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Data di lettura dati Server: 24-10-2017 - 02:38:32
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Sanità e dintorni, un viaggio su alcune patologie e su alcuni aspetti amministrativi del settore. Antonio Lucci
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
130 Otosclerosi Sanità e dintorni Antonio Lucci 03/2004 Apre eventuale link con Articolo 130 già pubblicato
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Nuova pagina 1

 

 

Iniziamo questo argomento con una spiegazione il più semplice possibile dell'anatomia e della fisiologia dell'orecchio e quindi dell'udito. Il suono, qualsiasi, non è altro che la propagazione attraverso un mezzo fisico ( aria, acqua, suolo ) di un'onda che equivale ad un addensamento di molecole del mezzo stesso, seguito da una rarefazione delle stesse molecole; questo susseguirsi di addensamento e rarefazione è l'onda che si trasmette per contiguità alle molecole vicine espandendosi in varie direzioni. La propagazione dell'onda raggiunge così anche il nostro orecchio che raccoglie e trasforma l'onda sonora in impulso nervoso e quindi in suono decifrabile dal nostro cervello. Tutto il processo viene definito "udito" ed avviene con la complicità di tutta una serie complicata e meravigliosa di ossicini, muscoli, nervi e liquidi biologici.

Ma andiamo per gradi ed iniziamo dall'orecchio esterno, ovvero dal padiglione auricolare che raccoglie come un vero e proprio imbuto, le onde sonore e le convoglia, attraverso il condotto uditivo esterno, fino alla membrana timpanica. Il timpano a questo punto risente delle onde sonore ed inizia a vibrare, trasmettendo le vibrazioni alla catena degli ossicini, ovvero un insieme di piccole ossa legate e concatenate tra loro in modo da trasmettere a loro volta le vibrazioni ai liquidi biologici. La catena degli ossicini è composta dal martello, dall'incudine e dalla staffa. L'insieme di questi ossicini con il muscolo stapedio ed il tensore del timpano, compongono l'orecchio medio. Oltre l'orecchio medio, e cioè oltre la staffa che si ancora alla "finestra ovale", vi è l'orecchio interno nel quale troviamo "l'organo del Corti" che si occupa della trasformazione delle onde sonore in impulsi nervosi che inviati poi al cervello, nell'area uditiva, ci permettono appunto di "sentire".

Detta anche “Otospongiosi “ si tratta di una patologia a carico dell’orecchio medio. L’inizio della malattia risale in genere all’età infantile ed è abbastanza insidioso, le prime manifestazioni di una certa gravità compaiono comunque più tardi: infatti, di solito in occasione di un raffreddore il ragazzo ma ancor più spesso la ragazza, in quanto il sesso femminile risulta il più colpito da questa malattia, lamenta una diminuzione dell’udito di solito in un solo orecchio con la comparsa anche di fastidiosi ronzii ed altri rumori a livello dell’orecchio stesso. Questa sordità in seguito si fa più grave e compare anche nell’altro orecchio, avendo la malattia raggiunto il suo stato, tanto che è solo in questo momento che di solito ci si rivolge al medico specialista (Otorinolaringoiatra ). L'esame otoscopico di solito risulta negativo mentre l'esame audiometrico evidenzia una sordità di "trasmissione" ovvero prodotta da quelle alterazioni a carico dell'orecchio medio.. La malattia, nel suo progredire, evidenzia delle fasi alternanti di aggravamento e relativa stazionarietà. La caratteristica secondo la quale sia il sesso femminile ad essere il più colpito da questa patologia è evidenziata dal fatto che le fasi di aggravamento corrispondono solitamente con il ciclo mestruale, la gravidanza, il parto e l'allattamento. La progressione della patologia è caratterizzata da un cambiamento del tipo di sordità prodotta, infatti, inizialmente avevamo una sordità di "trasmissione", ovvero i suoni meno percepiti erano quelli a bassa tonalità, mentre in seguito vengono interessate le alte tonalità, producendo anche una variazione all'esame audiometrico con il disegnarsi di una curva caratteristica che viene detta di tipo "misto". Per quanto riguarda la natura della sordità possiamo dire che alla base di tutto vi è un disturbo di tipo "distrofico", causato da una alterata nutrizione-irrorazione dell'osso, e precisamente dell'osso labirintico, da parte del sistema circolatorio. L'osso labirintico infatti, in alcuni punti subisce uno sviluppo irregolare, a volte esuberante, tanto da alterare i margini delle due sue "finestre", soprattutto quella ovale dove è posta la staffa che viene cosi bloccata nei suoi movimenti. In condizioni normali, la staffa compie dei movimenti a pistone proprio nella finestra ovale; se la finestra viene alterata nella sua forma, la staffa è impossibilitata al movimento e quindi alla trasmissione dell'onda sonora attraverso la catena degli ossicini. E' quindi noto il meccanismo alla base di questa patologia ma sono ancora assolutamente sconosciute le cause. Sono state avanzate solo ipotesi come quella ereditaria, metabolica, endocrina, ma senza che queste possano essere considerate valide in senso assoluto.

Dal punto di vista del trattamento inoltre possiamo dire che risulta abbastanza complesso e che deve essere valutato naturalmente caso per caso; non esistendo comunque una vera e propria profilassi o prevenzione, una volta che la malattia è comparsa deve essere seguita attentamente. I trattamenti suggeriti durante l'evoluzione fino allo "stato" della malattia possono essere di solito dei rimedi palliativi, in quanto la patologia segue comunque il suo decorso gravativo ed il trattamento chirurgico può quindi essere alla lunga risolutivo. L'intervento consiste essenzialmente nel ripristinare una situazione che è andata persa, ovvero la mobilizzazione della staffa nella finestra ovale.

 

                                                        ... alla prossima!

                                                                  Antonio Lucci

 

 

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