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Rubrica che illustra, attraverso piccole pillole, alcuni dei più illustri letterati italiani, biografie e correnti letterali di pensiero. Antonio Timoni
IDTitolo ArticoloRubricaRedattore ArticoloLink
125 Ada Negri e la poesia tradizionale Pillole di letteratura Antonio Timoni 04/2006 Apre eventuale link con Articolo 125 già pubblicato
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Oltre al Decadentismo, si fa strada a partire dai primi del Novecento anche la poesia tradizionale, con liriche di buona fattura grazie a Francesco Gaeta, Vincenzo Gerace, Angelo Orvieto, Francesco Chiesa, Diego Valeri e soprattutto Ada Negri.
Ada Negri (Lodi 1870 - Milano 1945) di umilissime origini, studiò fra gli stenti e, conseguito il diploma di maestra, insegnò per lungo tempo nelle scuole elementari; ebbe la medaglia d’oro dei benemeriti dell’educazione nazionale e dal 1940 fece parte dell’Accademia d’Italia.
La scrittrice riuscì ad imporsi nell’ambiente letterario e presso il pubblico, collaborando con numerosi quotidiani e riviste ed esordì con poesie di forma tradizionale e di ispirazione umanitaria e femminista come “Fatalità” (1892), “Tempesta” (1894), “Esilio” (1914); in seguito scrisse versi di gusto dannunziano tra cui “Il libro di Mara” (1919), “I canti dell’isola” (1924); infine compose liriche che esprimevano con tono dimesso, una concezione cristiana della vita come “ Vespertina” (1930) e “Il dono” (1936).
Ada Negri si impegnò anche nella composizione di libri di prosa e tra questi vanno ricordati “Le Solitarie” (1917), “Stella mattutina” (1921) un romanzo autobiografico e forse il migliore e “Sorelle” (1929) dove la scrittrice narra una fanciullezza dolorosa e descrive umili interni e umane solitudini.
Poetessa e scrittrice di viva ispirazione, Ada Negri prediligeva tre temi fondamentali: la natura, l’amore e la maternità. Al suo esordio, come già accennato, divenne subito nota per alcune liriche di intonazione sociale, ricche di umanità e di passione che dimostrarono il suo animo nobile; in seguito le sue opere apparsero sicuramente più mature, più limpide e perfette trovando accenti sereni e forme più armoniose. Nei suoi scritti riecheggiano tutti i motivi letterari dal secondo ‘800 in poi, ma non cambiano la sostanza delle sue esperienze umane, dei suoi dolorosi interrogativi sul significato della vita e della sua intima partecipazione alle sofferenze degli umili.



A cura di: ANTONIO TIMONI


 

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