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Rubrica di approfondimento sui temi e sugli avvenimenti della fede. Paolo
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
133 Quando la fede si manifesta con le opere - 3 Angolo della fede Paolo 03/2006 Apre eventuale link con Articolo 133 già pubblicato
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Quando la fede si manifesta con le opere - 3

 

Due "giornali" fa avevo presentato una iniziativa della Associazione Gianluca Felici onlus: la fede che non deve finire a chiacchiere, ma sfociare in uno stile di vita che operativamente, concretamente, dimostri che l'amore verso Dio ha una unica concretizzazione: l'amore verso i fratelli.

 

Quella che segue è la testimonianza di Giacomo che, insieme a Rinaldo e Silvia del Gruppo Missionario della Parrocchia romana di San Policarpo, per il secondo anno consecutivo sono andati in missione a Vau Dejes in Albania.

 

Leggiamo con attenzione e "lasciamoci provocare"....

 

                                                                                            Paolo

 

 

 

    Anche quest'anno Silvia, Rinaldo ed io siamo tornati a fine maggio in Albania.

Poiché l'aspetto principale della nostra esperienza era l'animazione missionaria dei ragazzi, abbiamo organizzato le varie attività evidenziando ogni giorno uno degli aspetti che rappresentano i fondamentali valori per ogni società: la famiglia, l'amicizia, l'amore, il perdono, l'apertura al mondo e alle diverse culture, anche all'interno della Chiesa. Così abbiamo fatto disegnare ai ragazzi la loro famiglia, mimare il lavoro dei loro genitori e con alcuni giochi particolari abbiamo cercato di trasmettere l'importanza di avere degli amici per conoscerli meglio e aiutarli. Nell'ultimo giorno Suor Tina e Denada hanno spiegato il significato della Missione della Chiesa nel mondo e i ragazzi divisi in 5 squadre dei 5 continenti si sono duramente sfidati in una piccola versione di "giochi senza frontiere".

 

 

 E' evidente come anche in questo caso il divertimento di tutti non era scisso da un significato molto semplice da cogliere, ma essenziale per la crescita di quei valori di solidarietà e pace di cui c'è tanto bisogno.

Non sono mancate le partite di calcio con le divise proprio come l'anno scorso, con le coppe e le medaglie per tutti e le foto di rito. E questi sono stati tra i momenti di maggiore entusiasmo.

 

 

 

    E poi abbiamo visto la costruzione quasi ultimata del capannone che dovrà accogliere la scuola di falegnameria e devo sinceramente confessare che forse tutti noi, anche nel nostro Gruppo Missionario e nella comunità parrocchiale, non ci siamo ancora davvero resi conto dell'importanza e della bellezza di quest'opera.

  Conoscendo più da vicino il signor Alvaro, vedendo la sua dedizione al lavoro, la sua simpatia e anche il coinvolgimento nell'iniziativa di alcuni ragazzi del posto, bisogna davvero dire che si tratta di una grande opera cha va sostenuta di più, molto di più di quello che in piccola parte stiamo già facendo. Infatti le prospettive che si aprono sono grandi e possono significare davvero una svolta nella cittadina.

    Non è forse questa promozione dello sviluppo sociale e delle singole persone l'esempio migliore di una vera e autentica presenza missionaria?

    E il dono della propria "arte" e della propria vita che il signor Alvaro fa andando a vivere in Albania, l'adesione di altre persone che spuntano qua e là dandosi da fare per aiutarlo, come l'ing. Paolo e altri, non sono forse questi i segni più evidenti di una Presenza provvidenziale tanto vicina da commuovere anche i più scettici?

 

 

In questo secondo viaggio in Albania ho imparato ancora di più che la Missione è un "duro mestiere" perché ogni giorno ci sono problemi da affrontare, difficoltà impreviste, relazioni e situazioni per niente facili da gestire e poi si deve combattere con la propria stanchezza e con i dubbi che possono sorgere se quello che si sta facendo ha davvero un senso.

Quest'anno abbiamo conosciuto meglio don Carlo, un missionario "Fidei donum" della Diocesi di Reggio Emilia. Già l'anno scorso mi aveva colpito, ma questa volta ho parlato di più con lui e mi ha spiegato la sua "Opera" a Gumsice, un posto davvero "dimenticato" e
sperduto tra le montagne. Eppure i suoi racconti dei primi tempi in questo luogo, delle lunghe camminate a piedi, persino di notte, e delle testimonianze coraggiose di fronte a soprusi e ingiustizie mi hanno fatto capire davvero chi è il missionario.

Ancora più eloquenti poi i suoi occhi, quando, parlando di Gesù o raccontando un fatto vissuto di fede semplice e umile, si commuoveva: si capiva allora di più che è un uomo profondamente innamorato di Cristo e della Chiesa!

 

 

Anche la processione mariana del 31 Maggio è stata un'altra esperienza di fede popolare. Donne, giovani, bambini, anziani, sacerdoti e il vescovo erano lì per pregare e lodare la Madre di Dio e poi singolarmente quasi tutti si raccoglievano in preghiera davanti alla statua della Vergine o all'icona della Madre del Buon Consiglio.

E poi la festa, le canzoni e le filastrocche dei bambini, alcune molto significative perché raccontavano la storia degli anni del Regime oppressivo anche verso Colei che secondo la profezia del Magnificat "tutte le generazioni" avrebbero chiamato "Beata!". La profezia, a quanto abbiamo visto, non si è dispersa nonostante gli orrori della dittatura comunista.

 

 

Davvero mi sento di ringraziare suor Tina che più di tutti ha voluto che ancora una volta fossimo suoi ospiti, credo non soltanto per l'aiuto che abbiamo dato, che comunque è sempre poca cosa, ma forse anche per farci capire l'importanza di donarsi agli altri e di costruire la propria vita secondo il Vangelo.
    Ripensando a quei momenti in cui avevamo diverse vedute su come organizzare la giornata, ho potuto constatare quanto conta nella missione che gli stessi operatori collaborino insieme e con armonia per capirsi e aiutarsi proprio come suor Tina ha fatto con noi.

Ricordo anche suor Angela per l'entusiasmo nella sua vocazione anche se lei forse negherà e dirà che sto esagerando, e Denada, che lasciava con un po' di amarezza la sua terra, la sua casa, madre, padre e fratelli per seguire la sua vocazione.

 

 

Infine vorrei ringraziare l'Associazione Gianluca Felici.

 

 

Sono davvero contento che, come Gruppo Missionario parrocchiale, abbiamo voluto essere di sostegno ai progetti che persegue e credo che potremmo fare di più, affinchè questa piccola luce di opere buone possa risplendere sempre tra le donne e gli uomini delle missioni che essa sostiene a lode e gloria di Dio nostro Padre.

Giacomo

 

 

 

 
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