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Siamo nell’atmosfera serenamente rarefatta della Valle Reatina con intorno i Monti Sabini. Coltivata in pianura , destinata agli ulivi la collina, solo in parte industrializzata (la fascia tra Rieti e Cittàducale), questa terra conserva soprattutto testimonianze francescane che ne stanno a confermare, la semplicità e l’aria diversa. S. Francesco, infatti, scelse a dimora questi angoli di paradiso, conservatisi intatti da quando sembra gli suggerirono il Cantico delle Creature. Lo testimoniano quattro santuari (i più importanti sono Greccio e Fonte Colombo) che stanno a ricordare altrettanti momenti importanti della vita del Santo. A fare da contrappunto, infine, alla silenziosità di questi posti, ci pensa il Terminillo, la “montagna dei Romani” affollatissima d’inverno dagli sciatori e d’estate dagli amanti delle escursioni.
Capoluogo di provincia, Rieti e il suo territorio anticipano in terra laziale la dolcezza umbra; centro agricolo, commerciale e industriale, si trova alle pendici del Terminillo lungo le rive del Velino. Antica capitale dei Sabini e poi possedimento romano, Rieti fu patria degli imperatori Flavi; nel 271 a.C. la zona fu bonificata deviando le acque del Velino nel fiume Nera e dando origine alla Cascata delle Marmore. Alla fine del XII sec., la città passò alla Santa Sede e tranne il breve periodo in cui fu sotto il dominio del re di Napoli, rimase alla Chiesa. Dopo l’annessione all’Italia, fece parte dell’Umbria e dal 1923 fa parte del Lazio. La città, di carattere medievale, conserva ancora la cinta muraria duecentesca rinforzata da torrioni; di epoca romana resta parte del ponte sul Velino e i resti del viadotto che oltrepassava il fiume a sud di Rieti. La porta Cintia, immette nell’omonima strada che fiancheggia il Palazzo Vescovile (1283) che ha sulla facciata due ampi archi che sostengono un’artistica loggia, mentre l’interno è occupato dalle volte del Vescovato; grandioso il portico a due navate con archi gotici. Dal palazzo si distacca l’Arco del Vescovo, imponente cavalcavia con due volte a crociera, voluto da Bonifacio VIII.
Percorrendo la via Cintia dove s’innalza il cinquecentesco Palazzo Vicentini, si raggiunge la piazza della Beata Colomba con la chiesa di S. Domenico del XIII sec. (ora destinata a uso militare). In piazza Mazzini si trova la chiesa di S. Agostino, eretta nel XII sec., ma rimaneggiata nel XVIII se. e recentemente restaurata. Esempio di urbanistica medievale, è il complesso delle tre piazze (Vittori, Battisti e Vittorio Emanuele) che servono i monumenti principali (duomo, prefettura, palazzo comunale). Il Duomo (XII-XIII sec.) di medioevale conserva la cripta, a nove piccole navate su colonne ed il campanile collegato al duomo da un portico rinascimentale; nel Battistero ha sede il Museo del Tesoro del Duomo con oggetti sacri provenienti da varie chiese del territorio. Il Palazzo della prefettura ha una loggia a due piani (1596), aperta su di un piccolo giardino da cui si ha una bella visuale sui tetti della città. Il Palazzo Comunale (prospetto del 1748), ospita il Museo Civico nel quale si conservano numerosi reperti archeologici e opere dal Medioevo al XIX sec. Lungo la via Garibaldi si trovano tipiche case e il Teatro Vespasiano Flavio (1854). Rieti è il centro geografico d’Italia e la capitale delle anomalie; qui ci sono correnti ascensionali uniche al mondo e perciò vengono a volarci con gli alianti; qui c’è un’aria così fresca che nelle sere d’estate per uscire ci vuole il maglioncino sulle spalle; è l’unico capoluogo di provincia che non è collegato al suo capoluogo di regione né dalla ferrovia né dall’autostrada e per andare a Roma bisogna usare la via Salaria.
Da Rieti s’imbocca la statale 4/bis che in 21 Km. porta al Terminillo, la cima più alta dei monti Reatini (m. 2216), che ha favorito, per l’abbondante innevamento, lo sviluppo di centri attrezzati per lo sci, utilizzati anche per la villeggiatura estiva. Località principali sono Pian de’ Valli e Campoforogna; le piste da sci hanno un’estensione di circa 40 Km. e sono servite da vari impianti di risalita. Si può salire al Terminillo anche con la funivia da Pian de’ Valli a 1860 m., poi a piedi (o con la seggiovia da Campoforogna) sino al rifugio M. Rinaldi in vetta al Terminilletto (m. 2108), da cui si ha un panorama stupendo; ottima è la cucina, basata su piatti tipici della Sabina.
Ripresa la strada, a 5 Km. si perviene ai 2000 m. di Sella di Leonessa passando da un paesaggio brullo, a rigogliose faggete e infine dopo 18 Km. si scende a Leonessa (m. 969), fondata nel 1228; è un’antica e graziosa cittadina, posta al limite del Piano di Ripa, ai piedi del Monte Tilia. Località climatica, è luogo di villeggiatura estiva e invernale con il vicino Campo Stella, ottima pista da sci. Moderni alberghi, sorti nell’immediata periferia, permettono una buona ricettività turistica. L’abitato è attraversato per tutta la sua lunghezza da Corso S. Giuseppe da Leonessa, su cui si affacciano belle costruzioni come la Chiesa di S. Maria del Popolo (sec. XV), quella di S. Francesco, con un portale tardo-gotico in pietra rossa e la barocca S. Giuseppe. Sulla Piazza del Municipio, circondata da bei palazzi medievali con porticati, troviamo una fontana del ‘500 e la Chiesa di S. Pietro con un bel portale quattrocentesco, accompagnata da un campanile gotico. Leonessa fu molto danneggiata dal terremoto del 1979. Usciti da Leonessa, si percorre la statale 521 che supera il valico La Forca e sbocca nella statale 79 Ternana (25 Km.), dalla quale, dopo circa 3 Km., si può deviare al borgo medievale di Poggio Bustone (8 Km) Al di sopra del paese, a 818 m ci sono il Santuario delle rivelazioni con la chiesa e il convento francescano; più in alto ancora il romitorio e la grotta prediletta abitata dal Santo.
Dal piazzale dinanzi alla chiesa si gode lo splendido panorama di tutta la conca, del versante opposto e di uno dei laghi della pianura reatina. Da ricordare che a Poggio Bustone è nato anche uno dei più grandi cantautori italiani, Lucio Battisti.
Ritornati sulla Ternana, si rientra a Rieti in 10 Km, non prima però di aver deviato di nuovo verso i santuari francescani di Fonte colombo a 6 Km; A Greccio 19 Km; alla Foresta 6 Km che situati proprio ai bordi della conca reatina, detta anche Valle Santa, si trovano su quattro opposti punti cardinali. Detto del primo a Poggio Bustone, il secondo è La Foresta, il Santuario delle Laudi, dove appunto davanti al santuario troviamo un monumento bianchissimo, irto di figure gesticolanti; la visione è bella anche grazie al verde dell’incantevole valletta tra i monti, nella quale c’è la costruzione, all’apparenza un grosso casale, che accoglie tra le sue mura la chiesetta di S. Fabiano. Qui S. Francesco avrebbe tratto ispirazione per il “Cantico delle Creature”. A Greccio, sul versante opposto a quello di Poggio Bustone, sospeso sulla parete di una rupe, sorge il cosiddetto Santuario del presepe, molto conosciuto perché in esso, nel Natale del 1223, Francesco d’Assisi, di ritorno dalla Palestina, rievocò la Santa notte di Betlemme, dando così origine al presepe vivente che ogni anno viene allestito da queste parti. Quella notte la S. Messa fu celebrata da Frate Leone, mentre S. Francesco cantò il Vangelo davanti a una folla immensa; nacque così l’altra Betlemme, quella di Greccio. Una visita doverosa poi la meritano la cappella del Presepe, il refettorio, il dormitorio, la celletta di S. Francesco e la chiesina di S. Bonaventura. A circa due chilometri dal Santuario, sorge il centro di Greccio, arrampicato anch’esso su un ripido sperone. Il paese conserva ancora i resti dell’antico Castello di Giovanni Velita; troviamo poi la Parrocchiale di San Michele Arcangelo e la Chiesa della Madonna del Giglio, ricca di stucchi e di decorazioni. Durante il periodo estivo, Greccio si ripopola grazie anche alla presenza della sorgente di Fonte Lupetta, detta “La Francescanina”, le cui acque sono conosciute non solo per la loro freschezza, ma sembra anche per le proprietà medicamentose.
Posto a sud di Rieti invece, in zona impervia e ancora quasi selvaggia, troviamo Fonte Colombo; protetta da boschi e aperta dove gli alberi lo permettono, alla visione della città, della piana e del Terminillo. Qui c’è il Santuario della “regola”, perché nel Sacro Speco, nel 1223, il Santo aveva dettato a frate Leone le regole dell’ordine francescano. Alle primitive strutture, si sono poi aggiunte chiese e cappelle, ma questo non ha cambiato lo scenario e si apprezza ancora il significato del silenzio. Suggestive leggende aleggiano intorno alla figura di S. Francesco e qui a Fonte Colombo, sembra che gli uccelli tacciano dal giorno in cui il Santo, disturbato nelle sue meditazioni, li pregò di non cantare.
Termina così, con il rientro definitivo a Rieti, questo itinerario che ha unito posti di pura bellezza paesaggistica, a luoghi di spirito, augurandomi di aver destato in voi quell’interesse che ho provato io, alcuni anni fa, nell’effettuarlo. CURIOSITA’ E GASTRONOMIAGASTRONOMIA : farina, pane casereccio, prosciutto, porchetta, pecorino, cacciagione, tartufi, olio, nociata, pizza pasqualina (dolci). ENOLOGIA : Rosso Barbera, Pormonte e vini locali. ARTIGIANATO : Tessuti a mano, lane, ferri e rami battuti, vimini, lavori in legno (botticelle, ciotole, matterelli e “chitarre” per tagliare la pasta). ANTONIO TIMONI
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