Credo che non ci siano esseri "spirituali" più popolari degli angeli !

Siamo abituati, infatti, fin da piccoli a pensare agli angeli come a dei nostri protettori che ci seguono e, in modo molto discreto, ci consigliano e ci sostengono nelle difficoltà della vita. Questo è, appunto,  l'angelo custode. E' sempre un angelo quello che favorirebbe l'esperienza più strabiliante della nostra vita sentimentale, cioè l'innamoramento; lo abbiamo chiamato Cupìdo.

Ma chi sono gli angeli?  Da dove hanno origine e fondamento le loro capacità e le loro caratteristiche?

 

Diciamo subito che, anche se con sfumature e con racconti diversi, le tre grandi religioni monoteiste (ebraismo, cristianesimo e islam) sono concordi nel riconoscere agli angeli un preciso "status": Dio non si sarebbe limitato a creare il nostro mondo visibile e materiale del quale l'uomo è posto al vertice, ma avrebbe creato anche altri esseri non materiali, la cui natura sarebbe "puro spirito", immortali per il fatto che lo spirito è immortale. Essi hanno intelligenza e volontà, quindi sono creature "personali". Per il fatto di vivere sempre al cospetto di Dio, essi superano in perfezione tutte le creature visibili. Tali esseri spirituali sono stati da noi chiamati "angeli" (dal greco ànghelos, che traduce l'ebraico mal'akh) che significa "messaggero", "inviato".

Ecco allora perché noi conosciamo gli angeli: perché essi sono messaggeri, inviati di Dio. A noi mortali non è possibile né vedere né ascoltare le parole di Dio, quindi Egli invia i suoi angeli per rivelarci la Sua volontà ed i Suoi disegni. Secondo la tradizione ebraico-cristiana, per il fatto che gli angeli "sono sempre al cospetto del Padre che è nei cieli", essi sono "potenti esecutori dei Suoi comandi, pronti alla voce della Sua parola".

Lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica dice:

"Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, proteggono Lot, salvano Agar e il suo bambino, trattengono la mano di Abramo, la Legge viene comunicata per mezzo degli angeli, essi guidano il Popolo di Dio, annunciano nascite e vocazioni, assistono i profeti. Infine è l'angelo Gabriele che annuncia la nascita di Giovanni Battista e quella dello stesso Gesù. Essi proteggono l'infanzia di Gesù, servono Gesù nel deserto, lo confortano durante l'agonia. Sono ancora gli angeli che annunciano la Buona Novella della Incarnazione (nella notte del  Natale) e della Resurrezione di Cristo (nella mattina di Pasqua) . Al ritorno di Cristo essi saranno là, al servizio del Suo giudizio."

 

La Bibbia, fra le numerosissime citazioni di interventi di angeli nella storia umana, nomina espressamente tre angeli dando loro anche un nome personale: Gabriele, Michele e Raffaele. Dato che nell'usanza semitica il nome veniva imposto non per semplici gusti personali (come più o meno facciamo noi oggi), ma per il significato intrinseco della parola, vale la pena fare la conoscenza un po' più da vicino con questi tre angeli.

Il nome Gabriele letteralmente significa "uomo di Dio". Nella Bibbia l'angelo Gabriele lo incontriamo per la prima volta nel libro di Daniele dove rivela a Daniele il tempo della redenzione del Popolo, schiavo a Babilonia. Lo incontriamo poi nel vangelo di Luca quando annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista, e quando annuncia a Maria il concepimento verginale e la nascita di Gesù. 

Il nome Michele significa "chi è come Dio?". Nella Bibbia lo incontriamo come angelo protettore del Popolo di Dio in particolare nel libro di Daniele, dove favorisce la liberazione dalla schiavitù, e nel libro dell'Apocalisse come l'angelo che combatte contro il drago per salvare la donna che aveva appena partorito (la lotta simbolica tra Satana e Cristo, tra il male ed il bene). 

Il nome Raffaele, infine, significa "medicina di Dio". L'angelo Raffaele viene nominato nel libro di Tobia dove assiste e consiglia Tobia e Sara per farli uscire da una triste situazione umana che sembrava senza sbocco.

La tradizione cristiana avrebbe anche suddiviso, con molta fantasia, gli angeli in "cori" (angeli, arcangeli, serafini, cherubini,...).

Anche la tradizione islamica è molto salda sul conto dell'esistenza degli angeli e sulle loro prerogative; d'altra parte non potrebbe essere altrimenti, visto che molti dei fatti raccontati nella Bibbia sono anche riportati nel Corano. Ma nell'Islam l'azione degli angeli prosegue anche nei confronti di Maometto: sono stati gli angeli a condurre Maometto sulla spianata del tempio di Gerusalemme e, da lì, in paradiso fino "al settimo cielo" per ricevere il Corano (cioè la parola di Allah); egli avrebbe poi ricevuto dall'angelo Gabriele l'ordine di cominciare la predicazione del nuovo credo; era sempre l'angelo a suggerire a Maometto la parola di Allah da predicare ai nuovi fedeli.

A questo punto, dopo aver fatto tutta una poderosa carrellata sulle tradizioni religiose riguardanti gli angeli, ci possiamo porre una domanda: l'angelologia biblica non andrebbe forse interpretata come un modo di esprimere, nelle forme proprie della mentalità e della cultura religiosa dell'epoca, la fede nell'intervento provvidenziale e molteplice di Dio a favore dell'uomo?  In altre parole, forse abbiamo "antropomorfizzato" (abbiamo "umanizzato") alcune delle caratteristiche proprie di Dio: è Dio che ispira, che suggerisce, che rivela, che aiuta, che assiste, che dà coraggio, che custodisce; Dio non ha bisogno di messaggeri o di intermediari a tempo pieno: è ben capace di fare le cose da sé!  Alla parola "angelo" possiamo allora tranquillamente sostituire la parola "Dio".

Scusatemi se in quest'ultimo capoverso ho demolito le credenze e le tradizioni tanto care a molti di noi. Ho solamente voluto mettere la pulce nell'orecchio....

                                                                                                            Paolo