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Passeggiate su luoghi e itinerari italiani, spesso a tema. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
144 Dal Liri al Volturno A spasso intorno a... Antonio Timoni 03/2006 Apre eventuale link con Articolo 144 già pubblicato
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CASSINO - AQUINO - ARCE - ARPINO - SORA - LE MAINARDE  

Non ci allontaneremo molto dall’itinerario della scorsa volta, per non perdere di vista altri luoghi che comunque meritano di essere visitati. Siamo tra pianure fertili, valli verdissime e monti rocciosi che costituiscono lo scenario naturale di questa zona e dove la storia ha lasciato segni inconfondibili; terra di Santi e nello stesso tempo di banditi (S. Tommaso d’Aquino e Fra Diavolo), il nostro percorso si snoderà tra il corso del Liri e quello del Volturno, che lo racchiudono completamente, toccando una parte della provincia di Isernia che si trova all’ombra delle cime delle Mainarde. La stagione ideale per avventurarsi lungo le strade di questa zona e goderne dei multicolori panorami, è senza dubbio la tarda primavera e l’inizio dell’estate, quando si svolgono anche le tipiche sagre paesane; qui l’aria limpida, il clima mite e l’acqua pura, rendono veramente piacevole il passaggio in questi luoghi immersi nel verde, al riparo dai rumori cittadini.

Inizieremo la nostra passeggiata da Cassino, a prima vista una cittadina moderna con larghe strade e nuovi palazzi. Invece non è così, perché dietro a questa facciata recente, Cassino nasconde una storia sofferta, dovuta alle guerre che in qualche modo l’hanno sempre coinvolta; anche nell’ultima guerra, la cittadina fu rasa al suolo quasi completamente, insieme alla sua Abbazia e rinascere dal nulla non è stato per niente facile. La città di Cassino, quasi al confine con la Campania, sorge alle falde del colle denominato Montecassino, che qui si distacca dal Monte Cairo. Fra i monumenti importanti della Cassino romana, possiamo ricordare l’acquedotto e l’anfiteatro del I sec. d.C. di forma circolare con cinque porte ad arco e il teatro romano

conservato e restaurato in tempi recenti; il sepolcro di Ummidia Quadratilla; le Terme e la Villa di Varrone

costruite sulle sponde del fiume Rapido; l’Acropoli che sorgeva sulla vetta di Montecassino, nel luogo oggi occupato dal Monastero. Secondo la tradizione nel 529, S. Benedetto da Norcia, proveniente da Subiaco, fondò qui la sua abbazia che nei secoli passati ha conosciuto diverse avversità; non ultima quella della II guerra mondiale, con la distruzione completa sia del Monastero che della città. La ricostruzione dell’abbazia nel dopoguerra, avvenne seguendo il vecchio progetto cinquecentesco ed ora domina, come fosse un castello, l’intera vallata in un’oasi di pace; qui da ricordare il cimitero militare dove sono sepolti i soldati polacchi caduti durante la guerra. All’interno dell’abbazia spicca per bellezza e maestosità la chiesa di S. Benedetto, il cui interno è a pianta basilicale e a tre navate; sotto l’altare maggiore è collocata la cripta con i sepolcri di S. Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica.

Ritornando alla cittadina, da segnalare la monumentale Chiesa di S. Antonio. Lasciata Cassino, si percorre la

Casilina (S.S. 6) per la bella pianura coltivata e con numerosi bivi, per i tanti paesi in lontananza alle pendici dei monti. Dopo il bivio per Piedimonte S. Germano, prendiamo a sinistra in direzione di Aquino; abbiamo percorso circa 14 Km. Si respira antico in questo borgo agricolo (m 102) che conserva intatto il proprio aspetto medievale dagli angoli suggestivi; si avverte inoltre la presenza di S. Tommaso, uno dei più grandi teologi e filosofi del Medioevo, detto “l’Angelico”, al quale sono dedicate vie, piazze e chiese. Aquino però è anche cittadina dal passato glorioso e prende il nome dall’antica Aquinum, prima volsca e poi romana; si trova nella pianura formata dal liri ed il suo territorio è ricco di risorse per l’agricoltura. Dell’antico paese è rimasto ben poco e anche seriamente danneggiato; oggi Aquino è completamente rinnovata con la ricostruzione della Cattedrale dedicata a S. Costanzo vescovo locale e a S.

Tommaso e di un modernissimo Palazzo comunale. Il monumento principale della città è però la Chiesa della Madonna della Libera eretta nel 1125, il cui edificio sorge isolato e vi si accede per mezzo di una scalinata; l’interno a tre navate e sei arcate, presenta le pareti ormai prive degli affreschi originali, mentre l’altare maggiore è costituito da un sarcofago romano in alabastro. Nella campagna vicina, da segnalare la Porta Romana di S. Lorenzo e resti del castello dei conti d’Aquino.

Tornati sulla Casilina, procediamo in pianura verso Frosinone e dopo 16 Km, una serie di abitazioni nuove annunciano l’approssimarsi di Arce, la cui parte vecchia è distesa sulla collina; il suo nome deriverebbe da Arx, ovvero fortezza, a cui fu adibita in varie epoche. Questo borgo medievale disteso su di un colle (m 250),

 mantiene ancora l’aspetto di molti secoli fa e possiede un’interessante Chiesa di S. Pietro e Paolo (ricostruita nel ‘600) con ai fianchi due campanili, il cui interno è a croce greca e ricoperta da una cupola ottagonale; in località S. Eleuterio è visibile una torre medievale ancora ben conservata.

Lasciata Arce, ci inseriamo nella S.S. 82 della Valle del Liri fino a Fontana Liri, dove all’inizio del paese,

 troviamo un laghetto di acque sulfuree; a Braccio di Arpino prendiamo poi a destra per salire verso Arpino, antichissimo e pittoresco paese situato fra le colline del medio corso del Liri, a circa 20 Km da Arce.

La cittadina è il risultato dell’unione di due centri fortificati, Civita Falconara e Civita Vecchia, collegate fra loro da una cinta muraria di epoca romana; Civita Vecchia è il colle più alto ed è lì che sorge l’Acropoli (IV sec.), mentre l’altro colle di Civita Falconara, anch’esso circondato da mura, è un’attrazione turistica. Nel quartiere di

Civita Falconara c’è i il Castello Ladislao, oggi trasformato in palazzo, la chiesa di S. Michele Arcangelo e sul corso Tulliano, i Palazzi Quadrini e Sangermano. Nel quartiere di Civita Vecchia invece si trova la chiesa della Madonna Assunta e quella della Madonna di Loreto a pianta ottagonale, che conserva l’affresco della Madonna

Lauretana; sempre sulla collina ci sono le chiese di S. Vito, Sant’Anna, della Santissima Trinità e di S. Andrea con annesso il Monastero delle benedettine di clausura.

Nel centro storico troviamo Piazza Municipio, la piazza centrale di Arpino con al centro le statue di Caio Mario  e Cicerone, su cui si affacciano il Palazzo comunale con la facciata abbellita da vari busti, tra cui quello di Garibaldi e Vittorio Emanuele II, il Liceo-ginnasio Tulliano e la chiesa di S. Michele Arcangelo, già

citata, sicuramente la più importante del paese con la facciata, il campanile e l’interno in stile barocco e decorata con stucchi ottocenteschi; conserva al suo interno diverse tele interessanti. Nella zona meridionale sorge la chiesa di Sant’Antonio da Padova, ricca di decorazioni, mentre nella parte settentrionale del paese, si trova la chiesa della Madonna delle Grazie, già esistente nel ‘600. Anche i dintorni di Arpino sono ricchi di chiese e vanno menzionate almeno quella di Sant’Amasio, della Madonna della Neve e di S. Giuseppe.

Uscendo da Arpino, la strada scende comoda fino ad Isola Liri, già descritta nel precedente itinerario così come Sora, e prendiamo la S.S. 627 che collega il Sorano con il Molisano. Dopo il bivio per Posta Fibreno (con scorci del lago Fibreno) e di alcuni paesi posti in alto su costoni rocciosi, si supera il Ponte Melfa sul fiume omonimo e si sale per un breve tratto, fino ad Atina (m 490) che domina l’intera valle di Comino ed è un luogo ideale per la villeggiatura. La cittadina si sviluppa su tre aree: il Colle, centro residenziale con moderne ville, il Centro storico del paese e Atina inferiore sorta nel dopoguerra.

 

 

Nel centro storico sono da visitare il Palazzo ducale dei Cantelmo (sec. XIV), oggi sede del Comune e ristrutturato recentemente con annesso un piccolo Museo archeologico; il Palazzo Visocchi e quello Arcivescovile, nonché la Cattedrale di Santa Maria Assunta (sec. XVIII) che conserva all’interno un bel battistero in legno.

Tutto il centro però mantiene un certo fascino, a partire dalla caratteristica Piazza Garibaldi fino al piacere di percorrere le stradine, dove si affacciano alcune piccole botteghe di artigiani; piacevoli anche le passeggiate fuori porta come quella sulla collina di S. Stefano, coperta da una magnifica pineta. Lasciato il paese e tornati sulla S.S. 627, si sfiora per un lungo tratto il Parco Nazionale d’Abruzzo, poi salendo, dopo Villa Latina, la strada diventa tortuosa ma molto interessante con boschi, pascoli e un grazioso laghetto artificiale a S. Biagio Saracinisco, d’inverno spesso circondato dalla neve.

Si continua quindi a salire fino a Cardito, entrando così nella provincia di Isernia, per poi deviare e raggiungere sulla collina Scapoli; da Atina abbiamo nel frattempo percorso altri 40 Km.

La prima cosa che colpisce di Scapoli (m 617), è il suo campanile con attorno panorami splendidi e verde a non finire. Anche se l’emigrazione ha svuotato negli anni il paese, è da qui che provengono le “zampogne”, quei tipici strumenti che in città ci accompagnano negli acquisti natalizi. Terminata la visita di Scapoli, si sale fino a Castelnuovo al Volturno e da qui una meravigliosa strada panoramica ci porta a Castel S. Vincenzo con una bella vista sul lago omonimo; si scende quindi per arrivare all’Abbazia di S. Vincenzo, posta in splendida solitudine nella valle e non lontana dalle sorgenti del fiume Volturno. Questa maestosa abbazia benedettina nel passato ha avuto una notevole importanza per tutta la zona circostante; immersa nel verde, è stata più volte ricostruita e sembra come essere legata alla stessa sorte che avuto quella di Montecassino. L’interno della chiesa, a tre navate, non ha perso comunque il suo fascino e così anche quella parte del monastero rimasta ancora in piedi. Il luogo più interessante è senza dubbio la Cripta di S. Lorenzo, con affreschi del sec. IX; i dintorni del monastero, con le cime delle Mainarde a fare da cornice, sono veramente da non perdere.

Dall’abbazia di S. Vincenzo prendiamo la S.S. 158 e ci dirigiamo a destra verso un lungo tratto della Valle del Volturno, toccando i paesi di Colli al Volturno e Roccaravindola, per giungere infine a Venafro dopo circa 26 Km. Disteso ai piedi del Monte S. Croce, Venafro (m 222) offre affascinanti contrasti di luce e di verde ed è un luogo molto adatto per la villeggiatura. Numerosi sono i monumenti interessanti tra cui la romanico-gotica Cattedrale (sec. XV) (FOTO 35), il Palazzo Caracciolo (sec. XV), i resti del Castello e alcuni ruderi dell’età romana (fu l’antica Venafrum) come l’anfiteatro e l’acquedotto che raccoglieva le acque del Volturno.

Lasciato il paese, scendiamo leggermente verso la Casilina (S.S. 6) per tornare in 24 Km a Cassino, da dove era iniziato questo nostro itinerario.

CURIOSITA  E GASTROMIA:      

AQUINO il paese è noto per la produzione delle ceramiche e nei suoi dintorni ci sono piccole industrie cartiere ed edilizie; per il palato da gustare anguille, gamberi, rane e colascioni (ripieni di ricotta e verdure). Lungo il fiume Le Sogne, sgorga una sorgente sulfurea, anticamente molto frequentata per le sue virtù terapeutiche.
ARCE      la vita economica del paese si fonda soprattutto sulle attività commerciali.
ARPINO fiorente centro artigianale di ceramiche, nelle piccole botteghe del centro storico, si vendono posacenere, piatti e ricordini vari; per quanto riguarda la cucina, da provare l’olio d’oliva, pecorino, prosciutto e salsicce.
ATINA   il paese produce cereali molto gustosi; da non perdere l’acquisto dei famosi fagioli cannellini, vera delizia della zona; da segnalare tra le varie manifestazioni culturali, l’Atina Jazz, un interessante incontro musicale.
CASSINO   la zona circostante offre buoni prodotti come fagioli, lenticchie, cavoli neri, piselli, tartufi neri, trote, agnelloni, ricotte e prosciutti.
SCAPOLI  il paese è dedito all’artigianato, qui si costruiscono le “zampogne”, strumenti musicali tipici che vengono portati alla tradizionale “Mostra Mercato”, che si  svolge alla fine di Luglio, insieme anche a lampadari in legno e camini di pietra.
SORA frequenti le sagre; da gustare verdure freschissime con il pinzimonio      (olio, sale e pepe), ciambelle, la locale Sambuca e gli squisiti gamberi  del Liri.
VENAFRO circondato da uliveti, la zona produce un ottimo olio d’oliva ed è un ricercato luogo di villeggiatura per l’aria buona che vi si respira.

SI RINGRAZIANO I COMUNI INTERESSATI PER LE NOTIZIE RICEVUTE

 

A cura di : ANTONIO TIMONI

 
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