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Negli ultimi dieci anni è raddoppiato il numero degli studenti colpiti statisticamente dall’obesità. Alla riapertura delle scuole, i ragazzi del distretto scolastico newyorkese hanno trovato una bella sorpresa ad attenderli nei loro 1200 istituti: niente più leccornie come caramelle, brioches e patatine. Le nuove misure prevedono inoltre una riorganizzazione dei menù proposti nelle mense scolastiche: zuccheri, grassi e sale verranno drasticamente ridotti negli 800 mila pasti serviti quotidianamente. Anche pizza e gelato verranno proposti solo in versione dietetica. Certo, forse la merenda non sarà più un momento di svago per gli alunni, che dovranno seguire anche a pranzo una dieta ferrea, ma in compenso ci guadagneranno in salute. Per 7 esperti su 10 non ci sono dubbi: obesità e diseducazione alimentare si imparano a scuola. Sul banco degli imputati salgono quindi le mense scolastiche e le cattive abitudini alimentari apprese tra i banchi, dal primo anno di scuola, sino alla fine delle medie, un periodo durante il quale i bambini sembrano essere abbandonati a se stessi in fatto di alimentazione. Completamente dimenticate quelle che tutti gli esperti definiscono le sane abitudini alimentari: la prima colazione sparisce, o diventa troppo frettolosa e abbondante e lo spuntino di metà mattina, una volta fatto con alimenti naturali o quantomeno “controllati”, ora è del tutto sostituito da continui spuntini. Insomma, a scuola si ingrassa: tra carenza di controlli, disinteresse o permissivismo da parte sia dei genitori, che degli insegnanti, a cominciare proprio dalle mense, considerate di livello non soddisfacente da sei esperti su dieci. I motivi? Scarsa attenzione e cura nella preparazione dei piatti, porzioni troppo grandi, igiene non sempre sufficiente ed eccessivo ricorso a piatti precotti o preconfezionati. La conclusione? Secondo gli esperti interpellati, non farebbe male un ritorno alle sane abitudini di una volta, alle merendine naturali o fatte in casa e soprattutto a un impegno nell'educazione alimentare da parte delle scuole e dei genitori, che potrebbero vigilare non solo su cosa i figli ingurgitano in casa e in classe, ma anche su cosa offrono le mense. Si stima che in Italia sono circa 2 milioni e 700 mila i bambini che mangiano a scuola. Oggi sono sempre più numerose le mense scolastiche che si stanno convertendo al "bio". Questo significa che sono sempre più in condizione di garantire cibi sicuri e di qualità, ma significa anche dare più spazio ai prodotti alimentari di stagione e a quelli della tradizione locale. In Italia, le Regioni più avanti in questa tendenza, secondo alcune indagini, sono l'Emilia Romagna, seguita da Veneto, Friuli, Lombardia e Toscana.

a cura di:   Nimue

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