose: "Io sono la Beata Vergine Maria." Quello stesso giorno, una volta che i ragazzi andarono via da Podbrdo, la Vergine apparve di nuovo, ma solo a Marija e disse: "Pace, pace, pace e solo pace!" Dietro di Lei c'era la croce. E con le lacrime agli occhi ripeté per due volte: "La pace deve regnare tra Dio e gli uomini ed in mezzo agli uomini!" Questo punto si trova circa a metà della strada che conduce al luogo delle apparizioni.

Il quarto giorno:

Il 27 giugno 1981 la Vergine apparve ai ragazzi tre volte. Le vennero rivolte parecchie domande alle quali Lei rispose. Riguardo ai sacerdoti disse: "Possano i sacerdoti credere saldamente e proteggere la fede del popolo!" Di nuovo Mirjana e Jakov Le chiesero di lasciare un segno poichè si era cominciato ad insinuare che i ragazzi fossero matti o drogati. La Vergine rispose loro: "Non abbiate timore di nulla!" Prima di congedarsi, alla domanda se sarebbe venuta di nuovo, la Vergine con un cenno del capo rispose affermativamente. Mentre scendevano da Podbrdo, la Vergine apparve loro di nuovo e si congedò dai ragazzi con le parole: "Addio, angeli miei! Andate in pace!"

Il quinto giorno

Il 28 giugno 1981 già sul presto iniziò ad arrivare un'infinità di gente proveniente da tutte le parti. A mezzogiorno c'erano quindicimila persone. Quello stesso giorno il parroco Fra Jozo Zovko interrogò i ragazzi su quello che avevano visto nei giorni precedenti. Alla solita ora la Vergine apparve di nuovo. I ragazzi pregarono con Lei e di nuovo Le chiesero alcune cose. Ad esempio Vicka Le chiese: "Madonna mia, cosa desideri da noi?" ed ancora "Madonna mia, cosa desideri dai nostri sacerdoti?" ed Ella rispose "Che il popolo preghi e creda veramente!" e, in merito ai sacerdoti, rispose che essi dovevano credere realmente ed aiutare anche gli altri in tal senso. I 6 veggenti furono interrogati nella casa canonica da Padre Jozo.

Il sesto giorno:

Il 29 giugno 1981 i ragazzi furono condotti a Mostar per una visita medica e dopo gli esami vennero dichiarati sani. La dottoressa responsabile dichiarò quanto segue: "I matti non sono i ragazzi, ma chi li ha portati qui". Quel giorno sul monte delle apparizioni la folla era più numerosa che mai. Quando i ragazzi giunsero al solito luogo ed iniziarono a pregare la Vergine apparve loro immediatamente. In quella occasione Ella invitò tutti a credere: "Possa il popolo credere veramente e non temere nulla!" Quello stesso giorno anche la dottoressa che aveva seguito i ragazzi e li aveva osservati al momento dell'apparizione sentì il desiderio di toccare la Madonna e quando, su richiesta dei ragazzi, con la mano toccò le sue spalle avvertì come un brivido che l'attraversava. E lei che non era credente riconobbe successivamente ed affermò: "Qui c'è qualcosa di miracoloso!" Quello stesso giorno la Madonna guarì prodigiosamente un bambino, Danijel Setka, che i suoi genitori avevano condotto lì chiedendo che venisse guarito. Lei promise, a condizione che i genitori pregassero, digiunassero e credessero realmente. A quel punto, il bimbo guarì.

Il settimo giorno:

Il 30 giugno 1981 due ragazze del paese proposero ai ragazzi di andare con la macchina a fare una passeggiata; in realtà il loro obiettivo era quello di andare lontano dal luogo delle apparizioni e di trattenerli fino a quando non sarebbe trascorso l'orario delle apparizioni. Tuttavia, sebbene i ragazzi fossero lontani da Podbrdo, all'ora solita delle apparizioni, come avvertendo una spinta interiore, chiesero di scendere dall'auto. Scesero e pregarono e la Vergine dalla Collina delle apparizioni, lontano molti chilometri, venne ad incontrarli e recitò con loro sette Padre Nostro... Così l'inganno di quelle ragazze non ebbe successo. Subito dopo la polizia iniziò a proibire l'accesso dei ragazzi e della folla a Podbrdo, il luogo delle apparizioni. Ai ragazzi, e successivamente neanche alla folla, fu più consentito di recarsi in quel luogo. Ma la Vergine continuava ad apparire loro in posti segreti, nelle loro case, in campagna. I ragazzi rinfrancati parlavano apertamente con la Vergine ed ascoltavano volentieri i Suoi consigli, ammonimenti e messaggi. Tutto questo proseguì fino al 15 gennaio 1982. Nel frattempo il parroco aveva iniziato a richiamare i pellegrini in chiesa perchè partecipassero al Rosario ed alla celebrazione dell'Eucarestia. Anche i ragazzi venivano e recitavano il Rosario. Anche qui qualche volta la Madonna apparve loro. Lo stesso parroco Fra Jozo Zovko una volta, mentre si recitava il Rosario, vide la Vergine. Tutta la chiesa capì che stava accadendo qualcosa di insolito. In seguito egli stesso ha dichiarato che in quella occasione aveva davvero visto la Madonna. E lui che fino ad allora non solo aveva avuto dei dubbi, ma era stato contrario alle voci sulle apparizioni, divenne il loro fautore e continuò a renderne testimonianza al punto da venire rinchiuso in prigione per un anno e mezzo.

In seguito:

Dal 15 gennaio 1982 i ragazzi videro la Madonna in una zona vicina alla chiesa e questo fu concesso loro dal parroco a causa delle recenti difficoltà e pericoli e la Vergine aveva già precedentemente acconsentito. Dal mese di aprile 1985, su richiesta del vescovo diocesano, i ragazzi abbandonarono questo spazio che era il luogo delle apparizioni ed ebbero in cambio una stanzetta nella casa parrocchiale. Per tutto questo periodo di tempo, dall'inizio delle apparizioni fino ad oggi, solo cinque giorni i ragazzi non hanno visto la Madonna. La Vergine non è sempre apparsa nello stesso luogo, alle stesse persone o agli stessi gruppi, e le Sue apparizioni non hanno sempre avuto la stessa durata. A volte sono durate solo un paio di minuti, a volte ore. Inoltre la Vergine non è sempre apparsa quando i ragazzi lo desideravano. Una volta i ragazzi pregarono ed attesero, ma la Vergine non apparve nè a quell'ora, nè dopo, in modo inaspettato. Talvolta è apparsa ad alcuni e non ad altri. Se non aveva precedentemente promesso di apparire ad una certa ora, nessuno era in grado di prevedere se o quando sarebbe apparsa. Non si è manifestata solo ai veggenti, ma anche ad altre persone di qualsiasi età, cultura, razza o interesse. Tutto questo ci fa capire che le apparizioni non sono controllate dall'uomo, che non dipendono dal tempo, dal luogo, dal desiderio o dalle preghiere dei veggenti e del popolo, ma solo dalla volontà di Colei che appare.

I GIORNI DI MARIA

Questo è il personale resoconto-testimonianza di un Pellegrinaggio a Medjugorje, svoltosi dal 12 al 18 agosto 2004 e organizzato dal Centro Maria. Le impressioni che scrivo sono “a caldo”, e mi baso unicamente su ricordi ed emozioni personali, senza ricorrere ad appunti o altre particolari fonti. Sono andato perché conosco il messaggio di Medjugorje ormai da anni, l’invito della Madonna a convertirsi, pregare e vivere i suoi messaggi (praticamente il Vangelo) e desidero conoscere il posto da dove questo fiume di Grazia si sta riversando sul mondo intero. Non mi sbaglio: Medjugorje è davvero un dono di Dio. SI PARTE. Appuntamento a Santa Croce in Gerusalemme, partenza per le ore 14. C’è parecchia gente, un po’ da ogni parte d’Italia: Roma, Cagliari, Alatri, Benevento, Caserta…le età sono miste, ci sono molti giovani ma con una leggera prevalenza di partecipanti in età matura: in tutto 110 persone. C’è chi è venuto col gruppo della Parrocchia, chi in coppia, chi da solo. Alle 14 spaccate (scopriremo che il Centro Maria funziona meglio di qualsiasi corpo militare…) si parte con due pullman, uno formato dai più giovani e l’altro con persone un po’ più avanti con l’età.

ROMA-SPALATO. Facciamo un momento di preghiera e poi la nostra guida, Sonia, un indimenticabile connubio tra un orologio svizzero e una mistica medioevale, comincia subito a parlarci del nostro Pellegrinaggio (scopriremo che parla molto, molto…). Ci dice come iniziarono le apparizioni nel 1981 a quei sei ragazzini: Vicka, Marija, Mirjana, Ivanka, Jacov ed Ivan. La Madonna appare perché in quell’ignoto paesino croato ha trovato ancora Fede. Il suo messaggio è semplice, Lei è la Kralice Mira, la Regina della Pace, e ci invita a ritrovare la Pace con Dio, e la Pace tra noi uomini. Maria piange, è il 25 giugno 1981, le 18,40. Esattamente dieci anni dopo, il 26 giugno 1991, scoppierà in Jugoslavia quella nefasta guerra che tutti abbiamo conosciuto. Sonia ci parla delle difficoltà che incontrarono inizialmente i sei veggenti (c’era l’ateismo di stato). Ci introduce alla conoscenza di un personaggio che incontreremo, Padre Jozo Zovko, al tempo dell’inizio delle apparizioni Parroco di Medjugorje, ed ora trasferito: inizialmente scettico sulle apparizioni (chi non lo sarebbe stato?) e poi successivamente accanito difensore dei piccoli veggenti al punto da finire in carcere per diciotto mesi (si pensa che anche Lui abbia visto la Madonna). Successivamente in quel desolato paesino croato cominciano a giungere persone da ogni parte del mondo, anche nelle maniere più inspiegabili: c’è chi si ritrova lì e non sa neanche come, chi ha sognato una chiesetta in Jugoslavia, chi ha sentito di misteriose apparizioni etc…. A questo punto Sonia ci parla di un volontario del Centro Maria, Franco, che abbiamo visto un attimo alla partenza e che rivedremo al ritorno. Franco partì parecchi anni fa con la fidanzata per Medjugorje, anche lui un po’ scettico. Al ritorno la fidanzata diventa monaca di clausura, Franco vuole farsi frate ma si accorge di riuscire a compiere guarigioni inspiegabili e conversioni portentose. Non lo vogliono in nessun convento, così consacra la propria vita alla Madonna e al Centro Maria, conducendo migliaia di persone a Medjugorje. Sonia non si stancherà di ripetere che la conversione di Franco è dovuta alla vita di Preghiera di sua madre, una vera santa. Anche se ci hanno raccontato i miracoli più incredibili (ne accennerò qualcuno dopo) sono due persone con i piedi ben piantati per terra. In ogni caso, seppur questa Medjugorje è un paese dove avvengono innumerevoli grazie di ogni genere, in specie spirituali, bisogna venire con il cuore aperto. La nostra guida ci racconta di come molti sono andati a Medjugorje col cuore chiuso, scettici, indifferenti, e così sono tornati. Ma vedremo che non sarà il nostro caso e penso neppure il caso di nessuno che era con noi (almeno nel nostro pullman). Arriviamo ad Ancona per l’imbarco notturno, e dopo un’estenuante attesa si sale sulla nave che la mattina dopo arriverà a Spalato.

SPALATO-MEDJUGORJE. Le terre croate sono veramente suggestive, le famigerate spiagge appaiono forse un po’ spoglie, ma sicuramente bellissime. Alcune insenature sono da capogiro. Tra un Rosario ed un canto, superando un altra dogana con qualche problema (Medjugorje è in Bosnia-Erzegovina, proprio il posto della guerra, ma non è stata mai sfiorata dalla guerra, come aveva promesso Maria: ogni volta che volevano bombardare, il cielo si annuvolava inspiegabilmente) si arriva a destinazione. Intanto abbiamo una bella notizia: quella sera stessa il veggente Ivan riceverà un’apparizione straordinaria, quella che la Madonna fa proprio per noi per noi pellegrini, sul monte dove iniziarono le apparizioni, il Podbordo. Un’accoglienza migliore davvero non potevamo trovarla! Ognuno si comincia a chiedere che succederà la sera, se vedrà la Madonna o chissà. Pioveva a dirotto durante il viaggio, ora comincia a smettere. Sonia ci dice di non preoccuparci per le condizioni metereologiche. In dieci anni di pellegrinaggi non ricorda un solo maltempo che abbia rovinato un evento in programma. Ci fa il caso, emblematico, di un’apparizione straordinaria in cui si era scatenata una tempesta. C’erano pioggia, fulmini, tuoni tutt’intorno, ma sul punto dove si erano radunati i pellegrini per attendere Maria, neanche una goccia. Sonia non smetterà di presentarci la Gospa (così si dice Madonna in croato) come la più delicata delle Madri, colei al quale devi donarti senza riserve per arrivare a Gesù. 

DESTINAZIONE. Un turista rimarrebbe deluso. Medjugorje è un paesino neanche molto originale. Qualche casa e un po’ di piccoli alberghi fanno da contorno ad una Chiesa e ad una serie di negozietti di paccottaglie religiose; non è un battuta: è il luogo più anonimo del mondo. Sonia ci racconta che la Chiesa, quella che ormai contraddistingue ovunque l’immagine di questo luogo, venne costruita negli anni 30 da un Tizio che si era messo in testa di voler erigere quella costruzione in mezzo a quattro casupole. La gente lo considerava pazzo: nessuno di quei paesini croati aveva una Chiesa così grande, di solito solo una cappella per i pochi abitanti. Ma Lui non desistette e costruì. Aveva profetizzato: un giorno qui verranno talmente tante persone che questa Chiesa non basterà a contenerle e sorgerà anche un aeroporto. La prima profezia è storia da più di un decennio, per la seconda vedremo. In ogni caso anche il Santuario non ha nulla di particolarmente bello, nulla a che vedere con i posti cui siamo abituati in Italia. E’ anonima anche la Chiesa. La piazza davanti ha una normale statua della Kralice Mira. Dietro sorge una Pagoda nella quale si celebra e si prega quando i pellegrini sono tantissimi. Nulla di eccezionale all’occhio. E’ proprio vero, lo Spirito soffia dove vuole. IL SANTUARIO. Un pranzo rifocillante, e poi subito al Santuario. Ci viene mostrata la canonica dove risiedevano i tre sacerdoti di Medjugorje, apostoli instancabili della Regina della Pace: Padre Jozo Zovko, Padre Tomislav Vlasic, anche lui andato via da Medjugorje (ha fondato un comunità di contemplativi) e Padre Slavko Barbaric, che è andato in Cielo da quattro anni. Ci viene raccontato di come in quella canonica furono effettuati i primi esami scientifici sui veggenti mentre avevano l’apparizione: si sono registrati diversi fatti scientificamente inspiegabili, per esempio il livello di elettricità presente nell’aria raggiungeva livelli altissimi.

Ci raduniamo in cerchio davanti alla statua della Madonna del Santuario e Sonia guida una bella preghiera in cerchio. Chiede alla Gospa che accolga i desideri del nostro cuore. Medjugorje, ricalcando il titolo di un bellissimo libro di Suor Emmanuell Maillard, è “il trionfo del cuore”, inteso come centro della persona, dei suoi sentimenti e della sua volontà. Ma è anche il trionfo dei Cuori Santi di Gesù e Maria che lì aspettano ognuno di noi.

Sul retro del Santuario si apre un viale chiamato Via Domini con delle Stazioni. Ad un certo punto si trova un grande Crocifisso da cui esce continuamente una goccia d’acqua, da una gamba. Si parla di miracolo (la goccia esce continuamente e la statua è piena all’interno, non vuota) e tutti cercano di toccare questa goccia. Sonia ci mette in guardia, potrebbe essere solo un fenomeno naturale. Infine arriviamo alla tomba di Padre Slavko Barbaric. Sonia ci spiega come sia stato davvero un protagonista di Medjugorje, per quasi venti anni ha accolto infaticabilmente i pellegrini. Si alzava alle cinque del mattino (dopo aver dormito massimo quattro ore) e saliva a turno uno dei due monti di Medjugorje, il Podbordo ed il Krizevac. Lì pregava e poi cominciava la sua giornata a servizio dei fratelli, senza fermarsi un attimo. Ha aperto ben quattro case per gli orfani. Aveva l’apparenza di un burbero, non era bello, ma era un santo. Il parroco di adesso, Padre Lijubo, dice che sette frati non riescono a fare quello che Padre Slavko faceva da solo. E’ stato perseguitato e calunniato anche Lui, hanno tentato in tutti i modi di mandarlo via. Alla fine ci sono riusciti, a farlo trasferire, ma Padre Slavko non si muove da Medjugorje: Gesù lo chiama sé mentre sta pregando sul Krizevac e così Padre Slavko rimane per sempre lì. Il giorno dopo la sua morte, la Madonna dà un bellissimo messaggio: “Il vostro fratello Slavko è nato al Cielo ed intercede per ognuno di Voi”. Sonia ci dice che durante un pellegrinaggio, mentre pregavano davanti alla tomba di Padre Slavko, un ragazzo paralitico ha gettato le stampelle e ha ripreso a camminare. Ma è ora di tornare in albergo per cenare: dobbiamo sbrigarci per prendere buoni posti per l’apparizione (che volete farci, dice Sonia, siamo un po’ fanatici di Maria, vogliamo starle vicino) e così in fretta ed in furia si torna a mangiare e poi si và. APPARIZIONE NOTTURNA. E così siamo al Podbordo, il monte dove Maria apparve la prima volta. Percorriamo pochissima strada, la Madonna apparirà all’inizio della montagna. Abbiamo con noi una torcia, per tornare, ma prima e durante l’apparizione il buio sarà totale, verrà solo interrotto da qualche sporadico flash. Ci mettiamo seduti sugli scomodi sassi del monte e fra canti e Rosari in tutte le lingue (vicino a me un’americana di colore e una polacca), attendiamo la Gospa

Io sono seduto quasi sotto la Croce sopra la quale Maria apparirà, intravedo nel buio Ivan, il veggente, lo fotografo anche. Così dopo un’oretta che siamo là scomodissimi, ci annunciano che l’apparizione sta per iniziare. Ci mettiamo in ginocchio. Io guardo il punto dove Maria appare, prego e gli raccomando me stesso e tutti coloro che mi hanno chiesto di pregare (sono parecchi). Non vedo nessuna figura strana, non provo nessun particolare trasporto, niente di niente. Un bambino piange quasi tutto il tempo dell’apparizione. Al termine viene letto cosa la Madonna ha detto. Il veggente riferisce che la Madonna è apparsa raggiante, con tre Angeli accanto. Ha benedetto noi, le nostre famiglie, e gli oggetti sacri che portavamo addosso (io ho il mio Rosario e una Medaglia Miracolosa) ci ha chiesto di pregare per i Sacerdoti, i Vescovi, e il Papa. Così l’evento tanto atteso è finito e nulla di particolare è successo. Ripensandoci tuttavia lo ricordo come un momento bellissimo, intenso. Se vi pare strano, questo è un tipico effetto di Medjugorje: senti qualcosa a scoppio ritardato; subito ti sembra tutto banale, dopo lentamente l’anima ed il cuore percepiscono la presenza di Dio, leggera e densa di Pace.

PADRE JOZO. Il giorno dopo, sveglia alle 6,30, perché dobbiamo subito partire per partecipare ad un incontro con Padre Jozo in una località vicino Medjugorje, Siroki Brijeg, dove il Sacerdote ora risiede. Il posto ha una storia di fede molto bella: negli anni ‘40, trenta francescani del posto hanno subito il Martirio da parte delle autorità comuniste perché hanno rifiutato di oltraggiare un Crocifisso. La chiesa è gremita, io sono proprio davanti a Padre Jozo. Il Sacerdote ha un aspetto ieratico ed insieme umile, proprio come è la sua parlata, dolce ma forte. In questi paesi il Sacerdote non è solo un’importante figura spirituale, ma rivesta una funzione di guida per la gente, guida che è anche politica. Il sacerdote è insomma un vero e proprio capo in tutti i sensi. Padre Jozo ha molti carismi, tra cui quello della predicazione, della benedizione, e della guarigione. Ha sofferto molto e continua ad essere perseguitato e calunniato anche adesso. Ma è un uomo di Dio e le anime, come dice Sonia, questo lo percepiscono subito. La sua predica è molto semplice ed intensa. Ci ricorda che Maria è venuta a Medjugorje per portarci Gesù. Gesù-Eucaristia deve diventare il centro della nostra vita perché altrimenti è la fine per tutti. Si scaglia contro la nuova Costituzione Europea, dove sono assenti i riferimenti alle radici cristiane. Ricorda la distruzione di molte famiglie ad opera di satana perché è scomparsa la Preghiera al loro interno. Ci regala un Rosario ed un’immagine di Maria. Ci invita a guardare con amore l’immagine della Vergine mentre preghiamo, e ci ricorda “i cinque sassi” per abbattere i nostri Golia (che poi sono i cinque punti fondamentali della Regina della Pace): la Preghiera – in primis il Rosario – il Digiuno, l’Eucaristia, la Parola di Dio, la Confessione Mensile. Padre Jozo tiene alto un Crocifisso e ce lo addita. “Ricordate che qui trenta fratelli si sono fatti uccidere per non tradire il loro Signore Crocifisso”, dice con passione. Parla abbastanza bene l’italiano, anche se con qualche difficoltà. Al termine dell’incontro, si celebra l’Eucaristia. Poi alla fine Padre Jozo, che ha anche un particolare carisma di benedizione, impone le mani sui sacerdoti che sono presenti e costoro le impongono poi su tutta la gente presente. Vedo di persona per la prima volta un fenomeno di cui ho già sentito parlare: alcune persone, dopo questa imposizione della mani, cadono in una sorta di trance, il cosiddetto “riposo nello Spirito”. Ci ha spiegato Sonia che è un particolare dono che viene concesso liberamente dallo Spirito Santo (quindi non và ricercato a tutti i costi) che ti procura un tale sensazione di benessere, pienezza interiore, guarigione e luce, che anche il corpo si abbandona e la persona viene fatta sdraiare per terra, in questo stato che dura qualche minuto. Sonia un paio di volte l’ha provato. Non penso sia un semplice fenomeno psicologico, perché la nostra guida è tutto tranne una fissata. Improvvisamente, si sente una signora un po’ anziana che piange ed urla perché la figlia ha avuto tale fenomeno. Pensa che gli sia successo qualcosa di strano, non gli hanno spiegato di cosa si tratta. Padre Jozo la guarda, poi vedendo che non smette scende dall’altare, va da lei e la rimprovera aspramente per il baccano, dandole anche un leggero ceffone. Non è uno che le manda a dire! Ricevo anch’io l’imposizione delle mani, ma non provo niente neanche stavolta. Ritorniamo in albergo per il pranzo. Nessuno del pullman ha avuto il dono del riposo nello Spirito.

MARIJA, PADRE LIJUBO E ALTRO. Il Pomeriggio ci rechiamo in un locale chiuso e molto grande del Santuario dove la veggente Marija terrà un incontro. Il luogo è strapieno. Riesco a trovare un posticino per terra ma vedo Marija solo a tratti, tante sono le persone che ho davanti. Marija è come la si vede in foto nei filmati, è una donna normale, non particolarmente alta né bassa, con il volto e la voce molto dolce. E’ dotata di un gradevole senso dell’umorismo, in particolare ci fa ridere quando commenta la traduzione simultanea in arabo di un prete, di cui non capisce mezza parola. Inizia parlandoci dei primi tempi delle apparizioni, che sono stati difficili per tutti e sei i veggenti (“con le autorità che ci impedivano di andare al monte per l’apparizione, e il parroco che non voleva farci venire in Chiesa perché pensava che non fosse vero”). Ci parla del Digiuno, ricordandoci che è un impegno forte (anche i suoi bambini si sforzano per farlo). Rinunciando, possiamo e dobbiamo anche aiutare i poveri che non hanno niente. Marija ha donato un rene a suo fratello, che ha consentito a quest’ultimo di vivere più di quanto era stato preventivato. E’ morto quest’anno. Ci ricorda l’importanza della Confessione, rivelandoci come una volta la Madonna durante l’apparizione abbia concesso di farsi toccare dai pellegrini (alcuni hanno sentito freddo, altri caldo, altri come una scossa elettrica) ed intanto la Vergine si riempiva di macchie nere, spiegando poi alla veggente che erano i peccati degli uomini a creare tali macchie. Dopo Marija la sala si svuota di metà e viene a parlarci Padre Lijubo, il nuovo parroco di Medjugorje. Ha un modo di discorrere molto calmo, non gesticola mai. Padre Lijubo ci ricorda l’importanza di venire a Medjugorje per convertirsi ed accogliere i messaggi della Vergine, e non per cercare esperienze strane o straordinarie. Cita l’esempio del Crocifisso da cui esce acqua. “Non sappiamo se è vero, forse è solo un segno, ma è sbagliato andare lì a raccogliere quella goccia quasi avesse potere magico”. Finisce di parlare, e a quel punto usciamo all’aperto dove i sacerdoti cominciano a confessare. Lo spettacolo delle confessioni è veramente unico, centinaia di persone sono in attesa per ricevere questo Sacramento. E’ una cosa che non si veda in nessun altro santuario al mondo: basta che un prete si metta seduto, e dopo pochissimo decine di persone sono in fila per confessarsi. Tra le persone in fila vedo anche Claudia Koll, l’attrice convertita, con un Rosario in mano. Passo poi il resto della giornata lì, pregando ed osservando il Santuario. Di fronte a quell’atmosfera così bella, densa di pace, il mio spirito è davvero pieno di gioia. Percepisco la presenza dello Spirito Santo e di Maria forti, quasi palpabili. Mi riviene in mente l’espressione di un Religioso: “A Medjugorje la Pace si taglia a fette”, ed è proprio vero. Sono stupefatto anche per le tante persone, in particolare giovani che pregano, e vedo tutta la bellezza della Chiesa, di cui Maria è Madre: a Medjugorje si sente come non mai che Maria è davvero tua Madre e ti ama profondamente, totalmente.

La sera c’è l'Adorazione Eucaristica. Vi partecipo per mezz’ora e sicuramente anche questa esperienza è molto bella. Vi sono migliaia di persone davanti a quel Sacramento esposto e ripenso alla Adorazione nelle nostre Chiese, dove al massimo siamo una decina. IL PODBORDO e VICKA. La mattina dopo (E’ il 15, Festa dell’Assunta), la “tedesca” Sonia ci fa svegliare alle 7,30 per andare al monte Podbordo, dove iniziarono le apparizioni. Prima di arrivare al monte sostiamo dinanzi alla casa di Vicka, una delle veggenti. Vicka purtroppo non è presente per via di una difficile gravidanza, ma ci viene raccontato di come sulla scala di quella casa questa ragazza dolce e mistica, col sorriso perennemente sul volto, abbia ricevuto migliaia di pellegrini per più di vent’anni, dalla mattina presto fino alla sera tardi. Vicka era lì sempre, buona e disponibile con tutti. Vicka ha ricevuto il dono della sofferenza. Una ciste tra cervello e cervelletto le ha procurato dei dolori inenarrabili, che ha sopportato con pazienza per anni. E’ l’unica veggente insieme a Jacov ad aver visto Paradiso, Purgatorio ed Inferno. Poco dopo c’è casa di Marija, ma lei non vive più lì. Ora abita a Monza col marito e i quattro figli. Lì c’è ancora sua mamma.

Arriviamo, tra un negozietto e l’altro di oggetti religiosi, peraltro tutti a buon prezzo, a questo Podbordo. Sonia ci spiega che la Madonna stessa ha chiesto ai pellegrini di percorrere questo monte a piedi. Ha promesso grazie e benedizioni a chi lo farà. E’un percorso sicuramente non facile: il monte è irto di sassi spigolosi, non vi sono spazi piani, e questo è un altro dei costanti miracoli di Medjugorje. Lo possono vedere tutti: persone di ogni età, anche anziani di ottant’anni, che percorrono agilmente (qualcuno a piedi scalzi) questo percorso pieno di sassi appuntiti, dove è facilissimo cadere (ma nessuno cade rovinosamente). Si è come calamitati verso la somma, non si percepisce la fatica, ma piuttosto il desiderio di andare sempre più in alto, verso la sommità. Mi ricorda quello che accadeva ai veggenti i primi tempi quando avevano l’apparizione: anch’essi erano come trasportati verso la somma, veniva visti dalla gente del posto percorrere in pochi minuti un tragitto che avrebbe richiesto almeno mezz’ora. Il percorso lo facciamo pregando il Rosario, misteri gaudiosi e dolorosi, e fermandoci a delle stazioni con bellissimi bassorilievi donati da un artista italiano molto religioso. Ci inginocchiamo alla meglio spesso tenendoci appoggiati ai sassi, anche con le mani. Alla fine siamo nel punto della prima apparizione, dove una bella statua della Madonna sembra ascoltare con dolcezza tutte le preghiere dei suoi figli. Sonia ci racconta di un ragazzo epilettico misteriosamente guarito dinanzi a quella statua. Poi, serenamente, si scende, diretti al pullman che ci riporta in albergo. Dopo pranzo alcuni fanno una gita ad una valle vicino dove c’è un fiume, ma molti di noi non vanno: la stanchezza ora si fa un po’ sentire. Con altri mi reco di nuovo al Santuario, imbuco le cartoline e diciamo il Rosario. Alle 19 c’è la Messa in croato. Non capisco niente ma è sempre bello. La sera Sonia ha organizzato una spaghettata-cocomerata sul balcone dell’albergo, si sta un po’ insieme e poi si va a dormire. IL KRIZEVAC. E’ l’ultimo giorno, siamo diretti al Monte Krizevac, ovvero “Crocifisso” perché su quel monte è stato eretto dagli abitanti del luogo un grande Crocifisso nel 1933 a seguito di un voto, oggetto anche di particolari fenomeni: una volta gli abitanti del luogo lo hanno visto girare vorticosamente, luminosissimo. Su questo monte la Madonna ha chiesto di fare la Via Crucis. Il Krizevac è peggio del Podbordo, è più alto e il percorso è mille volte più tortuoso e irto di sassi. Da un certo punto in poi salire sembra quasi impossibile. Eppure il fenomeno si ripete. Ancora una volta è possibile vedere persone anziane che lo percorrono in tutta agilità, lo fa persino chi non ha più le rotule del ginocchio. Facciamo sedici stazioni, intercalandole con Ave Maria. Il sole è alto nel cielo, ma non da’ eccessivamente fastidio. Sonia ci dice di come i croati facciano la Via Crucis su questo monte a mezzogiorno quando il sole è alto, perché così il sacrificio è più forte e ha più valore dinanzi alla Gospa. E’ un popolo abituato alla sofferenza, al sacrificio, alla responsabilità. I ragazzi cominciano a lavorare giovanissimi, a ventidue-ventitrè anni sono sposati e padri di famiglia. Come tutti, anch’io sono venuto a Medjugorje con un bel pacco di richieste dirette al Cielo. Come tutti anch’io vorrei che la vita fosse alleggerita di pesi, chiedo questo, quest’altro, etc. Ma sul Podbordo e sul Krizevac, lo Spirito Santo ancora una volta mi ha ricordato la vera caratteristica del cristiano: la Croce. La consapevolezza del valore del sacrificio e della Croce, soprattutto e la sicurezza di avere Gesù e Maria sempre accanto nelle difficoltà quotidiane sono la risposta alle mie preghiere. Sonia stessa ci ricorda che per primo Gesù ha abbracciato la Croce: non esiste un altro modo per seguirlo, tranne l’accettare e l’amare le proprie sofferenze. Ora non ho più voglia di chiedere, anzi quando sono dinanzi al Crocifisso, preferisco ringraziare e lodare Dio per le grandezze compiute in questi giorni. Sono adattissime le parole di Santa Edith Stein: Ave Crux, Spes Unica! (Ave Croce, Unica Speranza!)

COMUNITA’ CENACOLO: Dobbiamo ripartire, subito dopo pranzo, per Spalato (la sera c’è l’imbarco), ma prima di salutare Medjugorje l’ultimo appuntamento è alla Comunità Cenacolo, fondata da una certa Suor Elvira per il recupero dei tossicodipendenti. Forse penserete al solito squallido centro di recupero con psicologi, riserve di metadone e ragazzi in preda a crisi di astinenza. Niente di tutto questo. La formula di Suor Elvira per far uscire i ragazzi dal tunnel della droga è Eucaristia, Confessione, Adorazione, Rosario, Preghiere di Guarigione Interiore, un po’ di sano lavoro, ed un grande abbandono alla Provvidenza (nessuno che viva nella Comunità può avere un conto in banca). Una formula che ha restituito tantissimi ragazzi di ogni nazionalità alla gioia di vivere. La Comunità non ha sovvenzionamenti da nessuno, vive di carità e con piccoli lavoretti fatti dai ragazzi stessi. Ascoltiamo le testimonianze di Davide e Giorgio, due ragazzi italiani usciti dal tunnel della tossicodipendenza. “Datemi un drogato felice e io vi porto sulla Luna” afferma con sicurezza il primo, “Se c’è una cosa che non ti fa felice è proprio la droga. Suor Elvira chiama la droga ‘la risata di satana’. Io avevo tutto: soldi, macchine bellissime, ogni notte in discoteca e poi a letto con ragazze bellissime. Ma quando mi svegliavo, piangevo, ero vuoto, disperato, mi sentivo un verme inutile. Prendevo in giro chi andava in chiesa e odiavo i preti e le suore. Sono arrivato qui per caso. Non volevo pregare, non credevo in niente. Suor Elvira mi dice di inginocchiarmi e pregare. Gli rispondo che non so pregare. Lei mi dice di inginocchiarmi lo stesso. Gli rispondo che non credo in Dio. E lei di nuovo mi dice: ‘inginocchiati e non preoccuparti. Ce la metto io la Fede per Te’. E lei sì che ha una Fede grande. E’ una donna di Dio”. Adesso Davide sta bene, ha trovato la gioia di vivere. Nonostante le difficoltà. “Non sono un santo, capita anche a me di arrabbiarmi e litigare. Ma poi facciamo subito pace”. Ammette che non sempre le cose vanno bene “Purtroppo alcuni che sono stati qui non riescono a farcela e così quando escono ricadono nella trappola della droga, perché non riescono ad accettare la sofferenza e la croce quotidiana”. L’uomo infatti rimane sempre libero di scegliere la sua strada. In un messaggio, la Regina della Pace disse che “si inchina di fronte alla nostra libertà”. La seconda testimonianza è la storia di Giorgio, ed è un po’ diversa. “Il mio problema erano le ferite della vita” esordisce “non mi accettavo e dicevo continuamente bugie a tutti. Mentivo a miei genitori. Accendevo la TV quando ero con loro per non dover parlare.” La droga (eroina) per lui era quindi una sorta di rifugio. “Quando sono arrivato in questo posto mi sembrava tutto così strano, assurdo”. Ogni ragazzo che entra nella comunità di Suor Elvira viene seguito continuamente, senza sosta, dal cosiddetto angelo custode, ovvero un fratello della comunità che lo segue appunto senza lasciarlo mai, neanche quando va al bagno. “perché il drogato” aggiunge Giorgio “non è più abituato a niente, apre il rubinetto e non lo chiude. Sa solo chiedere sempre tutto a tutti”. Il nuovo arrivato viene colmato di attenzioni ed Amore da parte dei membri della comunità, in maniera che il suo cuore ferito guarisca. “Il primo giorno, il ragazzo che mi seguiva mi ha svegliato e mi ha portato la colazione a letto, ed io ho pensato: cosa vuole questo da me? Io non ho niente. Ma non voleva nulla, lo faceva solo per amore disinteressato”. In ultimo qualche consiglio: “Parlate con i ragazzi, con gli adolescenti, seguiteli, amateli, ascoltateli. Non date loro solo i soldi, altrimenti fanno la fine nostra.”   Sono davvero colpito da queste straordinarie testimonianze, ma è l’ora di ripartire per Spalato. Sul viaggio di ritorno l’instancabile Sonia parla senza sosta per quattro ore di seguito (qualcuno durante il Pellegrinaggio gridava “spegnetela!”) anche della sua vita personale. Non ha avuto un’infanzia facile, ma testimonia come Dio sa trarre il male dal bene. Ci parla della sua conversione, delle prime volte a Medjugorje e della sua vita matrimoniale.  Secondo lei il ruolo della donna nella famiglia è quello di essere a servizio del marito e dei figli. Ricorda di quanto andava a scuola e di come ha avuto compagni di classe che erano stati letteralmente lasciati soli a casa, a provvedere a se stessi, perché i genitori se ne erano andati via, senza dire niente, ognuno per i fatti suoi. Erano gli anni settanta, era bandito parlare di sacrificio, tutti cercavano solo la soddisfazione per se stessi. Ma i risultati eccoli qui, dice Sonia. Famiglie sfasciate, figli infelici, egoismo dominante. “Solo il sacrificio assicura la felicità”, è sicura la nostra guida, “anche se non è facile, devi pistarti il cuore qualche volta”, ovvero devi rinunziare alle tue passioni e ai tuoi desideri per servire l’altro. Arriviamo a Spalato e ci imbarchiamo.

LORETO E FRANCO: Loreto è l’ultima tappa del pellegrinaggio. Celebriamo l’Eucaristia e Sonia ci ringrazia tutti per un pellegrinaggio, che a detta sua, è andato decisamente bene. Abbiamo poi il tempo per una breve visita al Santuario, artisticamente bellissimo, ma che non ha nulla a vedere con la spiritualità e la Pace che trasuda Medjugorje. Quando siamo ormai a Roma sale sul pullman il mitico Franco. E’ il suo compleanno, gli cantiamo “Tanti Auguri”. Da un tale testimone di infinite grazie, ti aspetteresti chissà che, invece le sue parole sono semplicissime. Ci ricorda che al ritorno dobbiamo portare Medjugorje agli altri, ma non c’è nulla di particolare, basta un sorriso, una parola buona, un gesto di affetto e giorno dopo giorno, la vita intorno a Te può cambiare: diffondi l’Amore.

Considerazioni finali

LA NON FATICA. Se mai andrete a Medjugorje (vi auguro di sì) vi colpirà un fatto sicuro: non vi stancherete di ciò che farete. Attenzione non voglio dire che non avrete sonno, fame, nervosismo, etc… (pure questi incredibilmente ridotti) intendo che vi sembrerà incredibilmente facile, bello e solitamente delizioso attività che a casa vostra fareste con una certa noia e riluttanza. Per esempio a Medjugorje non fate fatica a dire tre rosari uno appresso a l’altro. Non vi disturba una messa in croato né l’attesa al confessionale per mezz’ora. Tutto ciò che fate in spirito di preghiera letteralmente “vola”, non ve ne accorgete proprio. Vi trovate ai gradini più alti della mistica senza saperlo!

L’ARMONIA. All’inizio del pellegrinaggio Sonia ci diceva che saremmo stati come una grande famiglia. Mi sembravano le solite banalità dette per allietare l’inizio del Pellegrinaggio, tanto poi ognuno sta per conto suo. Invece, l’effetto si verifica davvero. Sei in albergo e in pullman magari con altre 50 persone eppure trovi enorme facilità a entrare in sintonia con tutti. Ti sembra di conoscere le persone da tempo, e apprezzi ognuno con cui ti trovi a stare, o almeno non provi sentimenti negativi. Se avete partecipato a Pellegrinaggi, campi, etc… saprete che non è proprio così facile. Ebbene a Medjugorje, se non ti chiudi in te stesso, accade ben presto che leghi con tutti agli altri partecipanti, davvero come fossi in famiglia.

LA PACE. Non è spiegabile. La parola ebraica che sta per Pace, Shalom, indica un senso di pienezza, di completezza: è questa che mi viene in mente quando penso a Medjugorje. Non è il sentimento di chi si aliena dal mondo, del nirvana buddista, dell’assenza di difficoltà, ma piuttosto un senso di soddisfazione piena che cala in determinati momenti nella tua anima in maniera delicatissima senza che tu quasi te ne accorga. E’ l’esatto contrario della depressione, della paura e della noia. Ti resta il ricordo di questo dono di Dio che è la grande peculiarità di Medjugorje. Provare per credere.

ALL’ANNO PROSSIMO. Sul pullman di ritorno Sonia “costringe” alcuni a rispondere alle sue domande perfide sulla storia di Medjugorje e a dare una piccola testimonianza. Alla fine spontaneamente si presenta un ragazzetto, se non erro di nome Andrea, che è venuto con la moglie Miriana. Si sono sposati da pochissimo, questo Pellegrinaggio è il loro viaggio di nozze. Non gli do più di ventitré anni. Miriana aveva chiesto l’anno prima alla Madonna di trovare “il” marito (non “un” marito, ha precisato). Ora è tornata per ringraziare.  “Mi sono rovinato il pellegrinaggio” confessa Andrea “ho nutrito sentimenti negativi verso di voi durante tutti questi giorni, ed in particolare verso di te, Sonia. Ho dato retta a satana e mi sono guastato questi che potevano essere giorni straordinari.” E’ sincero e ammette di aver sbagliato “Ho capito l’errore purtroppo solo ora”. Sonia, mistica, gli dice che lo aveva già capito. “E proprio per questo ho avuto verso di voi tutti le maggiori attenzioni. La cabina più bella, la stanza più confortevole…” Poi Andrea aggiunge “Ora con Miriana ci impegneremo a costruire una famiglia davvero cristiana. Per noi i figli sono la cosa più importante. Preferiamo venti figli che avere i soldi.” La prima sera, quando siamo partiti da Ancona con la nave, Casimiro, un simpatico signore di origine austriaca, ci confidava: “E’ la prima e l’ultima volta che vengo. Troppo trambusto, troppa fatica. Finché ero giovane le potevo fare queste cose, ma adesso proprio no.” Al ritorno, mentre eravamo diretti a Loreto, quando gli abbiamo chiesto come era andato il pellegrinaggio, una sola risposta: “Non vedo l’ora di tornare!”.

Roma, 20 Agosto 2004   

Umberto

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