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Centoquattro voli internazionali, un milione e 200 mila km: il Papa globe-trotter sulle orme di Pietro. Ovunque, meno che in Russia e in Cina. Viaggiatore instancabile, pastore del gregge mondiale, Papa globe-trotter: questi sono alcuni degli appellativi che Giovanni Paolo II ha collezionato durante il suo lungo pontificato.
È il viaggio dei viaggi, tanto atteso sin dall'inizio del suo pontificato. "Nazaret, Betlemme, Gerusalemme. Finora ho viaggiato attraverso il mondo, ma alla fine si deve arrivare nei luoghi sacri, nella terra di Gesu" ha detto ai giornalisti nel 1994, spiegando le sue intenzioni. Non si sottrae ai “mea culpa”: Wojtyla ammette apertamente che è stato l'odio cristiano ad alimentare l'antisemitismo. Il Papa ha fortemente voluto il riconoscimento vaticano dello stato d'Israele come segno di gioia per la patria ritrovata dal 'popolo errante'. Ma in Terra Santa c'è anche un altro popolo che non ha ancora una casa e da quarant'anni vaga nel deserto, preda della disperazione e del terrorismo. Un altro popolo in schiavitù che attende la sua terra promessa, i palestinesi e anche per loro il Papa spenderà indimenticabili parole. E poi ancora, nel 1987 in Sud America, per quello che sarà uno dei viaggi più lunghi in Uruguay, Cile e Argentina e nel novembre 1986 in Estremo Oriente (Bangladesh, Singapore, Figi, Nuova Zelanda, Australia e Seychelles).
I viaggi internazionali sono stati in media quattro all'anno. L'hanno portato a visitare ben 38 paesi dell'area europea (persino nel Liechtenstein, in Armenia, a Malta e nel vicino San Marino). Ha viaggiato in lungo e in largo per 28 stati americani, dal Canada al Venezuela, dagli Stati Uniti all'Argentina. È stato 12 volte in Africa, 7 in Asia e Oceania.
Ha potuto visitare Paesi che gli restarono a lungo proibiti: la Cecoslovacchia (vi andò nell'aprile del 1990, appena caduto il muro), l'Albania (1993), la Lituania, la Lettonia e l'Estonia (1993), l'Africa del Sud (1995), Sarajevo (1997) e Beirut (1997). Solo la Russia e la Cina hanno sempre proibito al Papa di entrare nei loro confini. Un esempio non seguito da Fidel Castro, che nel 1998 abbracciò il Papa a L'Avana in una delle visite più importanti e seguite del suo pontificato. A cura di: Elisabetta Darsi |
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