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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
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129 ITALO SVEVO Pillole di letteratura Antonio Timoni 09/2005 Apre eventuale link con Articolo 129 già pubblicato
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Italo Svevo - Biografia

 

Italo Svevo pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861 – Motta di Livenza 1928), non fu un letterato di professione, ma, pur esercitando varie attività di ordine pratico, nutrì un amore profondo e tenace per l’arte narrativa. La sorte di questo scrittore fu davvero singolare, tanto che nel 1892 pubblicò il suo primo romanzo “Una vita”, che fu ignorato dalla critica e dalla gente; nel 1898 pubblicò il suo secondo romanzo “Senilità”, che passò anch’esso ugualmente inosservato.

I protagonisti dei due romanzi erano due inetti che tuttavia non sapevano rendersi conto della loro pochezza e preferivano vivere nell’illusione e nel sogno, piuttosto che nella realtà fino a quando l’inevitabile impatto con la realtà stessa, fu per loro traumatizzante. Certo anche Svevo polemizzava  nei confronti dei pregiudizi della società, ma questa polemica non era il desiderio di fuga dalla realtà, ma aggressione della società seppur mai frontale, ma attraverso l’arma sottile dell’ironia. E’ fuori discussione che l’opera di Svevo era nuova e rompeva  con la tradizione classica, purtroppo questi insuccessi, lo portarono con molta amarezza, ad abbandonare le lettere per dedicarsi alla ditta di famiglia; questo silenzio

durò vent’anni, ma nel frattempo la sua visione si andò allargando, fino a maturare il sentimento della vita intesa

come malattia. Quando però nel 1923, apparve il suo terzo romanzo “La Coscienza di Zeno”, anch’esso all’inizio

accolto dal consueto silenzio, lo scrittore questa volta reagì con veemenza, tanto da rivolgersi a Joyce, scrittore irlandese conosciuto proprio a Trieste, che mandò il suo romanzo ai maggiori critici, tanto che in Francia ebbe un successo trionfale. Affermatosi in seguito anche in Italia, dove fu pubblicato “L’omaggio a Svevo” sulla rivista “L’Esame” a mano di Eugenio Montale, Svevo divenne ben presto famoso e molti illustri critici stranieri  scoprirono così in lui un precursore dei romanzieri psicanalitici, tipo Proust e lo additarono come l’iniziatore del romanzo moderno.

Esplose allora “il caso Svevo”, negletto per un quarantennio, improvvisamente fu proclamato il padre della letteratura moderna e maestro del nostro secolo. In effetti Svevo si pose sul solco di Proust, Mann e dello stesso Joyce, intendendo la letteratura come letteratura di memoria, monologo interiore e scavo psicologico sulla lezione di Freud; egli rifiuta inoltre la mitizzazione del super uomo dannunziano di cui invece preferisce, come già detto, analizzare il tormento spirituale e l’intima desolazione. Nel 1927 quindi fu pubblicata la novella “Vino generoso” e nel 1928 la raccolta di racconti ”Una burla riuscita”, ma purtroppo nello stesso anno Svevo morì tragicamente per un incidente automobilistico, non tralasciando il fatto che anche  la morte della sorella Amalia, a cui era molto legato, gli avevano provocato già un crollo della sua esistenza, relegandolo in una terribile angoscia e una triste solitudine.

Vissuto sempre nell’ambiente letterario triestino, fu più attratto dalle culture slave e germaniche che non da quella italiana, rimasta ai margini dei suoi interessi.

Una raccolta di novelle, dal titolo “Corto viaggio sentimentale”, fu pubblicata nel 1949 dopo la sua morte, così come “Saggi e pagine sparse” nel 1954 e le “Commedie” nel 1960.

 

 A cura di: Antonio Timoni

 
 
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