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Data di lettura dati Server: 20-09-2017 - 16:36:27
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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
150 Antonio Fogazzaro - Il Decadentismo Pillole di letteratura Antonio Timoni 01/2006 Apre eventuale link con Articolo 150 già pubblicato
Testo Articolo

Scrittore italiano cattolico (Vicenza 1842 – 1911), nato da famiglia agiata anti-austriaca, Fogazzaro ebbe come maestro il poeta Giacomo Zanella. Studiò legge a Padova e a Torino, dove si laureò nel 1864, quindi si trasferì dapprima a Milano e poi, dopo il matrimonio avvenuto nel 1866, a Vicenza dove dedicò il suo tempo all’attività letteraria. Esordì nel 1874 con un poemetto romantico, Miranda, e poi nel 1876 con la raccolta, Valsolda, entrambi contenenti vaghezze sentimentali e attenzione alla modesta realtà, usando un linguaggio dai toni alquanto sensuali; ben presto però si volse al romanzo divenendo famoso e popolare.

Nel 1881 scrisse il suo primo romanzo “Malombra”, dove già si notava una condizione anche angosciosa, di oscillare tra sensualità e spiritualità, tra rispetto della tradizione e bisogno di rinnovamento e tutto questo proiettato nei suoi personaggi, che hanno perduta, come già visto in quelli di Svevo e Pirandello e che poi vedremo in D’Annunzio, qualsiasi dimensione naturalistica, assumendo invece quella decadente.

La fama di Fogazzaro si estese rapidamente con i romanzi successivi come “Daniele Cortis” (1885), “Il mistero del poeta” (1888), “Piccolo mondo antico” (1895), “Piccolo mondo moderno” (1900), “Il Santo” (1905) e “Leila” (1910).

Il suo capolavoro rimane “Piccolo mondo antico”, uno dei migliori romanzi moderni, perfetto nella struttura e nel disegno dei personaggi, pieno di umorismo e di profonda drammaticità.

Lo scrittore però si andò a complicare la vita, quando con l’ambizione di atteggiarsi a maestro di vita spirituale e ponendo i suoi romanzi al servizio delle tesi moderniste, suscitò attorno a lui vaste polemiche; la chiesa nel 1905 intervenne con molta durezza, ma Fogazzaro accettò tutto questo in un silenzio totale.

Fogazzaro s’impegnò nei suoi scritti, come ho già detto in precedenza, a portare avanti un discorso spiritualistico sull’uomo e sul suo destino, per recuperare i valori fondamentali del Cristianesimo. Profondamente partecipe della civiltà ottocentesca, con i suoi romanzi, anche se orientati verso soluzioni drammatiche, cercò di dare un gusto idillico, una cordiale e umoristica caratterizzazione della gente semplice, ignara dei problemi che invece affaticavano l’animo borghese. Uno scrittore che ha documentato in modo quasi esemplare questo specifico dramma religioso dell’uomo europeo di fine Ottocento e primo Novecento, preso da un ambizioso programma di conciliare darwinismo e cattolicesimo e sollecitato a far sue molte istanze del Modernismo, soprattutto in ordine a una profonda riforma della Chiesa. Questo aspetto viene fuori infatti nel protagonista di un suo romanzo “Il Santo”, che a colloquio col Pontefice, attribuisce le infermità della Chiesa, ai quattro spiriti maligni entrati nel suo corpo per farvi guerra allo Spirito Santo e precisamente allo spirito della menzogna, allo spirito di dominazione del clero, allo spirito dell’avarizia e allo spirito d’immobilità.

                                                                                        A cura di: Antonio Timoni

 

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